
martedì 14 luglio 2009
martedì 7 luglio 2009
ATTENTI AL CANE!
Un mio ex-compagno di sbronze mi segnala il sito del suo nuovo progetto cinematografico: BEWARE OF THE DOGLui è Giovanni Bufalini, il sito è mooolto interessante, il progetto pure, e i relativi teaser fanno ben sperare, se non in una rinascita del cinema horror italiano, perlomeno in un buon film di genere che tutti dovrebbero vedere.
Almeno da quel che posso valutare ora. Cioè un’ottima fotografia, un montaggio chiaro e preciso e un attore (lo slasher baffuto) che sembra uscito direttamente da un film di Tobe Hooper degli anni ’70.
Sparatevi subito il teaser 2 QUI (il mio preferito).
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film
venerdì 3 luglio 2009
COMINCIO DA 3
In quale altro fumetto fantasy potete trovare uno scontro tra due galeoni volanti?
Solo su "MEDITERRANEA" la succosa saga targata GGStudio, disegnata dal poliedrico Gianluca "Monkey Business" Maconi, colorata da Alessia "Gore" Nocera e sceneggiata dal sottoscritto a partire dal n°3.
Già usciti i primi 2 albi, il 3 in fase di disegno e colorazione, il 4 in via di scrittura.
Uomini, sguainate le sciabole!
Donne, vestitevi succinte!
TUTTI, preparatevi alla pugna!
La guerra contro le Arphite è appena cominciata...
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MEDITERRANEA
lunedì 29 giugno 2009
IL 7° SIGILLO
In questo clima chiariamo alcuni punti del contratto con Richard (boss) e troviamo non solo una persona disponibile e gradevole, come già notato via mail, dalla voce rochissima e profonda, quasi robotica nonostante l’assenza di macchinetta-da-appoggiare-sulla-gola-per-parlare e in netto contrasto col suo aspetto sano (mai visto fumare nemmeno una sigaretta), il look casual, il modo di fare simpaticissimo, ma anche gioiosamente interessata a curare il nostro progetto. Il vero editore non è quello che mette una firma su un contratto e poi ti paga a consegna lavoro. Il vero editore è quello che firma, paga alla consegna E promuove il tuo prodotto via sito, via stampa, via video, con incontri, dediche e tutto quello che può dare visibilità a ciò che fai. Come editore di fumetti Ankama è ancora giovane (poco più di un anno, credo): significa pochi volumi usciti (e quindi possibilità di spiccare tra di essi), una linea editoriale chiara, solida e non sputtanata dal rigurgito di volumi pubblicati solo per fare scaffale, disponibilità a parlare/trattare con gli autori e voglia di sfruttare il prodotto oltre la stampa (tipo una versione di “DEI” videoludica…forse, magari, in futuro, visto che in questo caso giochiamo, letteralmente, in casa…MA: prima pubblicare, poi vendere, poi stappare champagne).
Che culo, eh? No. Che lavoro. Perché questi contatti/contratti derivano dai pellegrinaggi negli anni in terra francese ad Angouleme, Parigi, Lione, ovunque sia necessario coltivare un buon rapporto con un editore per vendere le proprie idee. Sessioni di dediche con hotel e aerei rimborsati arrivano solo dopo questi gustosi reportage pagati a nostre spese. La cosa bella è che il nostro è il lavoro di rappresentante più surreale che esista…
E infatti il 7° e ultimo Sigillo che viene infranto, quello che sblocca l’Apocalisse, è la firma sul contratto che il buon Richard tiene a specificare “ce n’est pas un pacte avec le diable…hahahah!!!” (“non è un patto col diavolo…hahahah!!!”) detto con la sua spettacolare voce roca e con tutti i presenti che, per la prima volta, distolgono gli occhi dall’lcd e si rivolgono a noi ridendo.
Bè, ragazzi, se abbiamo firmato per una casa editrice che in realtà è una legione di demoni in incognito sulla terra ne siamo più che soddisfatti visto il trattamento e lo spiegamento di mezzi!
Inizia così la nostra collaborazione con Ankama. Un editore con cui lavoreremo a distanza ma a stretto contatto, che ci seguirà passo passo nella creazione del nostro fumetto (dalla sceneggiatura fino al logo in copertina) e dopo nella sua promozione. Perché il culo non esiste. Esiste solo la voglia di sbattersi e l’amore verso le proprie idee. Io e Manu abbiamo entrambe queste caratteristiche.
Al punto che, forse, magari, un domani creiamo un blog apposta per DEI…
giovedì 25 giugno 2009
BRACCIO di DEI
Bracciodiculo incontra DEI...
...e noi incontriamo Ankama questo sabato alla loro Convention parigina di videogames!
Tra poco si parte...
PS: settimana prossima il solito ricco, satirico e cafonissimo reportage fotografico.
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bracciodiculo,
DEI
martedì 23 giugno 2009
MARTYRS
Achtung: spoiler soggettivi qua e là.
‘sti.
ca.
zzi.
Non è solo questione di ciò che vedi ma è sostanzialmente l’idea di fondo a torturarti a morte ben oltre la visione della pellicola.
Che è tutto grasso che cola per un film inserito (per comodità, non per altro) nel torture porn (termine di comodo per l’ultimo sottogenere horror che in realtà ha visto i natali nei lontani anni ’80 con la serie orientale “Guinea Pig”).
Questa idea è tutta nell’immagine che ho messo all’inizio (lo spoiler più pesante).
Se “Saw” ha inaugurato il filone con sapienza e originalità, presto sfociate nella noia e nella messa in scena più piatta e ripetitiva dal terzo capitolo in poi…
Se “Hostel” è solo superficialmente disturbante perché non c’è niente di più divertente nel veder crepare sotto supplizio un gruppo di teen-ager che sei arrivato ad odiare, appunto, a morte per tutta la prima pallosissima ora di presentazione…
Se i sopraccitati “Guinea Pig” erano totalmente e splendidamente fini a sé stessi…
…”Martyrs” colpisce a fondo e lascia storditi perché sviscera il concetto stesso di supplizio fisico portandolo all’estremo limite, più che del guardabile, del conoscibile. Una verità così estrema che a nessuno è dato di conoscere tranne ai pochi fortunati che raggiungono e superano l’ultimo livello del supplizio fisico: infatti non sentiamo cosa sussurra Anna nell’orecchio della vecchia matrona alla fine del film e non lo sapremo MAI.
Paradossalmente il film del francese Pascal Laugier (già autore di “Saint Ange” che, oh, a me è piaciuto) lavora di sottrazione. Non ho detto non-visto, ma proprio sottrazione nel senso che evita il durante e arriva subito alla conseguenza.
Non a caso il film inizia con una delle protagoniste in fuga dalla sua cella degli orrori: una ragazzina col volto sporco di sangue, rasata e piena di escoriazioni sul corpo. Si è miracolosamente salvata dai suoi, ancora ignoti, carnefici. La polizia dice che non ha subito violenza sessuale. Lei non ricorda/non vuole ricordare cosa le hanno fatto. Bisognerà aspettare la seconda parte per conoscere esattamente i come, cosa e perché. Un’attesa terribile per una rivelazione insopportabile.
E non a caso troviamo un’altra vittima degli stessi carnefici (anche se il termine più esatto sarebbe “ricercatori”) dopo il supplizio che ha subito: vi garantisco che assistere al “tentativo di guarigione” della poveretta è decisamente peggio dell’aver assistito alle fantasiosissime torture che le hanno, evidentemente, inflitto.
‘sti.
ca.
zzi.
Non è solo questione di ciò che vedi ma è sostanzialmente l’idea di fondo a torturarti a morte ben oltre la visione della pellicola.
Che è tutto grasso che cola per un film inserito (per comodità, non per altro) nel torture porn (termine di comodo per l’ultimo sottogenere horror che in realtà ha visto i natali nei lontani anni ’80 con la serie orientale “Guinea Pig”).
Questa idea è tutta nell’immagine che ho messo all’inizio (lo spoiler più pesante).
Se “Saw” ha inaugurato il filone con sapienza e originalità, presto sfociate nella noia e nella messa in scena più piatta e ripetitiva dal terzo capitolo in poi…
Se “Hostel” è solo superficialmente disturbante perché non c’è niente di più divertente nel veder crepare sotto supplizio un gruppo di teen-ager che sei arrivato ad odiare, appunto, a morte per tutta la prima pallosissima ora di presentazione…
Se i sopraccitati “Guinea Pig” erano totalmente e splendidamente fini a sé stessi…
…”Martyrs” colpisce a fondo e lascia storditi perché sviscera il concetto stesso di supplizio fisico portandolo all’estremo limite, più che del guardabile, del conoscibile. Una verità così estrema che a nessuno è dato di conoscere tranne ai pochi fortunati che raggiungono e superano l’ultimo livello del supplizio fisico: infatti non sentiamo cosa sussurra Anna nell’orecchio della vecchia matrona alla fine del film e non lo sapremo MAI.
Paradossalmente il film del francese Pascal Laugier (già autore di “Saint Ange” che, oh, a me è piaciuto) lavora di sottrazione. Non ho detto non-visto, ma proprio sottrazione nel senso che evita il durante e arriva subito alla conseguenza.
Non a caso il film inizia con una delle protagoniste in fuga dalla sua cella degli orrori: una ragazzina col volto sporco di sangue, rasata e piena di escoriazioni sul corpo. Si è miracolosamente salvata dai suoi, ancora ignoti, carnefici. La polizia dice che non ha subito violenza sessuale. Lei non ricorda/non vuole ricordare cosa le hanno fatto. Bisognerà aspettare la seconda parte per conoscere esattamente i come, cosa e perché. Un’attesa terribile per una rivelazione insopportabile.
E non a caso troviamo un’altra vittima degli stessi carnefici (anche se il termine più esatto sarebbe “ricercatori”) dopo il supplizio che ha subito: vi garantisco che assistere al “tentativo di guarigione” della poveretta è decisamente peggio dell’aver assistito alle fantasiosissime torture che le hanno, evidentemente, inflitto.
(a proposito di torture e supplizi: in più occasioni, e decisamente nell'angosciantissimo e shockantissimo finale, ho pensato al barkeriano Hellraiser e a come di fatto sia, seppur in stile e modi diversi, una sorta di antesignano di questo "Martyrs" che qua e là lo cita, mai pedantemente ma piuttosto con gran cognizione di causa...e infatti scopro che Pascal Laugier sta proprio preparando il remake di Hellraiser. tutto torna in maniera matematica)
Altra grande sottrazione, nonché gran colpo di sceneggiatura, sta nella più plateale privazione di catarsi liberatoria perché, maledetto Laugier, mi ficca la vendetta contro i cattivi nella prima mezzora di film, ribaltando così sistematicamente il concetto di rape-revenge. Non è un flashforward, è semplicemente la vendetta di una delle due protagoniste. È terribile, perché non hai tempo di caricarti d’odio, non sai nemmeno chi sono i cattivi e soprattutto SE sono loro…Altro non dico perché se no, davvero, spoilero troppo.
Altra considerazione testuale riguarda il movente di questi cattivi, che è appunto la vera mazzata allo stomaco. NON LO RIVELO (anche se ho già + o – palesemente disseminato indizi) ma vi dico solo che mi sorprendo parecchio di come si può ancora essere tanto originali quanto letali in un genere che continua a masticare e rimasticare se stesso e i suoi cloni.
Altra grande sottrazione, nonché gran colpo di sceneggiatura, sta nella più plateale privazione di catarsi liberatoria perché, maledetto Laugier, mi ficca la vendetta contro i cattivi nella prima mezzora di film, ribaltando così sistematicamente il concetto di rape-revenge. Non è un flashforward, è semplicemente la vendetta di una delle due protagoniste. È terribile, perché non hai tempo di caricarti d’odio, non sai nemmeno chi sono i cattivi e soprattutto SE sono loro…Altro non dico perché se no, davvero, spoilero troppo.
Altra considerazione testuale riguarda il movente di questi cattivi, che è appunto la vera mazzata allo stomaco. NON LO RIVELO (anche se ho già + o – palesemente disseminato indizi) ma vi dico solo che mi sorprendo parecchio di come si può ancora essere tanto originali quanto letali in un genere che continua a masticare e rimasticare se stesso e i suoi cloni.
La paura è strettamente legata a ciò che non si conosce, ciò che non si sa. La paura più atavica dell’uomo è quella del buio, che tutto copre e tutto nasconde. Spesso gli horror più spaventosi sono quelli senza spiegazioni razionali o addirittura senza spiegazione alcuna, come capì già 40 anni fa il Maestro con la sua Notte dei Morti Viventi. Ho per es. apprezzato il recente “The Strangers” proprio per la totale mancanza di movente dei carnefici, e per totale mancanza intendo che anche la follia nel senso più classico è esclusa.
“Martyrs” invece ci dà un movente che non è né folle né razionale né soprannaturale…è semplicemente IL movente. Ha a che fare con la Nostra Storia, ce l’abbiamo nel dna.
E quando a ¾ di film viene rivelato, il primo effetto è di un’insperata, seppur labile, euforia da tiraggio di fiato, una pausa dal cardiopalma di un’ora che abbiamo appena subito, chi coprendosi gli occhi, chi guardando un angolo in alto sopra lo schermo (io!), chi uscendo dalla sala (su 4 coppie in tutto presenti ieri sera alla visione, una se n’è andata subito dopo il prologo…pesante, ok, ma ancora molto digeribile. Chissà cosa li ha convinti a comprare il biglietto: figata, l’ennesimo the ring?!). Perché quando sai, tiri il fiato. Come dire: bè, in fondo c'è un perchè. Il problema è che qui era preferibile non sapere. Forse così sarei riuscito a guardare dritta negli occhi l’ultima immagine (l’unica per la quale, confesso, ho dovuto chiuderli): niente di shockante né di peggio rispetto a tutto ciò che avevo visto durante il film, ma sta tutto in quella fottutissima idea di fondo che mi ha tormentato stanotte ed eccomi qui a scriverne per esorcizzarla.
Aggiungiamoci una regia impeccabile, che passa del realismo della prima parte (camera a mano, fuori fuoco…) alla freddezza e ricercatezza della seconda parte (scenografie, inquadrature corrette…). Aggiungiamoci due attrici (nomi nel film: Anna e Lucie, altro indizio) che si sono prestate letteralmente anima e corpo al film. Aggiungiamoci quel divieto, giustissimo, ai 18 ben in vista su volantini e cassa del cinema, che non si vedeva dai tempi di…boh? Sommate tutto e avrete un film che NON consiglio a nessuno in particolare se non a chi, come me, si aggrappa disperatamente all’originalità del medesimo e alla sua analisi “tecnica” per sopportare quello che ha visto/saputo.
Concludo con la solita considerazione/critica pseudo-cine-patriottica: in Francia e Spagna continuano a sfornare i vari “Orphanage”, “Rec”, “Alta Tensione”…e noi “Imago Mortis” e Dario “basta!” Argento. Al quale, tra l’altro, è dedicato “Martyrs”. Quel “pour Dario Argento” alla fine dei titoli di coda mi ha proprio fatto l’effetto di una dedica post-mortem...“al compianto Dario Argento”. Perché è questo che è il cinema horror italiano da 20 anni: morto. Ma tutto il mondo continua ad ispirarsi al nostro glorioso passato. Che rabbia, eh?
“Martyrs” invece ci dà un movente che non è né folle né razionale né soprannaturale…è semplicemente IL movente. Ha a che fare con la Nostra Storia, ce l’abbiamo nel dna.
E quando a ¾ di film viene rivelato, il primo effetto è di un’insperata, seppur labile, euforia da tiraggio di fiato, una pausa dal cardiopalma di un’ora che abbiamo appena subito, chi coprendosi gli occhi, chi guardando un angolo in alto sopra lo schermo (io!), chi uscendo dalla sala (su 4 coppie in tutto presenti ieri sera alla visione, una se n’è andata subito dopo il prologo…pesante, ok, ma ancora molto digeribile. Chissà cosa li ha convinti a comprare il biglietto: figata, l’ennesimo the ring?!). Perché quando sai, tiri il fiato. Come dire: bè, in fondo c'è un perchè. Il problema è che qui era preferibile non sapere. Forse così sarei riuscito a guardare dritta negli occhi l’ultima immagine (l’unica per la quale, confesso, ho dovuto chiuderli): niente di shockante né di peggio rispetto a tutto ciò che avevo visto durante il film, ma sta tutto in quella fottutissima idea di fondo che mi ha tormentato stanotte ed eccomi qui a scriverne per esorcizzarla.
Aggiungiamoci una regia impeccabile, che passa del realismo della prima parte (camera a mano, fuori fuoco…) alla freddezza e ricercatezza della seconda parte (scenografie, inquadrature corrette…). Aggiungiamoci due attrici (nomi nel film: Anna e Lucie, altro indizio) che si sono prestate letteralmente anima e corpo al film. Aggiungiamoci quel divieto, giustissimo, ai 18 ben in vista su volantini e cassa del cinema, che non si vedeva dai tempi di…boh? Sommate tutto e avrete un film che NON consiglio a nessuno in particolare se non a chi, come me, si aggrappa disperatamente all’originalità del medesimo e alla sua analisi “tecnica” per sopportare quello che ha visto/saputo.
Concludo con la solita considerazione/critica pseudo-cine-patriottica: in Francia e Spagna continuano a sfornare i vari “Orphanage”, “Rec”, “Alta Tensione”…e noi “Imago Mortis” e Dario “basta!” Argento. Al quale, tra l’altro, è dedicato “Martyrs”. Quel “pour Dario Argento” alla fine dei titoli di coda mi ha proprio fatto l’effetto di una dedica post-mortem...“al compianto Dario Argento”. Perché è questo che è il cinema horror italiano da 20 anni: morto. Ma tutto il mondo continua ad ispirarsi al nostro glorioso passato. Che rabbia, eh?
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film
venerdì 19 giugno 2009
A GRATIS
Direttamente da "DEI" (in lavorazione...)
Che sceneggio io e disegnerà/colorerà il Tenderini nazionale.
Ankama productions
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DEI
martedì 16 giugno 2009
MONDO SPAM (3)
Ciao alexcrip@alice.it, questo è interessante per tutti gli uomini, nessuno escluso!Tutti gli uomini e tutti al corrente di loro hanno paura del fatto che al momento importante maschi amore pistola può rifiutare di soggiorno.
Lo scopo principale dei nostri prodotti consiste nel ridurre la possibilità di questa vergogna a 0%!
Sì, sarà pronto. Ogni volta che si desidera.
...che dire? il titolo della mail-spam era "Non lasciate che la vostra virilita morire!"
Appena lo provo vi dico.
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mondo spam
giovedì 11 giugno 2009
RECENSIONI MINIMAL-CHIC
Antichrist di Lars Von Trier. Un film brutto non interessa a nessuno, un film bello non crea dibattito. Di entrambi i tipi ci si dimentica presto. Accodandomi a tutta la critica nazionale e internazionale anch’io declamo: o lo ami o lo odi. Io lo amo, come (quasi) tutte le opere del danese ex-dogmatico (la serie tv “The Kingdom” su tutte). Lo amo per la sua provocazione, i ralenti estremi nel bosco, la volpe parlante, la violenza shockante, uno stile personalissimo che si rinnova di film in film.Il Maestro di Nodi di Massimo Carlotto. Ogni tanto un Carlotto me lo devo leggere, per rinfrancar lo spirito tra un enigma e l’altro e ricordarmi il valore della sintesi vs. lo scriversi addosso. Ritmo impressionante e trama impeccabile per una tematica abusata (sadomaso/snuff) ma qui talmente approfondita nelle logiche così perverse e così umane di vittime e carnefici da farti impazzire. Uno dei migliori romanzi brevi della serie dell’Alligatore. Da sbranare in un colpo solo.
Manioka di Nkodem. Secondo lo schema narrativo cajelliano a pesca, dove la polpa rappresenta lo stile e il nocciolo la trama, questo graphic-novel alternativ-francese è un cocomero di 12 kili con un unico semino al centro.
30 Rock di Tina Fey. Divenuta celebre per l’imitazione di Sarah Palin al Saturday Night Live, Tina Fey crea e interpreta una sit-com al fulmicotone ambientata dietro le quinte di uno show alla Saturday Night. Mai avrei pensato di divorare con tanta ingordigia queste prime due stagioni. E mai avrei pensato di inchinarmi davanti al talento comico di Alec Baldwin, qui in veste d’archetipo dell'uomo-marketing.
Atomic Robo di Clevinger/Wegener. Un robot con coscienza propria creato da Tesla che combatte il Male nelle sue forme più fiche (scienziati pazzi nazisti, piramidi semoventi, mummie viventi, insettoni giganti…), con le armi più fiche (bombe, mitra, pugni…) e coi mezzi più fichi (aerei, jeep, carri armati…). Dialoghi spassosissimi, ritmo indiavolato, grafica godibilissima. Spero solo che alcuni nodi lasciati platealmente in sospeso in questo primo volume vengano assolutamente al pettine nel prossimo.
Come una bestia feroce di Ed Bunker. Questo è realismo. Questo è crimine. Questo è scrivere.
San Valentino di Sangue 3D di Qualcuno. Nel 1895 in una fiera di Parigi veniva proiettata l’immagine in movimento di un treno che arriva in stazione. Gli spettatori presenti scappavano terrorizzati all’idea di esser travolti da quella locomotiva. Ci vollero 7 anni per associare quelle magiche e innovative immagini in movimento a una storia di astronauti che sbarcano sulla luna. Quanto ci vorrà ora per associare queste desuete immagini 3D a una trama?
21st Century Breakdown dei Green Day. Li seguo da quando li vidi dal vivo al Bloom di Mezzago dalle mie parti nel ’94: 3 ore di concerto, 300 persone, un pogo costante e irrefrenabile, uno dei concerti più belli della mia vita. Tre mesi dopo erano al Forum di Assago (MI) causa singolo “Basket Case”: 1 ora di concerto, 15mila persone, altro non so perché non c’ero. Qualcosa era cambiato, ma non ho mai smesso di ascoltare i loro dischi, tra alti e bassi. E dopo lo splendido “American Idiot” arriva quest’ultimo concept-album che non esito a definire perfetto per produzione, sound, songwriting.
Seven Brothers di Ennis/Kang, soggetto di John Woo. Il primo vero blockbuster a fumetti! Manca solo l’audio delle esplosioni, degli spari e dei mostri che fanno a botte. Usa e getta ma, ragazzi, che bella mezz’ora che ho passato.
Vincere di Marco Bellocchio. Il 90% degli spettatori si aspettava la nota biografia del duce e invece è solo la semi-nota storia di Ida Dalser e Benito Albino, ossia sua moglie e figlio segreti e segregati fino alla follia e alla morte. Che è solo il miglior modo per dipingere arroganza, ferocia, menefreghismo e potere mediatico del pelatone che fu.
lunedì 8 giugno 2009
BdC in 3D
testi: Alex Crippa - disegni: Emanuele Tenderini
Anche Bracciodiculo si adegua alle nuove tecnologie.
Il futuro è qui e nel blog ufficiale.
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bracciodiculo
giovedì 4 giugno 2009
more GORE!
"Troppo estremo, non riesco a leggerlo"Eli Roth
"E' disegnato e colorato egregiamente, non posso sopportarlo"
Alex Ross
"E' inutile continuare la saga di Hellraiser...ora ho visto davvero tutto"
Clive Barker
GORE vol.1
script: Alex Crippa
grafic: Emilio Laiso
colors: Alessia Nocera
a GGSTUDIO prod.
coming soon in fumettery...
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GORE
lunedì 1 giugno 2009
lunedì 25 maggio 2009
MON DIEU!
Vi ricordate il reality comics? Cioè che vi dovevo aggiornare di volta in volta sugli sviluppi di questa entusiasmante avventura editoriale, mettendoci a nudo, postando mail, contratti, ecc...bè, non l’ho fatto perchè dopo gli ultimi accadimenti (vedi post precedente) sono diventato scaramantico. E’ ufficiale.
Come è ufficiale che “DEI – In Vino Veritas” sarà il primo volumazzo (120 tavole + extras) di una spero lunga saga che di volta in volta toccherà divinità e micro-cosmi sempre diversi (dagli Egizi agli Indù, passando per Animismo e chipiùnehapiùnemetta).
SE va bene il primo tomo, eh...
Comunque, tanto per dire come abbiamo passato questi quattro (4) mesi da Angouleme, in cui abbiamo incuriosito l’editore, fino a settimana scorsa, quando finalmente è arrivata la fatidica mail di conferma per cifre, formati, date e dati, vi dico che:
- ci arrivò una mail a metà febbraio, quindi poco dopo Angouleme, in cui il mitico fumettista-rapper-editor Run ci scrisse: “Ya muthafakaz!!! DEI rulez!!!” e noi, di tutta risposta: “Bonjour, nous sommes trés heureux pour notre projet et nous voulons savoir si vous voulez déjà parler du contrat. Merci et à bientôt. Cordialement, Alex&Manu” con quell’arrogantissima & commerciale fra i nostri nomi, tanto per mettere subito in chiaro che anche noi siamo dei fottuti duri.
- la risposta di Run, quasi immediata, fu “quanto volete?” e noi “€ XXX a tavola tutto compreso” con curriculum interattivo in allegato (cioè le cover dei nostri albi pubblicati in Francia che se ci clicchi sopra finisci nei siti dei rispettivi editori, tanto per mettere subito in chiaro che non scherziamo, ah, no).
- Run risponde dopo qualche giorno: “ok, passo tutto al mio super-capo galattico per l’approvazione” e noi “ok”
- dopo UN MESE di silenzio li ricontatto timidamente con un generico “Uelà…allora, come va?” e il buon Run “Tranquilli, DEI ci interessa, è una figata…ancora un po’ di pazienza e vi diamo l’ok sul caché”
- dopo UN ALTRO MESE, di nuovo, io timido “Ehm…DEI? Quella cosa del caché?” ed è l’editore in persona stavolta a rispondermi scusandosi gentilmente per il ritardo ma nulla è perduto, la risposta arriverà…
- dopo UN ALTRO MESE e altri sudori freddi, decido di non farmi più vivo, né con loro via mail, né con voi via blog sull’argomento. se va va, se non va non va.
- dopo qualche giorno arriva l’inculata colossale di quello là (vedi post precedente)
- 10 giorni fa, una mattina anonima come tante, mi arrivano una serie di mail: il solito spam, i soliti commenti al blog (vi amo tutti, ok?), una mail di Ankama, una per allargare il mio pene, una per andare a Malibù con soli 10 euro…aspé…Ankama?! Ankama!! Apro e leggo: “scusate il ritardo, DEI lo compriamo, misure X, cartonato a colori, 120 tav di fumetto + 8 tav bonus, € XXXmenoY a tavola, che ne dite?”
- mentre leggo la mail mi accorgo che ho già in mano il cellulare, ho già selezionato un numero e sul display c’è scritto “Tenderini Cell”, il quale il giorno prima era stato operato di ernia (più reality di così…) ma era già in cammino verso il suo studio, da bravo lavoratore del Nord-Est. “Allora, come stai?” gli chiedo, “Ma sì, bene graz…” mi risponde, ma “Hanno preso DEI!!!!!!!!!!!!” lo interrompo. Segue un “ghesboroooooooo!!!!” di qualche secondo, poi sia io che Manu riusciamo a mettere in piedi una conversazione + o – comprensibile.
Insomma, la cifra si è un pochino abbassata raggiungendo quel tipico caché basso per la Francia e alto per l’Italia, e noi abbiamo accettato. Da allora è arrivato il pre-contratto (per i nostri dati, C.I., iban, firme, ecc), conferme varie, strette di mano virtuali e a fine giugno raggiungiamo gli Ankami a Parigi per la firma del contratto definitivo, pensate. Se no via posta, come al solito. A dirla tutta, quella di fine giugno è una loro convention e loro ci invitano già come ospiti. A dirla tutta tutta, la convention è a Versailles, quindi scettro e corona sono d’obbligo.
Non dovrebbe essere sempre così quando un progetto viene approvato? Bè, ultimamente ho imparato che no, non è sempre così.
Andare a Parigi servirebbe tra l’altro per quella trattativa, anch’essa non scontata, sui diritti per l’estero. Soprattutto per gli Usa, vista la natura del progetto. Lo realizzeremo in un’ottica internazionale, dallo stile al linguaggio ai sottotesti.
Stabilire bene come muoversi all’estero dopo la pubblicazione in Francia è diventato fondamentale. Anche questo l’ho imparato da poco.
Ma questo è un post trionfale, non polemico!
Quindi: W RUN! W ANKAMA!
E, pronto a contraddirmi Kome uno STRonzo salendo sul carro dei vincitori quando mi tendono la mano: W la France!
PS prossimi aggiornamenti con storyboard, tavole e tutte queste cose che piacciono a grandi e piccini.
PPS sempre che il prossimo aggiornamento non sia “Sorridi! Sei su candid-camera!”
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