lunedì 12 maggio 2008

IRON MAN


Meglio ROBOCOP.

Più Violento.
Più Degradato.
Più Splatter.
Più Metallico.
Più Umano.


"Vivo o morto tu verrai con me."

sabato 10 maggio 2008

IL MANGIATORE DI PALLE

Quale modo migliore per cominciare il week-end?
Autori/Attori/Responsabili dell’opera sono i Boccanfuso Bros & Friend.
eMa Boccans nella parte del maniaco: se gli andrà male come disegnatore di fumetti, ha già un futuro spianato come cattivo nei film di Rob Zombie.

Enjoy the balls!

venerdì 9 maggio 2008

COMEunCANE propaganda n°4

SABATO 10 MAGGIO (domani) ORE 15:00
FUMETTERIA ALASTOR
VIA VOLTA 15
MILANO
ALEX CRIPPA vs ALBERTO PONTICELLI: chi vincerà?
si accettano scommesse! (rigorosamente clandestine)
io sono un peso piuma, Alberto un peso medio.
io sono più agile, Alberto più potente.
io sono più scaltro, Alberto più arguto.
io Jackie Chan, Alberto Bruce Lee.
io scrivo, Alberto disegna.
intellettualmente ci annulliamo a vicenda.
non resta che la sfida a chi piscia più lontano.
anche se alla fine, ci scommetto, lo spareggio si giocherà a birra&salsiccia, come sempre.
UPDATE:
- pochi ma buoni sono intervenuti al nostro incontro (finito per ko tecnico dell'arbitro Filippo Mazzarella)
- ottimi i pasticcini, soprattutto i bigné con sopra il cacao
- Alastor è una fumetteria davvero fica, non lo dico perchè ci ha ospitato ma perchè è ampia, ha un'ottima scelta di titoli divisi per genere, non troppe action-figure e non troppe t-shirt, e i gestori sono professionali quanto simpatici. andateci!

mercoledì 7 maggio 2008

ITALIAN CAR: la mia top 11



FIAT 500: negli anni ’50 i costruttori di auto di tutto il mondo si chiesero come avessero fatto i progettisti della Fiat a concepire e realizzare una 4 posti così piccola, funzionante e pratica. La vera “auto del popolo” secoli prima delle attuali indiane da 1.000 euro. La prima city-car del mondo secoli prima della smart. L’attuale remake è un gioiello.




LAMBORGHINI MIURA: Bertone, 1966…avete letto bene, quest’auto fu disegnata da un certo Bertone più di 40 anni fa. La prima supercar moderna del mondo, 10 anni prima che si cominciasse a parlare di “auto moderna”. A conferma di ciò, uscirà sul mercato a breve la replica…identica.




ALFA ROMEO DUETTO: a metà dei favolosi anni ’60 il signor Pininfarina disegnò una cabrio italiana destinata a diventare uno status-symbol in America. Dustin Hoffman infatti dimostrò come un tappo con una bella auto potesse scopare come un riccio.




FERRARI DINO: progettata da Dino, il figlio di Enzo, agli inizi degli anni ’60 entrò in produzione nel ’69 dopo la sua morte. Reca il nome in suo onore. L’avvocato Agnelli ne fece costruire una a tre posti affiancati con guida, ovviamente, centrale.


LAMBORGHINI COUNTACH: e qui entriamo nella fantascienza. Complice, di nuovo, Bertone che o si faceva di qualcosa o era un genio o tutt’e due. In produzione dal ’74 al ’90, ma il prototipo fu presentato nel…’71! 5.000 cc, 12 cilindri, prestazioni al limite della legalità…un’auto cult immortale.



LANCIA DELTA: e intendo la prima serie (’79-’92). Icona italiana degli ’80, unica vettura nella storia ad aver vinto 6 titoli mondiali di rally consecutivi, dal ’87 al ’92. Vari modelli, ma la più bella resta l’ HF integrale 16v evoluzione.

FERRARI 288 GTO: una 328 (quella di Magnum P.I.) maggiorata. Può bastare? Super-esclusiva: solo 272 esemplari, prodotti e venduti tra ’84 e ’85. La seconda supercar nata a Maranello, dopo l’altrettanto stupenda 512 BB.

FERRARI ENZO FXX: evoluzione estrema della Enzo, solo per la pista, fatta su misura (in senso proprio fisico) dell’acquirente. Praticamente un'auto da formula 1. 29 esemplari prodotti nel 2005 + un trentesimo esclusivo per Schumy tutto nero. 1,8 milioni di dollari, da 0-100 kmh in meno di 2,5 sec, velocità max oltre i 400, limitata a 350…

LAMBORGHINI GALLARDO SUPERLEGGERA: evoluzione della Gallardo, la Lamborghini più veduta della storia, prodotta in 350 esemplari nel 2007. Interni e particolari della carrozzeria in fibra di carbonio per un totale di 1.400 kg. Praticamente come una Fiat Bravo sparata oltre i 315 all’ora…

ALFA ROMEO 8c COMPETIZIONE: v8 da 4.700 cc con trazione posteriore. Prodotta in 500 esemplari nel 2007, è uno dei più begli esempi di mix tra classico e contemporaneo. Da questa innovativa linea stanno derivando i futuri modelli della casa, a cominciare dall’imminente piccola Mi.To.




MASERATI GRAN TURISMO: Pininfarina, 2007. Lusso e potenza in un botto solo. Prestazioni (quasi) da supercar e confort da ammiraglia inglese. Soddisfa un po’ tutti, insomma…

KATENA

Il buon Werther dell’Edera mi obbliga a partecipare a questa catena di S.Antonio che si compone così:

1- indicare il Blog che vi ha nominato e linkarlo
2-inserire le regole di svolgimento
3-scrivere sei cose che vi piace fare
4-nominare altre sei persone che proseguano la catena
5-lasciare un commento sul blog dei sei bloggers prescelti

Dunque, le cose che mi piace fare:

1- andare in grossi cinema
2- scrivere sceneggiature
3- leggere fumetti belli
4- leggere libri brevi
5- pedalare in salita
6- giocare col gatto

I miei sei prescelti sono:

Cajelli (già vittima, quindi può essere esonerato), Dave R, Demetrio Bargellini, Desmov, Difforme, Riccardo Torti, Werner.

Abbiate pazienza, non dipende da me: è una cosa dello show-business.

sabato 3 maggio 2008

DREAM of CALIFORNICATION



Basta, ho deciso. Voglio essere come il duchovnyano HANK di Californication: sexy, alcolista, neworchese trapiantato a L.A., scrittore fallito e fancazzista ma con alle spalle un libro di successo che lo mantiene.

Al posto della Porsche Carrera scassata però voglio una Maserati Biturbo rossa dell'85, scassata.

giovedì 1 maggio 2008

FUMITO UEDA: de Arte Videoludica

ICO (Sony, '01)

SHADOW OF THE COLOSSUS (Sony ‘06)

Non posso definirmi un esperto di videogames, né dal punto di vista squisitamente ludico né dal punto di vista tecnicamente tecnico.

Ho un passato da discreto giocatore, qualche cotta importante e una relativamente breve esperienza professionale con la Kinder. In quei tre anni ho inventato e sceneggiato (sì, i videogiochi si sceneggiano) diverse VideoAttività, così li chiamano i videogiochi per bambini delle sorpresine dell’ovetto: praticamente delle mini-storie interattive coi personaggi Kinder, dove il collante narrativo tra un mini-platform e uno sparatutto è un adventure allo stato brado (prendi chiave > apri porta > ecc…).
A volte la “narrazione” è limitata alla presentazione dei personaggi-partecipanti e al finale dove i medesimi festeggiano (e solo gli eventuali “cattivi” perdono) per lasciare il più possibile spazio all’esperienza arcade (dalla corsa d’auto al puzzle al platform verticale, orizzontale, ecc…).
Così il giocatore minorenne non si annoia: gioca e non pensa.
Che è un po’ come dire: di un fumetto guardo solo le figure.

Machissenefrega.

Da quell’esperienza imparai una cosa: come in tutte le forme di intrattenimento, anche nei videogames la differenza la fa l’IDEA.
E visto che, a differenza delle altre forme di intrattenimento, nella sceneggiatura di un videogioco accanto alla colonna VIDEO e a quella AUDIO c’è una terza, magica, colonna denominata INTERATTIVITÀ, l’IDEA VINCENTE di un videogioco è un’IDEA LUDICA fondamentalmente.

In altre parole:
- un sistema di gioco SEMPLICE permette subito al giocatore di entrare nella parte e immergersi nel mondo da esplorare, in cui gareggiare, in cui sopravvivere, ecc… e gli permette anche di migliorare con l’evolversi della storia, della serie “più vado avanti, più imparo”.
- un sistema di gioco ORIGINALE crea curiosità nel giocatore e lo fidelizza fino alla fine, della serie “non mi stacco più dalla consolle finché non sconfiggo l’ultimo mostro”.

ICO: un ragazzino con le corna, ritenuto maledetto dal suo villaggio, viene imprigionato in un immenso castello su un’isola. Per uscirne si allea con una “fantasma”, una ragazza di luce anch’essa imprigionata nel castello, l’unica in grado di aprire dei portali. I loro nemici sono le “ombre”, esseri dalla forma incorporea che vogliono catturare lei. E qui sta la genialità: il game over arriva NON quando sei tu-giocatore a morire ma la tua compagna dall’intelligenza artificiale. Tu hai bisogno di lei e lei ha bisogno di te: tu senza aprire quei portali non avanzi, lei senza la tua difesa muore. Ed entrambi volete uscire da quell’incredibile e affascinante struttura deserta che è il castello. Quattro characters (ragazzo, tipa, ombre, “mostro” finale), uno scopo semplicissimo, un adventure di complessità crescente ma sempre logico e fattibile. E un’idea base originalissima. Il miglior videogioco della storia dell’umanità, per me. E dal packaging fichissimo.

SHADOW OF THE COLOSSUS: tu sei un cavaliere in una landa enorme e desolata e vuoi resuscitare la bella principessa in coma. L’unico modo per “rompere l’incantesimo” è distruggere quelle brutte e cattive divinità che dominano la landa. Ma per farlo devi uccidere le loro incarnazioni sulla terra: 16 bei Colossi sparsi per la landa, ognuno col suo punto debole da scoprire. I characters dei Giganti varrebbero da soli l’acquisto ma Colossus vince anche nel game-concept, e quindi vince alla grande. Semplicità assoluta: esplora il mondo, trova i Colossi, uccidili. Originalità di gioco: praticamente un “platform nel platform”, perché dopo aver esplorato il mondo e trovato il Colosso, devi letteralmente esplorare pure lui come un vero e proprio ambiente alla ricerca del suo o suoi punti deboli da infilzare con la tua spada. La cosa si complica splendidamente quando il Colosso vola o è acquatico… (ps: mi sono arenato a metà gioco ma mi ha ispirato il progetto “Gigantomakia”…ecco il motivo recondito di questo post)

Insomma, dopo il successo (di critica più che altro) di Ico, il team di quel geniaccio giapponese di Fumito Ueda aveva lavorato 4 anni al suo degno successore, Colossus, e ce l’ha fatta. Ma continuo a preferire Ico per l’incommensurabile bellezza dei suoi silenzi fatti di colombe che spiccano il volo e onde d’oceano che s’infrangono sulla spiaggia in lontananza mentre io mi scervello da ore per capire come raggiungere quella leva là in alto…ma non importa, non sto affatto perdendo il mio tempo.


LO SAPEVATE CHE: fu un idraulico italiano a salvare l’industria dei videogiochi a metà anni ’80? Stanchi marci di mono-pixel che sbattevano palline e scorrevano su strisce dritte, i giocatori stavano tornando a leggere dei gran libri…poi Nintendo ha inventato Mario Bros e siamo tornati (quasi) tutti a video-giocare!
Perché a intrattenerci, affascinarci, emozionarci, saranno sempre un PERSONAGGIO in cui identificarsi e una STORIA in cui perdersi.
(dedicato a Carlo Cordella)

mercoledì 30 aprile 2008

MERCATO FRANCESE del pesce

GIGANTOMAKIA: tavola di prova 1 (disegni e colori Desmov)

GIGANTOMAKIA: tavola di prova 2 (disegni Matteo Piana, colori Davide Turotti)

Parental Advisory: contiene polemica sul mondo dell’editoria a fumetti, finta auto-celebrazione e vera auto-commiserazione.

Cari 4 gatti, basta con quest’idea di super-potenza che vi siete fatti di me. È ora di abbattere quell’aura di autore bello e invincibile che mi circonda, quel senso di successo e sicumera che gronda da ogni sillaba dei miei post.

Perché, forse non lo sapevate, anche i vincenti a volte perdono.

Da qualche mese sto proponendo ad alcuni editori francesi il tamarrissimo progetto GIGANTOMAKIA: seconda guerra mondiale, tre giganti della mitologia greca risorgono in seguito a un esperimento nazista; finisce la guerra, cade il terzo reich, l'esperimento sfugge al controllo; l’unico in grado di salvare il mondo sarà un archeologo ex-nazi.

Diventa sempre difficile pubblicare in Francia, soprattutto per uno sceneggiatore, anche se non è un esordiente. Devo spesso scendere a compromessi e a volte ho la fortuna di trovare disegnatori professionali e intelligenti. Il compromesso in questione è stato: propongo due stili di disegno totalmente diversi. Leggasi: due disegnatori diversi. E che vinca il migliore.

Brutto, eh? Sì, se non avvisi le parti. Un po’ meno se lo fai.

Comunque sia, tutti d’accordo, si parte a proporre il progetto. E arrivano i soliti, inevitabili, primi NO di riscaldamento degli editori. Uno, due, tre NO…poi un editore piuttosto importante si incuriosisce. Creepterò il suo nome per evitare denunce: LaLombarda (…)

Ebbene, LaLombarda dice che la storia gli interessa e riguardo la prova1 di Desmov dichiara, testuale: “molto affascinante! ma non saprei come venderlo”. Dice comunque che vuole vedere una nuova proposta grafica.

Così, dopo un mesetto, mi ripresento con la prova2 di Piana/Turotti (già noti per la saga "L'anello dei 7 mondi", Humanoids Associès): “che talento! peccato che il disegnatore non è famoso. abbiamo bisogno di disegnatori famosi per vendere”.

Ora: alLaLombarda piace tutto ma non sa venderlo? Non è che ha sbagliato mestiere?

Ora: non poteva dirmi subito che aveva bisogno di un disegnatore famoso (in che senso, poi? sul loro sito non è che son tutti Moebius) così evitavo lo sbattimento ai miei ottimi ma "misconosciuti" amici disegnatori? Perché di tavole di prova, sia Desmov che Piana/Turotti, ne han fatte più d’una, con tanto di characters e controcazzi.

Ora: non è che è un modo strano (non gentile: strano) per dirmi che in realtà il progetto, narrativamente-graficamente-chissenefregamente, NON gli interessa e basta? E allora dillo! Qui nessuno si offende, siamo tutti adulti e vaccinati.

Al di là dei pareri soggettivi, oggettivamente io trovo valide entrambe le proposte grafiche. Per motivi molto diversi, ma proprio per questo non mi puoi liquidare allo stesso modo. “Non so come venderlo, non è famoso”? Cos’è, il mercato del pesce? Giochiamo a chi ce l’ha più lungo? Ma vince il tonno che è grosso e gustoso o il caviale che è piccolo e costoso (e fa schifo)?

La partita è ancora aperta, ci sono altri editori e altre vie per proporlo. Ma GIGANTOMAKIA finisce nel calderone dei progetti in stand-by, quel posto che io chiamo affettuosamente LIMBO, una sorta di purgatorio iperuranico in cui finiscono le idee in attesa di promozione o morte.

Perché, forse non lo sapevate, per ogni Idea che si realizza ne devono morire altre dieci.

(finale drammatico da scrittore vissuto)
Forse sono le urla di quest’ultime che mi tengono sveglio la notte…

(finale realista da scrittore e basta)
Forse dovrei proporre idee più vendibili…

lunedì 28 aprile 2008

SERIAL KILLER a Lecco


C’è uno stronzo che ammazza puttane sulla Novedratese e scarica i loro cadaveri nei boschi della mia città, dentro sacchi della spazzatura. Silvia è già la quarta vittima. La polizia brancola nel buio e quello stronzo non ha ancora un volto…

Quante volte ho letto incipit di questo tipo in romanzi, fumetti o racconti e ho cercato di carpirne lo stile per scrivere a mia volta una storia sul sempre-verde mito del serial-killer?
Perché ho usato il termine “mito”? E perché non mi sono mai stupito né vergognato di affermare cose tipo: “i serial-killer cannibali sono i miei preferiti” o “è più figo Chikatilo di Ted Bundy” o “Charles Manson è una merda, non ha ucciso nessuno direttamente”…?

L’Uomo è stupido. Finché un virus non attacca la sua famiglia, quel virus non esiste.
Esiste solo negli articoli dei giornali, in TV e negli adattamenti cine/letterar/fumettisitici. Così il suo innato istinto di spettatore si attizza e l’Uomo Stupido si incuriosisce, si affascina, inorridisce, sorride, parteggia, si annoia, cambia canale…in una parola: guarda.

Poi quando sua figlia viene contagiata dal virus e il suo corpo si ricopre di pustole rosse e comincia a vomitare giallo per tutta la casa, allora l’Uomo Stupido non sta più a guardare e comincia a cagarsi sotto. “Benvenuto nella realtà, stupido Uomo Stupido!”

Mio nonno aveva una casetta in quel di Perledo, un paesino sopra Lecco a metà strada tra il porto lacustre di Varenna e le vette del Grignone. Ci ho passato infanzia/adolescenza/giovinezza, vent’anni di natali davanti al camino e estati in bicicletta su quei tornanti e in quei boschi. In uno di quei boschi una settimana fa è stato trovato un sacco di cellophane con dentro il cadavere di Silvia Demciuc detta Natasha, moldava, 25 anni.

La mia passione per le salite in bicicletta è nata proprio a Perledo. Sono un ciclista dilettante con qualche garetta alle spalle e tuttora mi alleno settimanalmente per evitare le piaghe da decubito tipiche del mio lavoro davanti al pc. Morterone si trova a 1.070 metri s.l.m., è il comune più piccolo d’Italia con la sua 30ina di abitanti, e ci si arriva dopo una splendida salita panoramica di 15 km da Lecco. Quella è una delle mie mete preferite. Tra quei tornanti lo scorso agosto ’07 Ionela Dragan e Luminita Dan, romene, 20 e 17 anni, sono state trovate in stato di decomposizione dentro sacchi della spazzatura.

Un’altra mia vetta prediletta è il leggendario Ghisallo, ex-tappa del Giro d’Italia, ora tappa del Giro di Lombardia, per raggiungere il quale ci sono due vie: quella breve ma dura da Bellagio con strappi al 15% e quella più lunga e più dolce da Onno che attraversa tutta la Valbrona. Dove, all’inizio del 2004, fu trovato il cadavere di una prostituta, sempre dell’est, sempre giovane, sempre carina, sempre nel cellophane. Quello che oggi viene chiamato il “cadavere n°1”, se si esclude un caso simile in Svizzera, troppo fuori zona per rientrare in un conteggio realistico di vittime della stessa mano.

Quindi, il prossimo cadavere lo scoprirò io durante una pedalata del sabato mattina? E agli altri ci ero passato vicino?
Ma perché rileggendo queste righe non riesco totalmente a distaccarmi dalla prosa e indignarmi, e una parte di me si sente come il protagonista di “Stand By Me” che vuole vedere/non vedere il Corpo di kingiana memoria? Perché, rileggendomi, penso più ad Hannibal, a Henry e al John Doe di Seven invece di riflettere su quanto fa schifo l’Uomo? Devo staccarmi dal pc per farlo. Perché?

Perché anch’io sono un Uomo Stupido.

Mi incazzo leggendo quegli articoli di nera, poi però scrivo questo pezzo e vedo la mia foto sul giornale in sella alla mia Viner dopo la segnalazione alla questura di Lecco del 5° cadavere di prostituta...

Tutte e quattro quelle povere donne battevano la Novedratese, una provinciale tra Milano e Lecco famosa per il suo giro di prostituzione multirazziale a cielo aperto, una strada che collega Arosio a Lentate sul Seveso dove abitano i miei cugini acquisiti (di mia moglie) e che quindi battiamo spesso anche noi… Quante volte vedendo quei volti truccati (come quelli di ogni prostituta che vedo per strada) mi sono detto “che lavoro di merda fanno, può tirarti su chiunque, sei esposta alle peggiori bestie, fanculo perché non aprono le case di tolleranza così son più protette loro e anche i clienti?”

Quanti parenti di Parlamentari Stupidi dovrebbero crepare di aids per fare approvare una legge che regolamenti la prostituzione? Finché il virus non tocca la famiglia…

E sì, la polizia brancola nel buio: un pappone non ammazza una sua puttana perché gli serve, piuttosto la punisce, ma soprattutto non si prende la briga di insaccare e trasportare così lontano un cadavere (la Novedratese dista dai luoghi dei cadaveri dai 40 ai 70 km circa); la malavita di solito usa i cadaveri delle proprie vittime come messaggio, non li nasconde; l’ipotesi più attendibile resta quindi quella del serial-killer alla jacklosquartatore con predilezione per le bianche.

L’ipotesi più affascinante.

Uomini Stupidi…


All’inizio volevo mettere questa foto:



E alla fine l’ho messa comunque. Questo è il problema.

venerdì 25 aprile 2008

ROLLING STONES vs. MARTIN SCORSESE


- Cosa provi quando sali sul palco davanti a 100.000 persone?
- Mi sveglio.
Keith Richards

E con questo avrei anche concluso la mini-recensione dell'ultimo lavoro di Scorsese, il documentario sugli Stones "Shine a Light" che in realtà è un intero concerto del 2006 tenutosi al Beacon Theatre di N.Y. ripreso da una decina di camere e inframmezzato da qualche (ottimo) spezzone di repertorio del passato.

Perchè la vita è piatta e sonnolenta, non possiamo mai avere Soddisfazione. L'unico momento in cui ci sentiamo vivi è quando stiamo su un palco...............fantastico.

Tra Beatles e Rolling Stones preferisco i primi per un tot di motivi, ma certi pezzi dei secondi mi si sono stampati nell'anima come pochi...Time is on my side, Play with fire, As tears go by, Brown sugar, Sympathy for the devil, Jumpin' Jack Flash, Heart of stone e soprattutto Paint it black, un pezzo immortale, una delle migliori rock-song della storia della musica.

Musicalmente gli Stones non è che sono invecchiati...non sono mai stati Musicisti con la M maiuscola. Ma il groove, il tiro, l'energia che sprigionavano sul palco 40 anni fa da sbarbatelli è la STESSA IDENTICA di adesso che hanno superato i 60 (e sono ancora sbarbatissimi, tra l'altro...sono forse l'unica rock band che non ha mai cambiato look, e sono anche la più longeva in assoluto).

Patto col Diavolo? a sentire la sinergia tra Ronnie e Keith che, come dice testualmente Keith, "da soli siamo decisamente scarsi ma insieme valiamo più di dieci", il dubbio viene...
Davvero incredibili...Mick Jagger poi salta e si agita come un ragazzino dalle mille rughe, una cosa in bilico tra il grottesco e l'affascinante.

Scorsese, che ha un talento cinematografico monumentale, è riuscito a catturare in quelle due ore di live il senso vero e unico degli Stones, ciò che da sempre incarnano e li distingue: l'animalità da palco, il gusto puro e fine a se stesso di suonare ed esibirsi, il sudore, la fatica, l'adrenalina...e soprattutto l'"umile consapevolezza" di essere delle icone immortali e irraggiungibili. Icone colossali che trovano la loro giusta dimensione al cinema: veri giganti dello schermo, questo ha capito e colto alla grande Scorsese.

live a parte, che è il cuore pulsante dell'opera, sono memorabili l'incipit coi litigi tra Scorsese e Jagger (due EGO a confronto, ma comunque aveva ragione Martin) e l'epilogo stra-lunato.

insomma: bello!

martedì 22 aprile 2008

LE MISSIONNAIRE canonizzazione n°2

Alfio è uno degli ultimi disegnatori ad utilizzare ancora il Metodo Stanislavskij dei fumettisti: totale immedesimazione nel personaggio e documentazione maniacale su tempo e luogo della storia.

Valanghe di foto, pellegrinaggi in loco, libroni costosissimi sul folklore locale, ecc... e sì, spesso e volentieri, arriva a vestirsi come i personaggi che disegna.

Un pazzo? No, un vero professionista.

Ecco alcuni studi e bozze preparatorie per "LE MISSIONNAIRE":

la stanza/studio di Jonah, indagatore di miracoli appassionato di fotografia

la libreria di Jonah, con souvenirs dall'Etiopia fascista dove fu missionario



la piazza principale di Orta S.Giulio, splendido paesino del Novarese cui ci siamo ispirati


Alla prossima canonizzazione...

lunedì 21 aprile 2008

DIALOGHI STANDARD COMPETITION: "tu che lavoro fai?"

- che lavoro fai?
- il fabbro.
- ah, allora li sai pestare bene quei fottuti ferri!
- esatto.

REGOLE:
- botta&risposta di minimo TRE frasi e massimo SEI
- vale qualunque tipo di lavoro
- non vale inventare
- valgono quelle già scritte nel post precedente

Le migliori verranno inserite qui sotto con firma-link al proprio blog/sito/myspace. Anonimato solo su richiesta.
Al 50esimo una copia di COMEunCANE in omaggio direttamente a casa con dedica mia e schizzo di Ponticelli.
Per chi ce l'ha già: dedica+schizzo e basta.
Per chi non lo vuole: eviti di essere il 50esimo.

(sì, sto beceramente copiando le varie gare che impazzano ultimamente sui blog)
(no, non durerà un giorno)


VAI:

(sceneggiatore di fumetti)
- Scusa, ma nel tuo lavoro ti pagano una volta al mese?
- Beh, più o meno... mi pagano a tavola...
- Ah... [con lo sguardo fisso al chilometro] e quanto ti danno a tavola?
- Dipende. La Bonelli paga tot...
- Figata! Allora ti basta consegnare un centinaio di tavole al mese e sei a posto!
Dave R.

(disegnatore di fumetti)
- Ma tu che lavoro fai?
- Disegno fumetti.
- Ah, che bello, anche mio nipote!...Ma di lavoro, dico?
Werner

(sceneggiatore di fumetti)
- Ahhh, ecco... quindi scrivi i fumetti...
- Esatto.
- Uhm... e dopo me lo faresti un disegnino per mio figlio? No, perché gli ho detto che tu li disegni... sennò ci rimane male...
- ...
- Ah, vabbè, se è un problema lascia stare, eh! (scocciato)
Fabrizio

(disegnatore/colorista di fumetti)
- tu che lavoro fai paolo?
- banchiere
- e tu emanuele?
- beh, sapete, io disegno fumetti!
- woah! che bello, che figata!!! e tu michele?
- io sono un pilota di caccia.
Tenderini

(disegnatore/colorista/grafico)
mentre cazzeggi sul blocchetto durante una riunione noiosa:
- Chi è? Sono io?
- No, veramente stavo cazzeggiando.
- Secondo me è Sara.
- Come vuoi, ma Sara ha i capelli lunghi (mentre le fai i capelli corti per evitare che somigli troppo a Sara).
- (misto di delusione e fastidio)...Me lo fai il ritratto?
in genere alzo gli occhi al cielo e rispondo:
- Prova un po' a metterti in posa adesso?
Andrea Pic

(autore di fumetti)
:)
Ausonia

(sceneggiatore di fumetti)
- Cosa stai scrivendo adesso?
- Niente.
- Ah, allora avrai un blog bellissimo!
Alex

(autore di fumetti)
- Che lavoro fai?
- FATTIICAZZITUOI!
- Ok...scusa...
Difforme

(sceneggiatore di fumetti)
- che lavoro fai?
- scrivo.
- fa-vo-lo-so! chissà quanta fantasia che ccc'hai!
- scrivo le tabelle per gli oculisti, stronza!
Diego

(sceneggiatore di fumetti/cartoons)
- Che lavoro fa suo figlio?
- Mio figlio, adesso, fa le scenografie per i fumetti!
- Ah.
Demetrio

(autore di fumetti)
vecchietto su un tram a bologna:
- ma lei che lavoro fa?
- disegno fumetti.
- uhm...io alla sua età lavoravo la terra.
Mastro Pagliaro

(ingegnere della saldatura)
- E tu che lavoro fai?
- Ingegnere della saldatura.
- ...
- La società per cui lavoro costrisce metanodotti, sai per il metano, il petrolio ...
- Ah, quindi hai lo sconto sulla benzina!
- ... 'azzo c'azzecca?
Michele

(sceneggiatore di fumetti)
- Che lavoro fa?
- Scrivo fumetti.
- E per guadagnare?
- Ho un banco a Porta Portese di sole scarpe sinistre!
- Ma dai!
Lorenzo Bartoli su segnalazione di Riccardo Torti

(apicoltore)
- Che lavoro fai?
- Vendo miele.
- Sarai dolcissimo.
- Bravo, bella, originale, complimenti. Coglione!
Andrea Pic

(studente)
- Che lavoro fai?
- Eh, veramente studio. Sto finendo l'università.
- Ah. Io alla tua età senza lavoro mi sarei già sparato.
Alfredo

(disegnatore di fumetti)
-Secondo te che lavoro faccio?
-L'equilibrista.
-Perchè?
-Perchè me stai sul cazzo!
Keison

(disegnatore/ un po' di tutto/colorista di fumetti)
1:
- che lavoro fai?
- disegno strip per passione.
- bello disegnare le donne nude vero? usi le modelle vere?
2:
- faccio anche il colorista!
- vuoi dire che metti i colori negli spazi come fanno i bambini?
- bhè...più o meno sì....
Ivan

venerdì 18 aprile 2008

L'UOMO INVISIBILE è uno sceneggiatore di fumetti



- che lavoro fai?
- sceneggio fumetti.
- ah, allora disegni bene!


E' da più di 10 anni che questo dialogo standard mi perseguita.


Fossi famoso, non avrei bisogno di presentazioni perchè tutti saprebbero a priori chi sono e cosa faccio.

Fossi scrittore di narrativa, tutti capirebbero che scrivo e basta perchè in un romanzo ci stanno le parole e basta.

Fossi romanziere prestato al fumetto, tutti mi immaginerebbero a scrivere e basta i fumetti con qualcun altro che li disegna, perchè, si sa, i romanzieri scrivono e basta, non disegnano.

Fossi davvero scenografo, molti non sbaglierebbero la mia definizione professionale riportandola agli amici.

Fossi paziente, spiegherei più chiaramente, senza entrare troppo nei dettagli, in cosa consiste il mio lavoro.

Fossi menefreghista, alla domanda "che lavoro fai?" risponderei un generico "mi occupo di editoria" che suona mistico e, chissà perché, concreto al tempo stesso (e a volte l'ho pure fatto).

Fossi burlone, risponderei "commesso di Decathlon" (e a volte l'ho pure fatto).

Fossi stronzo, risponderei "e tu, stronzo?"

Fossi dottore, al massimo mi chiederebbero: ho male al fegato, è grave?

Fossi figo, frequenterei la gente giusta.


ORA: anch'io quando uno mi dice che è Perito Elettrochimico non è che mi figuro esattamente nella testa dove e cosa cazzo fa per vivere costui, ma almeno non azzardo ipotesi né faccio domande stupide.

"ah, allora chissà come monti bene le lampadine!" no, non lo dico.

perchè? perchè io RISPETTO il lavoro altrui.

quando si parla di fumetti invece il rispetto se ne va tranquillamente a fare in culo, perchè tanto mica sarà un lavoro quello lì. quindi largo a superficialità, comicità e, dentro di sé, compatimento.

"fumetto? ah, i disegnini!" o, i più tecnici, "ah, le striscie!"
"da piccolo li LEGGEVO (e allora qualcuno li SCRIVEVA, scemo!) poi ho smesso, ora guardo un sacco di TV, bevo birra e voto lega" (e con questo anch'io ho detto la mia sulle recenti elezioni).

la sceneggiatura non è un prodotto finito. è un mezzo tecnico mediante il quale si realizza e si raggiunge il risultato finale: il fumetto.

è un lavoro invisibile il mio. ecco spiegato perché io sono l'Uomo Invisibile.

un pò come l'architetto che progetta la casa, mica la costruisce. quello è più facile da capire però, è più facile immaginare l'omino chino sul tecnigrafo a disegnar edifici, ed è anche un lavoro più antico e noto a tutti. tutti, più o meno, abbiamo una casa.
nessuno invece legge fumetti.

allora perchè tutti sanno che gli sceneggiatori di fiction o cinema scrivono e NON dirigono o montano o fanno il doppiaggio delle serie o dei film? forse perchè esiste l'oscar alla sceneggiatura?
"scrivi fumetti...ho capito! scrivi le parole nelle nuvolette!"
"scrivi fumetti...ah, quindi i fumetti muti non hanno una sceneggiatura"
"scrivi fumetti...ma nasce prima la sceneggiatura o il disegno?"
"scrivi fumetti...quanti ne scrivi al mese?"
"scrivi fumetti...scusa, devo andare"

eccetera, eccetera.

ironia e sarcasmo ci salvano da queste situazioni, e infatti io sto scrivendo questo post.
ironia e sarcasmo ci aiutano a sopportare il lavoro più bello ma più frustrante del mondo.

ma non confondete ironia e sarcasmo con superficialità: noi fumettisti siamo dei gran burloni e toglieteci tutto tranne il gusto di una grassa risata gratuita e dissacratoria...ma per scrivere e disegnare un fumetto professionale abbiamo studiato e lavorato sodo tanto quanto un avvocato, un medico, un astronauta.

detto questo, me ne torno a setacciare cum shot compilation su you porn.