
ATTENZIONE: contiene pareri personali
Sì, hai letto bene: vera palla. La nuova serie tv di
Alan Ball, il geniale creatore di quella che per me è la miglior serie tv mai prodotta, e cioè
Six Feet Under, è di una noia mortale.
Personalmente credo di aver sperimentato il più grande divario aspettative-risultato della mia carriera di consumatore d’intrattenimento.
Un autore che am(av)o, un network che amo (HBO), un tema horror -il vampirismo- che non mi fa impazzire eccezion fatta per le sue rivisitazioni (come in questo caso), un battage pubblicitario da urlo (vedi sopra la “reclame” della
Tru Blood, la bevanda giapponese che simula il sangue umano e permette così ai vampiri di non morderci sul collo), una metafora sociale interessante (integrazione dei vampiri, razzismo, vampiri buoni – vampiri cattivi, pro e contro) e una location altrettanto accattivante (la Louisiana degli ex-schiavi di colore)…insomma, sono arrivato gasatissimo fino addirittura alla sigla, che è stupenda con quelle immagini disturbanti da docu-fiction e il southern blues ubriaco…e poi? poi che è successo?
Niente. Non è successo proprio niente.
True Blood
NON è la storia del tenebroso
Bill, vampiro che ha rinunciato (per sempre?) al sangue umano grazie alla provvidenziale bevanda e ci tiene a far parte dei “buoni” per ottenere la definitiva integrazione sociale, e
Sookie (cacchio, hanno riadattato il Moe simpsoniano in Boe, per la Paquin non potevano trovare un nome un po’ meno da pornazzo da caserma della ediperiodici?) vergine (per sempre?) e telepate (ma non coi colleghi -?!- e coi vampiri) che, ovviamente, si innamora di lui al primo sguardo (non al primo morso).
No. True Blood è la storia di Bill e Sookie
E di un tot di altri personaggi uno più inutile dell’altro, che non solo non portano avanti la storia ma sono di una piattezza e un macchiettismo così esasperante che mi sono dovuto forzatamente chiedere se Alan Ball l'ha fatto apposta per provocazione, ironia, stile o chissà cos’altro. Questo mi sono chiesto per i primi tre episodi finora andati in onda su Fox.
A metà del terzo, in realtà, ho smesso di chiedermelo e ho cominciato a rimpiangere il Bombolo dei tempi d’oro che prendeva ceffoni dar Monnezza esaurendo così brillantemente e compiutamente il suo character nell’economia della storia. Questa e molte altre divagazioni mentali (dal classico “devo fare la spesa domani?” al meno classico “come si chiamava quella città spagnola dove stefano ha fatto l’addio al celibato?”) hanno accompagnato la mia visione passiva dell’ep.03
Ma vediamone qualcuno, di questi personaggi.
La
miglior amica di Sookie è una ragazza:
nera, simbolo del razzismo americano del passato;
incazzata con tutto e con tutti, simbolo della reazione dei neri che non hanno mai accettato quel passato; con
madre alcolizzata, simbolo della sconfitta dei neri che non hanno mai accettato quel passato. L’intenzione è buona, e cioè inserire una ex-vittima del vecchio razzismo accanto a una vittima (Bill) del nuovo razzismo contro i vampiri. L’errore però è quello di esaurire l’argomento facendo pronunciare alla ragazza di colore un paio di varianti della frase “quello stronzo di vampiro in passato aveva gli schiavi, bastardo!” e dedicarle unicamente (e non poche) scene di incazzatura generica contro il suo ex-capo, il lavoro, i colleghi, i clienti del bar, gli uomini, le donne, gli animali, il governo, i matusa e chi più cliché ha più ne metta. Diomio. Cioè, quando Alan Ball ha descritto sinteticamente il suo character nella sinossi da girare ai produttori deve aver messo “lei è quella incazzata in generale” e poi gli sceneggiatori (cioè lui, finora), i registi, i produttori esecutivi, i direttori della fotografia, i montatori e gli attori l’hanno preso alla lettera.
Il
capo di Sookie è il proprietario del bar dove lei fa la cameriera, un bar che più si va avanti più somiglia grottescamente all’innocuo e inutile bar di Cin Cin (ci hanno piantato dentro mdp, operatori, macchinisti, luci, giraffe…e chi se ne va adesso? Provate a cacciarci, bastardi! Abbiamo ancora ore e ore da girare qua dentro! Uahahahahah!!!). Caratteristica del capo di Sookie è: innamorato di Sookie, non corrisposto. Strano che lei a questo biondino timido e represso preferisca il fichissimo, tenebrosissimo, affascinantissimo VAMPIRO che le ha salvato la vita, parla con voce baritonale e la limona senza morderla. Strano. Ok, poi il timidone si fa la nera incazzata, così per un pochino i due superano i rispettivi deficit comportamentali…per poi tornarci a bomba immediatamente dopo, con lui che abbandona lei senza neanche salutarla. Che timidone lui e che incazzamento lei!
Il
fratello di Sookie è un arrapato cronico. Non è una battuta. Il suo character è: chiava qualunque cosa femminile
respiri (che in una serie tv non son cessoni, comunque). Che respiri, però, perchè lui odia i non-respiranti vampiri. Razzista. Ovviamente è grezzo e stupidotto (ma nessun Monnezza irrompe nell’inquadratura a tirargli ceffoni sulla nuca…ma sto divagando). Tra l’altro, volendo fare il precisino rompicoglioni, mi pare comunque poco definito in fatto di gusti sessuali e quindi, essendo il sesso estremo la sua unica vocazione e caratteristica, poco credibile: passa infatti da attivo a passivo con lo stesso entusiasmo e trasporto. Cioè, le donne o le meni o ti menano, no? Queste son le regole, cazzo.
E per finire (no, scherzo, in realtà ci sono altri personaggi inutili come la
nonna di Sookie: ciccia e buona) c’è anche il
nero gay che, indovinate?, è nero ed è gay. Fossi nero e/o gay mi incazzerei. Aridatece il David Fisher di Six Feet Under!!!
Ah, dimenticavo: spaccia droga.
L’unico spunto che salvo è LO spunto della serie: i vampiri e la loro integrazione. Pèccato che ciò occupi un timido 15% del plot dei singoli episodi e che, soprattutto, i vampiri di fatto si vedano (e facciano) ben poco tra loro e tra gli umani…che sono le uniche parti DAVVERO interessanti e riuscite, sia dal punto di vista estetico che contenutistico! E durano pochissimo! Ma siamo matti?! E qualcuno mi aveva pure detto che era
troppo splatter...
Mi sembra di essere nonno simpson al corso di mangiatori di arance con l’insegnante che inizia a parlare con la sua arancia ben in mostra sulla cattedra e lui che gli urla: mangia quella maledetta arancia!!!
Vuoi centellinare le informazioni, dosare le scene horror, non esagerare con l’azione… d’accordissimo. Ne hai di episodi da riempire, per carità. Ma non si satura di cazzate tutto quello che non è il plot principale, il cuore della storia, l’anima della tua idea. Non si fa, non si fa. Che poi si perdono spettatori.
Fondamentalmente potrei riassumere il problema di True Blood in due parole: TONO INDECISO. Vorrebbe (forse) stemperare l’horror con l’ironia, ma non fa ridere nè paura. Dare profondità ai personaggi, ma rasentano Bombolo (senza far ridere). Sviscerare temi sociali tosti, ma non va oltre il “piove, governo ladro”. Parlare di vampiri, ma si vedono e fanno pochissimo.
Ultima cosa: dialoghi brutti.
Concludendo: a meno che la serie non decolli letteralmente stasera col quarto episodio, credo che la mollerò.
Certo che non decollare nelle prime 3 (tre) ore dei primi 3 (tre) episodi di una serie tv tanto lanciata e stra-prodotta non è bello…
Boh…Forse sbaglio io, forse sto invecchiando, forse voglio la mente piena di concetti profondissimi e gli occhi ubriachi di scene da urlo.
Come con Six Feet Under, insomma. Alan Ball, voglio ricordarti così.