giovedì 14 febbraio 2013

DEUS EX MACHINA

So che l'avete già vista, ma per quei pochi snob che ancora nel 2013 si ostinano a non aprire un profilo fb, ecco la ricca anteprima del secondo volume della vostra saga divina preferita:
http://issuu.com/baopublishing/docs/preview_dei_2/18
In uscita a maggio. Allacciate le bende.

lunedì 11 febbraio 2013

venerdì 11 gennaio 2013

DEI 2...

...prosegue come un pegaso sotto amfetamine coi testicoli strizzati da una morsa d'acciaio inox.
Provate a fermarlo!

venerdì 16 novembre 2012

MOSTRA DIVINA


Da mercoledì 21 a venerdì 30 novembre la Scuola del Fumetto di Milano ospiterà una mostra di DEI.
Cosa troverete? Una 50ina di tavole tenderinee tratte dal primo volume edito da Bao Publishing, alcune a colori, la maggior parte a matita (a dimostrazione del fatto che dietro quel trionfio di colorazione digitale c'è sempre una mano e una mente umana. le macchine non prenderanno mai il sopravvento su di noi, checché ne dicano James Cameron e i fratelli Watchowski).
L'inaugurazione si terrà mercoledì 21 mattina alle 11:00. Saremo presenti io, Manu e Michele Foschini, l'editore.
La mostra sarà aperta a tutti, da lunedì a venerdì, 10:30-17:30.
Intanto beccatevi Cerbero in tutto il suo artigianale splendore!

lunedì 12 novembre 2012

lunedì 29 ottobre 2012

LUCCA

Mi ha sempre affascinato il concetto di contestualizzazione. Questo post, per esempio: basta intitolarlo "Lucca" e tutti capiscono che mi sto riferendo al Lucca Comics&Games 2012 (persino l'anno è deducibile). E' il blog di un fumettista, letto da fumettisti, nella settimana della fiera...
Ma in altri contesti lo stesso titolo, abbinato alla foto qui sopra, avrebbe altri significati. Chi coglie il significato alternativo vince la mia stima.

COMUNQUE.

Io vado a Lucca per i seguenti motivi:

GIOVEDI' ore 13:00
Sala Fanucci - Camera di Commercio
Presentazione del volume di BRACCIO DI CULO con l'autore Emanuele Tenderini e i suoi schiavi, tra cui me.
Cosa aspettarsi: humor, aneddoti, cinismo, grandi equivoci, rivelazioni, una rissa.

GIOVEDI' ore 16:00
Stand Bao Publishing
Sessione di dediche del primo volume di DEI con gli autori Emanuele Tenderini e me.
Cosa aspettarsi: schizzi a matita, firme, pacche su spalle, risposte a domande sul tema, grandi anticipazioni.

VENERDI' ore 11:30 e 17:30
Stand Bao Publishing
Sessione di dediche del primo volume di DEI con gli autori Emanuele Tenderini e me.
Cosa aspettarsi: schizzi a matita, firme, pacche su spalle, risposte a domande sul tema, grandi anticipazioni.

SABATO ore 12:00 e 17:30
Stand Bao Publishing
Sessione di dediche del primo volume di DEI con gli autori Emanuele Tenderini e me.
Cosa aspettarsi: schizzi a matita, firme, pacche su spalle, risposte a domande sul tema, grandi anticipazioni.

SABATO ore 16:00
Sala Vittorio Veneto
Showcase su DEI con gli autori Emanuele Tenderini e me.
Cosa aspettarsi: Manu che disegna una tavola che viene proiettata su maxi-schermo e intanto spiega come fa a realizzarla, io che osservo e annuisco, una rissa.

DOMENICA ore 12:00 e 16:00
Stand Bao Publishing
Sessione di dediche del primo volume di DEI con gli autori Emanuele Tenderini e me.
Cosa aspettarsi: schizzi a matita, firme, pacche su spalle, risposte a domande sul tema, grandi anticipazioni, io che forse non ci sono alle 16:00 perché torno a casa.

lunedì 15 ottobre 2012

BELLO / BRUTTO

BRUTTI
The Brave. (spoiler qua e là) Odio i pregiudizi, viva i pregiudizi. Per tutta l’estate scorsa ho osservato perplesso i manifesti dell’ultimo Disney/Pixar, per tutta estate ho storto il naso davanti a un trailer dei creatori di Monsters&co. con soli umani, per tutta estate mi sono detto che stavolta John Lasseter e soci hanno fatto un passo falso. Proprio non mi ispirava per nulla questa ragazzina dai capelli rossi che preferisce tirare con l’arco invece di diventare principessa in una Scozia medievaleggiante. Va bé, è comunque un Pixar, ovvio che lo vedo. La prima parte mi scivola sopra in un’indifferenza pressoché totale ma, mi dico, è praticamente il trailer che ho visto solo con qualche gag in più. Aspetto dunque con ansia che la storia decolli. C’è una strega, un incantesimo… ok, non è originalissimo ma vediamo dove va a parare. C’è una persona trasformata in un grande e goffo animale… ok, già visto ma è divertente, no? No. Ci sono degli scozzesi ubriachi che si menano, fanno un gran casino… No, non ci siamo ancora. Insomma, arrivo a 5 minuti dalla fine e ancora aspetto che la storia decolli, come un inguaribile ultrà al 44° minuto del secondo tempo con la squadra del cuore che perde 7 a 0. Ovviamente perdiamo, perché non viviamo in un mondo incantato con streghe e grossi animali buffi. Non me ne frega niente di analizzare storia, contenuti, stile perché qui non c’è niente, non dico di originale, ma di anche lontanamente stimolante. Non c’è verve, non c’è mood, non c’è pathos. Non mi vengono altre parole esotiche. Non c’è un personaggio interessante che sia uno. Poteva esserlo la rossa protagonista, magari se avesse davvero sviluppato il suo lato ribelle e selvaggio invece di riparare goffamente a quella cazzatona che ha combinato. Poteva esserlo la strega “multimediale”, se non fosse comparsa in una sola e unica scena in modo assolutamente strumentale alla storia.
Ma io non sono un creativo Pixar, magari lo fossi. Quelli hanno creato mondi mai visti prima in cui giocattoli e umani convivono secondo un codice non scritto, i mostri hanno bisogno della paura dei bambini per inoculare energia nella loro città, un’arrogantissima auto da corsa americana impara l’umiltà in un mondo abitato solo da auto,camion,navi,aerei, un robottino a energia solare è l’ultimo essere sopravvissuto su una Terra distrutta dall’inquinamento e un vecchietto può rifarsi una vita dopo la morte di sua moglie raggiungendo il posto più sperduto del Sud America a bordo della sua casa volante in compagnia di un piccolo scout coreano. Questi sono i mondi, le storie, i personaggi cui la Pixar ci ha abituati! È come se la Ferrari producesse improvvisamente una station wagon per famiglie. Sì, ok, è supersicura, supertecnologica, ha il controllo di stabilità, cambio sequenziale a 8 marce, un satellite tutto suo per la navigazione… ma vaffanculo, io voglio una Ferrari!
Anche i film ritenuti minori della Pixar in 20 anni e rotti di carriera hanno avuto e hanno il loro gran perché, alla faccia di chi gli vuole male. Cars 2, ultimo esempio, è stato massacrato da gran parte della critica perché ritenuto troppo fracassone, puerile, sterile, nonché, orrore!, una malvagia macchina da merchandising buona solo a incassare a 360 gradi. E allora? Cars 2 è onesto ed esaltante. Ti dice: salta su che ti porto a fare il giro più incredibile e mozzafiato della tua vita! Stiamo parlando di intrattenimento allo stato puro, senza freni, senza sconti, senza dubbi. The Brave invece ti promette divertimento, una morale, bei paesaggi… ma è solo e semplicemente noioso. Noioso il “nuovo” mondo creato dalla Pixar, noiosi i personaggi, noiose le gag, noioso tutto. Il Topo ha definitivamente fagocitato la Lampada Saltante. Ma Lasseter non era diventato il boss della Disney, dimostrando che si può essere licenziati dalla più grande azienda del tuo settore per tornare dopo qualche anno a dirigerla? (ecco, questa è una favola interessante)
Ti prego, Dio dei Cartoon, fa che questo non sia l’inizio della fine! Lasseter, Stanton, Docter & co. ridateci la Pixar! Su quelle maniche! Datevi da fare come avete fatto 25 anni fa cambiando la Storia dell’Animazione e ficcando un piede bello stabile nella Storia del Cinema! L’avete fatto una volta, potete farlo ancora, no? no?

Moonlight. E diamo una chance alle serie tv horror! Questo era uno dei miei propositi dell’anno scorso per l’anno nuovo. Da allora ce la sto mettendo tutta, ma produttori e sceneggiatori non mi stanno certo aiutando… Dopo quella colossale stronzata di American Horror Story, la sufficienza stiracchiata di Teen Wolf e una prima stagione di The Walking Dead che è un insulto sfacciato e cafone alla serie a fumetti di Kirkman (e meno male che si è in parte ripigliata con la seconda stagione, ma la aspetto al varco con l’attuale terza) il mio proposito sta lentamente ma inesorabilmente scemando. Meno male che ci sono (state) cose come l’ottimo Dead Set, dove in un’Inghilterra invasa da zombie gli unici superstiti sono i cerebrolesi partecipanti del Big Brother che si ritrovano la Casa assediata dai non morti, e Death Valley, serie splatter divertentissima e senza troppe pretese, dove una squadra speciale di poliziotti affronta zombie, vampiri e licantropi a L.A. Troppo brevi e troppo poco, però. Che il format seriale non sia il terreno più adatto all’horror? Kirkman ha dimostrato e continua a dimostrare il contrario, almeno per quanto riguarda il fumetto. Forse la Paura, per sua natura, ha bisogno di tempi brevi per esplicitarsi e sortire i suoi effetti. Se fissi a lungo il Mostro da dietro un vetro antiproiettile dopo un po’ non te la fai più sotto. Si dice che ci si abitua ad ogni orrore, e mi sa che è una profonda verità anche nella fiction. Kirkman, diciamocelo, vince perché è un grandissimo sceneggiatore che ha creato degli ottimi personaggi con dinamiche interne perfette. Ma in tv dove l’immagine, purtroppo/perfortuna, fa l’80% del lavoro, l’horror si stanca presto. Visivamente stupefacente, infatti, il pilot di American Horror Story, ma sempre più noiosi e imbarazzanti gli episodi a seguire… capisco la crisi del mercato immobiliare, specialmente in Usa, ma al decimo fantasma che cerca di accopparmi nella casa dove mi sono appena trasferito o svendo l’immobile o torno da mia madre. E che si fottano mogli rompicoglioni e figlie problematiche.
Ah già, Moonlight: vampiro che fa il detective privato in una Los Angeles assolata con voce fuoricampo alla Marlowe. Suddetto vampiro non è il solo e, come tutti i suoi simili, teme a morte il sole. Come aggirarsi, quindi, in pieno giorno evitando l’abbronzatura in una città dove d’inverno ci sono 20 gradi? Passando sotto gli alberi. Mollata dopo il pilot.

Sacro Terrore. Non vorrei reiterare la metafora dell’ultrà, ma il tifo a volte gioca davvero brutti scherzi. D’altronde, quando si tratta di miti personali la delusione è più cocente. Ronin, Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, tutta la saga di Sin City, 300, mi aprirono un mondo quando ero un giovane e avidissimo lettore di fumetti e mi hanno accompagnato per mano quando mi sono buttato nel professionismo. Frank Miller è stato un maestro della narrazione sequenziale. Il Cavaliere Oscuro, insieme all’Altro Capolavoro dell’Altro Maestro, ha cambiato per sempre il modo di concepire il nostro media preferito e ancora oggi è pietra di paragone per il fumetto (e, perché no, cinema) supereroico. Con Sin City Miller raggiunse la quintessenza della sintesi grafica coniugata a splendide ridondanze testuali, per non distrarre né dall’una né dall’altra e porre l’attenzione su entrambe. Su un virtuoso assolo occorre una ritmica scarna e viceversa, altrimenti è solo caos. Con 300 poi sviscerò il concetto puro di epicità nel modo più semplice e diretto: rivangando, con poche e preziose licenze poetiche, una delle battaglie più epiche della nostra Storia. Se continuo ad usare il passato c’è un motivo, ovviamente. Forse Hollywood centra, forse qualcosa si è inceppato nella mente geniale di Miller da quando si è dato al cinema (e sfido chiunque a non sospettarlo dopo la visione del suo The Spirit). Aspettavo con enorme trepidazione il suo ritorno al fumetto… Che dire, me ne farò una ragione. Perché Sacro Terrore è una stanca ripetizione di tutti gli stilemi del Maestro assemblati a mo’ di copia e incolla, senza un’idea coerente che non sia l’odio macchiettistico e sterile verso il terrorismo islamico. Intendiamoci: io sono per la libertà totale di espressione e se un autore vuole esprimere rabbia che sfocia nel razzismo può farlo. Non lo condivido, posso arrivare anche ad odiarlo, ma rispetto la sua posizione. Finché è espressione personale e rappresentazione, ognuno è libero. Ma quando la rappresentazione del tuo punto di vista è raffazzonata, arida, senza alcuno spunto di riflessione, non solo non la condivido ma non mi interessa proprio. Ogni volta che rileggo il Batman di Miller vengo scosso fin nel midollo perché mi ritrovo sinceramente a parteggiare con un violento vigilante anarcoide e fascista. E ogni volta che ripongo il volume mi contorco nel seguente dubbio amletico: questo è Batman come sarebbe nella realtà o sono io che vorrei un Batman così nella realtà? Son schiaffi morali che raramente un autore ti costringe prendere. E temo che il buon vecchio zio Frank non me ne darà più.

giovedì 11 ottobre 2012

DIVINA PADOVA

Veneti di tutto il mondo unitevi e recatevi a Padova sabato 13 ottobre alla fumetteria PadovaComics per incontrare UNO dei due geniali autori del fumetto dell'anno!
L'Altro non ci sarà perché la location è troppo lontana e lui è troppo pigro.

PS ma sarà una Lucca al fulmicotone, ah sì.

mercoledì 3 ottobre 2012

BELLO / BRUTTO

BELLI
Breaking Bad. Colpo di fulmine. Dritto nella mia top 5 di serie tv preferite di sempre. Divorate le prime 4 stagioni, attendo con un’ansia insostenibile la 5° e ultima che chiuderà la serie l’anno prossimo. Dopo il Walter Bishop di Fringe, il mio nuovo Walter preferito fa White di cognome e mi piace pensarlo come il degno erede del Michael Douglas di “Un giorno di ordinaria follia”. Uomo qualunque, represso, famiglia sull’orlo di una crisi economica, insegnante frustrato di chimica nonché genio incompreso della medesima, trova la sua strada nel magico mondo dell’autoproduzione di metamfetamina. Tanti i pro quanti i contro, come ben sa ogni libero professionista. A complicare il tutto un cancro al cervello che a volte rientra nei contro e a volte, guarda un po’, nei pro. Ciliegiona sulla torta, a metà serie acquista un antagonista superlativo: Gustavo Fring, insospettabilissimo super boss della droga, semplicemente uno dei più bei cattivi mai apparsi su piccolo schermo.

The Big Bang Theory. Da anni ne sentivo parlare, da mesi le prime due stagioni giacevano sul mio comodino virtuale, da settimane ho cominciato a vederlo. Altro colpo di fulmine. Superata la mia idiosincrasia verso le risate registrate (nel mio governo immaginario sarebbero illegali) mi sono letteralmente innamorato di questa sit-com. E ho fatto un’interessante quanto inquietante scoperta: mi riconosco più o meno in tutti e quattro gli sfigatissimi geek protagonisti, in particolare Sheldon. Chi conosce la serie e conosce me probabilmente non vorrà più frequentarmi dopo questo outing. Con Sheldon, tengo a precisare, non condivido -ahimè- il superdotato Q.I. ma tutti gli sgradevoli rovesci di questa pesantissima medaglia, primo fra tutti l’ossessione compulsiva/soggettiva per l’ordine casalingo. Non raggiunge le vette di 30Rock né la genialità di qualsivoglia serie creata dal più grande comico britannico dopo i Monty Phyton, al secolo Ricky Gervais, ma mi terrà compagnia per lungo tempo, mi sa.

Uncharted 2. Sarò vecchio dentro, ma dopo il terzo Indiana Jones ho capito una cosa: il blockbuster d’avventura è morto con la ricerca del Sacro Graal. Hollywood non ha più saputo proporre una classica avventurona che tenesse incollati allo schermo per stupore ed emozione. Vani i tentativi con Brendan Fraser (…) tra mummie e centri della Terra, vani i cambi di look pirateschi e location caraibiche, pessimo il quarto Indy (giustamente “omaggiato” da South Park). Non parlo di incassi, ovviamente, ma di qualità. Sarà un problema legato al genere, forse troppo demodé e sfruttato. Come lo era il western negli anni ’60. Poi è arrivato Leone e l’ha semplicemente reinventato. In questi giorni ho capito che per l’Avventura non è un problema di contenuti né di stile, ma di mezzo: Uncharted 2 per PS3 è IL blockbuster d’avventura che aspettavo da anni. Un videogioco. L’Esplorazione è alla base dell’Avventura come lo è dell’Interattività: è l’uovo di Colombo, più semplice di così si muore. Mancava questo: esplorare ambientazioni esotiche e misteriose alla ricerca di tesori perduti, sfuggire ai cattivi in rocamboleschi inseguimenti su jeep, camion, treni, sparare ai medesimi per salvare la pelle, arrampicarsi su antiche rovine e montagne inesplorate… il tutto in PRIMA PERSONA. Senza limiti alle location vere e immaginarie, senza costrizioni temporali, senza farsi problemi se ammazzare o meno i cattivi. Perché Spielberg ci ha insegnato che in un film per famiglie si possono coniugare azione, umorismo e orrore, ma poi ha negato tutto ciò che l’ha reso famoso. Uncharted 2 unisce splendidamente adventure, platform, sparatutto, stealth. Ci fossero pure un paio di simulazioni di guida anche molto modeste (e le occasioni sono varie) sarebbe stato il videogioco perfetto. E invece è solo un 9 e mezzo. Complice pure una grafica allucinante e una fluidità di movimenti e gioco che rasentano la perfezione. Mi spiace per voi sfigati della x-box, ma Uncharted è una licenza esclusiva Sony. A-ah. Sì ok, ma adesso che l’ho finito? Prenderò il 3.

Futurama st.8. Sempre meglio. Alla faccia della Fox che l’aveva sospeso alla quarta stagione. Applausi e massima stima ai creatori Groening e Cohen che l’hanno voluto fermamente riprendere, prima in forma di una manciata di film poi di nuovo come serie, nonostante gli ascolti imparagonabili a quelli dei Simpson e il network che lo riteneva un prodotto scadente (stupidi repubblicani…). Essere plurimiliardari per aver creato la famiglia gialla più famosa del mondo e voler comunque creare un cartone ancora più perfetto, andando contro quella potentissima multinazionale che è il finanziatore che ti ha arricchito… non è commovente?

The Dome. Ho passato la mia adolescenza letteraria in compagnia di Barker e King, propendendo sempre un po’ di più per quest’ultimo. Del quale però non ho mai a fondo apprezzato i romanzi colossali da mille e rotte pagine (ebbene no, IT non lo porterei mai su un’isola deserta). Ci voleva The Dome a farmi cambiare idea. Non si tratta di virtuosismo da letteratura di genere (perché gestire una 20ina di personaggi lungo mille pagine fornendo loro moventi e passato sempre credibili e incastrare perfettamente le loro vicende circoscritte in un’area di una manciata di kilometri quadri in una manciata di giorni non è cosa da tutti), non si tratta di idee brillanti e, per quanto possibile nel 21° secolo, originali (anche se all’apparenza non sembrerebbe… anch’io ho pensato al film dei Simpson guardando la copertina > cittadina imprigionata sotto una cupola trasparente), non si tratta di scrittura al passo coi tempi, felicemente ancorata all’attualità per forma e contenuti. Non solo. Si tratta di concetti. Tra alti e bassi King ha sempre sviscerato concetti interessanti, spesso passando dalla pseudo autobiografia (il suo capolavoro, Misery, è il romanzo metalinguistico per antonomasia, astutamente camuffato da eccezionale thriller. Che è poi il metalinguismo perfetto). Alcuni di questi -concetti- ti entrano sotto pelle. Come quello di The Dome. King non rinuncia a una spiegazione finale. Sa benissimo che dopo mille pagine e mille ipotesi elaborate e dai suoi personaggi e dai suoi lettori, qualunque spiegazione a un fatto misterioso e soprannaturale risulta deludente. Ciononostante non ci rinuncia. Perché ha le palle. Troppo facile lasciare tutto in sospeso o alla libera interpretazione del lettore. Ora come ora sono operazioni fuori tempo massimo. E King è attualissimo. È il perché che sta dietro alla spiegazione a colpirti. Quello che ti entra sotto pelle. Che è quanto di più terribilmente umano si possa immaginare.

Neonomicon. Ogni volta che leggo un Alan Moore non capisco se il mio è fanatismo settario o oggettivo apprezzamento fumettistico. Le opere di Moore riescono ad appagare contemporaneamente il lettore e il critico che c’è in me. Passione e tecnica, insomma. Solo i grandi autori ce le hanno nelle giuste dosi. Ennesima opera ispirata a Lovecraft, il Neonomicon di Moore (geniale fin dal titolo, che scimmiotta e “aggiorna” il nome del leggendario e inesistente Necronomicon, il libro dei morti inventato da Lovecraft) individua e sviscera il cuore pulsante dell’opera omnia dello scrittore, ovvero la rappresentazione dell’Orrore e, in senso più definitivo, del Male. E lo fa nei due modi possibili: nella prima parte assistiamo alla rappresentazione soggettiva dell’Orrore, nella seconda via libera a quella oggettiva. Lovecraft non ha mai rappresentato il suo Orrore, i leggendari Antichi, quelle cattivissime divinità che in passato governavano la Terra e ora sono pronte a riprendersi il trono da un momento all’altro. Non ha mai descritto frontalmente queste creature, lasciando spazio alla suggestione e alle atmosfere. E Moore, che quando approfondisce un autore lo fa ridefinendo il concetto umano di “documentazione” (vedi “From Hell”), questa cosa l’ha capita tanto quanto conosce il media fumetto. Che è fatto e di immagini e di parole. Rappresentazione oggettiva e rappresentazione soggettiva.

Settimana prossima i Brutti!

giovedì 20 settembre 2012

GRAN DEI

Ne rimarrà soltanto uno... dei 50 finalisti per il Premio Gran Guinigi 2012 sezione "Miglior Storia Lunga" ! Ebbene sì, il primo volume di DEI "In vino veritas" è in gara per uno dei premi più bramati di Lucca Comics.
Siamo in compagnia di Mazzucchelli, Pedrosa, Sfar, Gaiman, Sienkiewicz... dovremmo farcela, dai.

Già solo il fatto di apparire nel listone richiede un grazie grosso così a Bao per aver creduto in Mars, Venus e Bacchus e uno personalissimo al Tenderini nazionale che ha dato loro forma e vita.

A tutti gli sfidanti: ci vediamo sul ring!

martedì 18 settembre 2012

B! D! C!

Uffffffff... l'attesa è finita!
Dopodomani, 20 settembre, esce Braccio di Culo su carta!
Igienica, mi verrebbe da dire, e se lo meriterebbe pure il bastardo freak.
Ma trattandosi di una produzione Dentiblù mi sa che non sarà così. Le pagine saranno robuste e ben leggibili. Peccato.

Comunque, per i pochi che leggono prima il mio blog e poi quello di Tenderini, l'autore sarà presente a Sarzana, La Spezia, il 29 settembre alla fumetteria Comic House per la prima tappa del tour promozionale.

In bocca al culo!

giovedì 5 luglio 2012

MANGA FOR DEI

Scovata una recensione di DEI su Mangaforever (grazie Crepascolo).
Loro caldeggiano l'acquisto. Noi sottoscriviamo.