
Ho sempre detestato le mezze tinte, i colori incerti, il né carne né pesce.
Il (non)colore che odiavo più di ogni altro (e forse più di ogni altra cosa al mondo) era il grigio. Che cazzo di colore è? E' un colore senza identità, indefinibile, irritante. Quanti grigi esistono? Non è nero, non è bianco. Peggio: più è scuro più assomiglia al nero, più è chiaro più si avvicina al bianco...senza essere né l'uno né l'altro.
Ho sempre amato il nero e, con gli anni, ho scoperto di avere una cotta importante anche per il bianco. Da ggiovane per me esisteva solo il nero, dalle t-shirt ai jeans alla copertina del 5° album dei Metallica. Il bianco era il male. Da post-trentenne ho invece rivalutato quel mix di tutti i colori dell'arcobaleno. Avete mai visto una Murcielago bianca?
Che belle definizioni che hanno il Bianco e il Nero: la somma di tutti i colori e l'assenza totale dei medesimi. (so che il mio blog è letto quasi solo da professionisti o aspiranti professionisti del fumetto pronti a contraddire tecnicamente quello che ho appena scritto, ma passatemi la licenza poetica, per favore)
Il grigio non ha mai avuto una definizione precisa. Non ha identità. Non è catalogabile, collocabile, etichettabile, paragonabile a. E rileggendo questi aggettivi mi stupisco che io l'abbia sempre ripudiato, anzi nemmeno considerato, come colore, come emozione, come ipotesi.
Perché ora, inizio anno 2011, il GRIGIO è il colore che più mi affascina.
Ora, anni 36 e 1/2, GRIGIO è il mio stato d'animo, il mio modo di agire, il mio modo di pensare, il mio modo di essere. Non sono più né bianco né nero. Non sono più etichettabile. Vivo il presente con tutte le sue varianti, adattandomi ad ogni sfumatura. A volte tende al nero, a volte tende al bianco. Chissenfrega. Il grigio è il colore più bello del mondo.
