Antichrist di Lars Von Trier. Un film brutto non interessa a nessuno, un film bello non crea dibattito. Di entrambi i tipi ci si dimentica presto. Accodandomi a tutta la critica nazionale e internazionale anch’io declamo: o lo ami o lo odi. Io lo amo, come (quasi) tutte le opere del danese ex-dogmatico (la serie tv “The Kingdom” su tutte). Lo amo per la sua provocazione, i ralenti estremi nel bosco, la volpe parlante, la violenza shockante, uno stile personalissimo che si rinnova di film in film.Il Maestro di Nodi di Massimo Carlotto. Ogni tanto un Carlotto me lo devo leggere, per rinfrancar lo spirito tra un enigma e l’altro e ricordarmi il valore della sintesi vs. lo scriversi addosso. Ritmo impressionante e trama impeccabile per una tematica abusata (sadomaso/snuff) ma qui talmente approfondita nelle logiche così perverse e così umane di vittime e carnefici da farti impazzire. Uno dei migliori romanzi brevi della serie dell’Alligatore. Da sbranare in un colpo solo.
Manioka di Nkodem. Secondo lo schema narrativo cajelliano a pesca, dove la polpa rappresenta lo stile e il nocciolo la trama, questo graphic-novel alternativ-francese è un cocomero di 12 kili con un unico semino al centro.
30 Rock di Tina Fey. Divenuta celebre per l’imitazione di Sarah Palin al Saturday Night Live, Tina Fey crea e interpreta una sit-com al fulmicotone ambientata dietro le quinte di uno show alla Saturday Night. Mai avrei pensato di divorare con tanta ingordigia queste prime due stagioni. E mai avrei pensato di inchinarmi davanti al talento comico di Alec Baldwin, qui in veste d’archetipo dell'uomo-marketing.
Atomic Robo di Clevinger/Wegener. Un robot con coscienza propria creato da Tesla che combatte il Male nelle sue forme più fiche (scienziati pazzi nazisti, piramidi semoventi, mummie viventi, insettoni giganti…), con le armi più fiche (bombe, mitra, pugni…) e coi mezzi più fichi (aerei, jeep, carri armati…). Dialoghi spassosissimi, ritmo indiavolato, grafica godibilissima. Spero solo che alcuni nodi lasciati platealmente in sospeso in questo primo volume vengano assolutamente al pettine nel prossimo.
Come una bestia feroce di Ed Bunker. Questo è realismo. Questo è crimine. Questo è scrivere.
San Valentino di Sangue 3D di Qualcuno. Nel 1895 in una fiera di Parigi veniva proiettata l’immagine in movimento di un treno che arriva in stazione. Gli spettatori presenti scappavano terrorizzati all’idea di esser travolti da quella locomotiva. Ci vollero 7 anni per associare quelle magiche e innovative immagini in movimento a una storia di astronauti che sbarcano sulla luna. Quanto ci vorrà ora per associare queste desuete immagini 3D a una trama?
21st Century Breakdown dei Green Day. Li seguo da quando li vidi dal vivo al Bloom di Mezzago dalle mie parti nel ’94: 3 ore di concerto, 300 persone, un pogo costante e irrefrenabile, uno dei concerti più belli della mia vita. Tre mesi dopo erano al Forum di Assago (MI) causa singolo “Basket Case”: 1 ora di concerto, 15mila persone, altro non so perché non c’ero. Qualcosa era cambiato, ma non ho mai smesso di ascoltare i loro dischi, tra alti e bassi. E dopo lo splendido “American Idiot” arriva quest’ultimo concept-album che non esito a definire perfetto per produzione, sound, songwriting.
Seven Brothers di Ennis/Kang, soggetto di John Woo. Il primo vero blockbuster a fumetti! Manca solo l’audio delle esplosioni, degli spari e dei mostri che fanno a botte. Usa e getta ma, ragazzi, che bella mezz’ora che ho passato.
Vincere di Marco Bellocchio. Il 90% degli spettatori si aspettava la nota biografia del duce e invece è solo la semi-nota storia di Ida Dalser e Benito Albino, ossia sua moglie e figlio segreti e segregati fino alla follia e alla morte. Che è solo il miglior modo per dipingere arroganza, ferocia, menefreghismo e potere mediatico del pelatone che fu.











