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venerdì 21 ottobre 2016

PAPPAGORGIA

Lucca Comics si avvicina e io pubblico un video di me in soggettiva che suono la batteria.
Ma non eseguo un pezzo qualsiasi, bensì il singolo "Pappagorgia" tratto dal primo cd della mia nuova band PASTICCINI MARCI
CD che si troverà allo stand It Comics insieme al fumetto omonimo di Francesco Abrignani, che della band è la voce&chitarra.
Al basso Alessandro "MusicMan" Pavesi.
Seguirà tournée europea negli stadi.

giovedì 29 settembre 2016

POLTERGEIST

...è il primo ciddì dei PASTICCINI MARCI, rock band demenzial-prog-stoner nata dalla mente scoppiettante del polistrumentista Francesco Abrignani e di cui io sono l'entusiasta batterista e co-produttore.
Che poi, in realtà, entrambi non siamo che gli umili esecutori della musica di questi tizi qua:

Ossia Mauro Pampina (voce/chitarra), Gianki Natica (basso) e Dodo Tassotti (batteria), i veri Pasticcini Marci, le cui gesta sono raccontate nel primo albo a fumetti omonimo, scritto e disegnato dall'Abrignani nazionale:
Il fumetto fa parte dell'ampio catalogo della neonata It Comics, etichetta ultra indipendente che farà il suo esordio in società QUESTO SABATO 1 OTTOBRE allo SPAZIO36 di Milano.

Pensate, Fumo di China ha dedicato loro la copertina di questo mese.
Ed è proprio lì che troverete anche il suddetto mini-cd, che per l'occasione verrà autografato dagli autori (cioè io e Fra che imiteremo le firme di Mauro, Gianki e Dodo).

5 tracce per farvi sognare, 5 motivetti da fischiettare, 5 motivi per farvelo acquistare:
1- è fighissimo
2- il suono è corposo
3- contiene riverberi
4- pesa poco
5- nessun animale è stato maltrattato durante la lavorazione

Che il Caprone sia con voi.

martedì 12 gennaio 2010

TOTALLY FUTIL (1)

Le 13 canzoni che terrei nell'i.pod su un'isola deserta se fossi l'ultimo sopravvissuto del genere umano in seguito a un conflitto atomico o un virus o gli zombi (o tutte e tre insieme, in effetti). Rigorosamente random:


1- I am the highway - Audioslave ("Audioslave" 2002)

2- The memory remains - Metallica ("Reload" 1997)

3- Spirit in the night - Bruce Springsteen ("Greetings from Asbury Park" 1973)

4- Ziggy Stardust - David Bowie ("The rise and fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars" 1972)

5- For those about to rock - AC/DC ("For those about to rock (we salute you)" 1981)

6- Linoleum - NOFX ("Punk in drublic" 1994)

7- No more mr.Nice Guy - Alice Cooper ("Billion Dollar Babies" 1973)

8- Simple Man - Lynyrd Skynyrd ("Pronounced..." 1973)

9- Soul to squeeze - Red Hot Chili Peppers (singolo 1993)

10- Cemetery Gates - Pantera ("Cowboys from hell" 1990)

11- Tonight - Ozzy Osbourne ("Diary of a madman" 1981)

12- Life by the drop - Stevie Ray Vaughan ("The sky is crying" 1991)

13- After the gold rush - Neil Young ("After the gold rush" 1970)

...che esterofilo dimmerda...e quante ne mancherebbero...vabbè, è andata così.

lunedì 21 dicembre 2009

EBBONNATALE

Ooooh...finalmente mi godo il mio virus gastroqualcosa in compagnia delle mie autostrenne, ossia i regali natalizi che mi sono fatto da solo così non sbaglio. Le rare volte che mi ammalo infatti mi rendo conto di come il 90% dei miei interessi possa essere consumato comodamente su un divano, soprattutto d'inverno e soprattutto se fuori nevica chediolamanda.
La festa sì, io non ancora. Tanto già so che diventerà un mio nuovo riferimento letterario.
Già divorato e leccatomi i baffi, mi sa che mi rileggo tutta la saga. Sì sì, rileggere. Poche cose ma di qualità e ben digerite (il mio virus sta influenzando anche la mia prosa?): questo sarà il mio motto per gli anni '10.

Non riesco a toglierlo dallo stereo. Dopo tot album deludenti, per quanto mi riguarda, questo li riporta ai fasti degli inizi ("Ten" e "Versus", il resto non mi ha mai fatto impazzire al 200% tranne forse "Binaural"). Anzi li rilancia. E' raro nel '09 ascoltare il disco di una band di successo mondiale con 20 anni di carriera alle spalle e aver nostalgia di sale prove umide e poco illuminate. E poi questo disco è ricoperto di uno dei packaging più anti-mulo della storia della musica.

"Dead Space - Extraction"...ossia il prequel di Dead Space solo per Wii! Uiiiii!!! (almeno da quel che ho capito dalla copertina, non ci ho ancora giocato) Uiiiii!!!


aaaahhhhh...(con bava e lingua fuori alla homer) Che dire? leggi il titolo. e pure usato l'ho trovato. aaaahhhhhh....

...e 'sto "Virtua Tennis 2009", sempre per Wii. Il tennis non mi è mai piaciuto ma sono piuttosto bravo nel tennis-demo della Wii, quindi. Demo che aveva due grosse pecche: i pupazzotti/avatar (beato il resto del mondo che se lo sta vedendo al cinema, tra l'altro) e l'opzione insindacabile dei due giocatori per campo (odiosissima 'sta cosa, siamo in un paese libero cazzo). Problema risolto.

TANTIAUGURIDIBUONEFESTE!

domenica 13 dicembre 2009

PINO SCOTTO vs. BLOODBUSTER

Ebbene sì, sabato scorso Pino Scotto (ex-cantante dei Vanadium, gruppo hardrock italico anni '80, da anni carriera solista e ora star di RockTV col suo imprescindibile Database) è stato ospite di Bloodbuster (videoteca horror&c. milanese che 10 anni fa gestivo anch'io) per presentare il suo libro/intervista edito dalla Tsunami Edizioni.
Un'occasione per me di vedere dal vivo Pino senza la voce di Jack fuoricampo (gliel'ho pure fatta questa battuta ma o non l'ha sentita o mi ha ignorato) e una scusa per rivedere gli amiconi del giro di Blood.
Il negozio.

Daniele Magni (sx) e Manuel Cavenaghi (dx): i due inaffondabili BloodbusterBoys da bravi padroni di casa attorniano Pino per la foto di rito.

I non-tanti-ma-neanche-pochi accorsi all'evento (erano di più, giuro, ma non potevo inquadrare tutto il negozio).

Alcune amenità in vendita da Bloodbuster (per es. io il cervello di gomma ce l'ho).

Altre amenità e un tipico cliente del luogo, uno dei Buoni, così a colpo d'occhio (già ai miei tempi -e a maggior ragione ora che il negozio va a gonfie vele da quando me ne sono andato- la distinzione Clienti Buoni e Clienti Cattivi veniva fatta in base all'interesse del soggetto: se gli interessava la merce era Buono, se gli interessava chiacchierare per un giorno intiero col tizio dietro il bancone senza poi acquistare nulla era Cattivo).
ok, un pò di pubblicità ai ragazzi di Blood l'ho fatta, la foto insieme al vip anche, un post nuovo per riempire il palinsesto pure...vi lascio con due video di Pino tratti uno dalla sua trasmissione Database su RockTV, l'altro da un'intervista su All Music (sul primo sono d'accordo, sul secondo no):

giovedì 5 novembre 2009

ROCK&ROLL!!!

Le altre foto ufficiali della ComixRock Jam: QUI



Immagine sgranata, audio scattoso, musicisti pixelati come personaggi dell'Intellevision...

...ma che fottuto groove!!!

(si ringrazia il dott.Boccanfuso per le indispensabili riprese)

domenica 25 ottobre 2009

3 VALIDI MOTIVI PER VENIRE A LUCCA COMICS

1. Acquistare il primo albo della miniserie "GORE" (GGStudio) scritta da me, disegnata da Emilio Laiso e colorata da Alessia Nocera. Splatter e belle donne nella Venezia carnevalesca di fine '800.

2. Acquistare il terzo albo della miniserie "MEDITERRANEA" (GGStudio) scritta da me, disegnata da Gianluca Maconi e colorata da Alessia Nocera. Fantasy e belle donne in un'immaginaria Grecia bizantina.

3. Vedermi e sentirmi suonare la batteria in Satisfaction, Stand by me e Rock'n'Roll (Led Zeppelin, eh) sul palco di Lucca venerdì 30 dalle 17:00 accompagnato da altri disgraziati. Paticamente una mega jam di fumettisti/musicisti che potrebbe durare poco o tantissimo. Da un'idea di Sergio Algozzino, che canterà vari altri pezzi. Non mancate.

venerdì 18 settembre 2009

COSE PICCOLE

WARNING: contiene riflessioni personali sull’Esistenza ed è un pò lungo.
“Mi mancano cose come perdermi in un mercatino dell’usato per cercare un disco introvabile…e quando lo trovavo mi sentivo al settimo cielo.”
Questo diceva Cobain pochi mesi prima di spararsi in faccia. Non giustifica quella fine né lo rende il guru di chissà chi, chissà cosa. Il problema è che, nolente e nolente (non è un errore), Kurt fu portato su un piedistallo quando stava meglio in un pozzo.

Ma non è di lui che voglio parlare. La foto è solo per attirare l’attenzione.

Quest’estate stavo vedendo l’ennesima commemorazione dell’ex-Nirvana (in realtà era uno speciale sul rock diviso in puntate cronologico/tematiche e quella sul grunge si è ineluttabilmente trasformata in una monografia di Kurt Cobain) quando fui colpito da quella frase. E dall’espressione rassegnata e tristissima del 27enne che la pronunciava durante una delle tante interviste di routine. Era un tossico molto vicino allo stadio terminale, d’accordo, ma era tremendamente sincero. Una frase piccola, insignificante di per sé, una frase del cazzo che va a sommarsi alle migliaia di altre che i media recuperano/estorcono da/a star ormai putrefatte per rimetterle insieme come mostri di frankenstein mediatici e darcele in pasto con puntualissima cadenza annuale. Abbiamo bisogno di icone, evidentemente.

Ma perché quella frase mi ha colpito? Perché è stato uno dei tanti segnali.
Perché è arrivata nel bel mezzo di una mia introversissima riflessione personale che va avanti da qualche mese, e ora si è conclusa, su: rock, rock anni ’70, musica attuale, film belli, film brutti, copiare, scaricare, comprare, leggere, scrivere, background, allievi della Scuola del Fumetto, esami di fine anno della Scuola del Fumetto.
Rappresentando le sopracitate voci più o meno il 90% di ciò che vivo e respiro (escluso l’Ammore, ovvio), di ciò che sono e sono diventato, posso concludere che questa è una riflessione personale sulla Mia Vita: Chi sono, Cosa faccio e Perché lo faccio.
(sicuramente anche la lettura di “Alta Fedeltà” di Hornby c’entra qualcosa)

- Sono un lettore di fumetti e narrativa in genere, un ascoltatore di rock a 360°, uno spettatore di film a 720°, un mediocre giocatore di videogames e un ciclista della domenica (sabato, per la precisione).
- Faccio lo sceneggiatore di fumetti per vivere, cioè invento storie e poi le scrivo seguendo una struttura tecnica grazie alla quale dei disegnatori le rappresenteranno infine in forma di fumetto.
- Lo faccio perché sono fortunato, ok, ma anche perché ho tanta fantasia E ho letto, visto, giocato, ascoltato un sacco di roba, e continuo a farlo.

A 14 anni ascoltavo gli Iron Maiden i cui testi erano citati in Dylan Dog che aveva appeso nello studio il poster del Rocky Horror Picture Show. Che bello, tutto tornava! Che bello, non ero solo!
Leggere, vedere, ascoltare tutta quella roba in quel fantastico cortocircuito di citazioni incrociate, parallele, analogiche, volontarie e involontarie, credo sia stato il succo della mia vita. Un succo che mi ha così tanto nutrito mentalmente da permettermi poi di nutrirmi materialmente.

La cosa che mi ha spaventato in questi mesi e condotto a questa riflessione è proprio quest’uso terribilmente disinvolto del passato quando mi riferisco al mio Succo. Oddio, e quindi adesso non mi ci nutro più?! Ho esaurito tutti i fumetti, libri, film, musica che mi ispirano e mi fanno scrivere e mi consolano e mi divertono e mi fanno riflettere e mi gasano e in pratica mi tengono in vita?! Che sta succedendo?!

Mi sta(va) succedendo quello che portò Cobain al suicidio: quando puoi avere tutto non ti godi più niente. Nel suo caso la colpa erano Soldi e Successo, nel mio (come per molti altri comuni mortali) Mulo Elettronico e Pigrizia, che vanno così d’accordo da scambiarsi continuamente i ruoli di Causa ed Effetto.
Fortunatamente sono un po’ meno sensibile e fuori di testa di Cobain, quindi sono ancora vivo.

Ci sono stati vari segnali, soprattutto quest’estate, che mi hanno fatto riflettere e poi capire cosa mi mancava. Non era l’Oriente né un’amante. Era molto più semplice. Mi mancava la conquista delle cose che mi piacciono. Entrare in quel maledetto mercatino dell’usato e trovare proprio quel disco che stavi cercando. Non necessariamente una rarità o un’edizione particolare. Semplicemente quello.

È il Mulo che mi ha reso sterile. Per quanto sia sempre stato contrario allo skarico selvaggio, per quanto abbia sempre optato per uno skarico “intelligente” (rubare ai ricchi, in pratica), per quanto la natura stessa del mio lavoro mi imponga una certa etica a riguardo, per quanto bla bla bla…non sono un santo.
Il problema è questo: perché avere d’un botto tutti gli album dei Muse non me li ha fatti apprezzare come invece avrei creduto? Forse perché andavano ascoltati con più calma, centellinati. Forse semplicemente non mi piacciono e basta.
No, la verità è che non me li sono conquistati (che poi fa rima con centellinati, apprezzati, goduti, ecc…). Tutto qui. Poi magari non mi sarebbero comunque piaciuti, ma non è questo il punto.

Un altro dei segnali di cui sopra, forse il più significativo, l’ho sentito a fine agosto in quel di Amboise, cittadina della Loira famosa per il suo castello e il parco di Leonardo da Vinci. La mia Sara, attratta da vestitini simil-etnici a pochi euro esposti in un negozietto della via turistica della cittadina in questione, si fiondò nel negozio medesimo e cominciò a guardarsi in giro. Io, come sempre, la seguii controvoglia. Un po’ perché sono un maschio e non mi interessano certo i vestiti da femmina, un po’ perché sono un maschio e devo fare la parte del marito scocciato per la moglie spendacciona (quando in realtà lei guadagna come me e forse spende meno in cazzate…adorate cazzate). Ebbene le casse del piccolo stereo diffondevano nel negozio un rock-blues bellissimo, ruvido e tecnico allo stesso tempo…si sente che è old ma ha un piglio così moderno che mi fa quasi dubitare dell’autenticità 70’s di quel sound…roba da farmi dimenticare le cose che passano ora su Virgin Radio e RockTv alle quali non dico vorrei affezionarmi ma almeno avvicinarmi anche solo per conoscenza, giusto per tenermi informato sul rock e metal degli anni ’00 senza dover sempre tornare ai miti del passato…ma questo rock-blues, caspita…no, no, mi spiace, niente a che vedere con la merda di oggi, non c’è paragone, questa è musica, questo è ciò che voglio ascoltare…ma chi sono? li conosco? eppure quella batteria, quella voce…cazzo, sì, io li conosco! Quello è Robert Plant! Chiedo giusto conferma alla tipa del negozio nel mio perfetto francese e lei, appunto, conferma mostrandomi il cd originale: Led Zeppelin I, “How Many More Times”, l’ultima traccia. 1969. Alla faccia dei 70’s. E perché non la conoscevo quella canzone? Io amo gli Zeppelin, sono cresciuto (anche) con loro, ho tutto dei Led Zeppelin…no, non è vero. Avevo un paio di cassette registrate che non ho quasi mai ascoltato causa avvento del compact disc e conseguente acquisto della doppia antologia “Remasters”. Non ho mai avuto la discografia completa di una delle migliori band dell’universo e così mi sono perso quell’ultima traccia semisconosciuta del loro primo disco. Ho ringraziato la tipa del negozio per avermi mostrato il cd e mia moglie per i suoi gusti in fatto di vestiti (continua così!).

E così questa settimana ero a Milano nella commissione d’esame della Scuola del Fumetto (davo voti e giudizi ai lavori, nella fattispecie fumetti, degli alunni di fine triennio) e ho potuto fare una puntatina nel mio negozio di dischi usati preferiti per cercare il primo album dei Led Zeppelin (che anche se sono famosi trovi soprattutto antologie, best of, inediti, ecc…e invece io volevo, pensa un po’, semplicemente il primo disco). Era un po’ che non entravo in quel negozio a CERCARE. E l’ho trovato, il primo album dei Led Zeppelin. E indovinate? Mi sono sentito al settimo cielo. Proprio come quando avevo 15 anni e per trovare “From enslavement to obliteration” dei Napalm Death dovevo farmi 2 ore di treno A/R Milano perché da me in provincia era tanto se trovavi un greatest degli Scorpions, ma poi una volta a casa, dopo un pomeriggio passato nella metropoli, dopo tutta quell’attesa sul treno per ritornare dal tuo stereo, quando finalmente mettevi su il disco (cassetta, nel mio caso)…bè, ti godevi davvero ogni traccia.

Insomma, meno male che non sono una rockstar di successo e posso andare nei mercatini dell’usato. Ora finalmente ho una nuova meta da raggiungere: trovare e compare tutti gli album dei Led Zeppelin in ordine cronologico. Ho sempre fatto così con le band che poi sono diventate imprescindibili per me. Perché non lo faccio più? E non solo nella musica: mi vanto di essere stato uno dei pochi (credo) ad aver visto “Le Iene” nel ’93 e poi aver aspettato con un’ansia soprannaturale l’arrivo di "Pulp Fiction" al cinema. Non è tardi per ricominciare a conquistarsi le cose, dai.

Altro segnale: “Point Break”, il mio film preferito della Bigelow. Ma perché preferito? Cosa mi piacque così tanto allora? L’azione? Il surf? Perché non l’ho più rivisto? Detto, fatto: lo davano su sky quel pomeriggio di inizio settembre che ancora lavoravo solo 6 ore al giorno, dovevo ri-carburare, già, e quindi potevo anche permettermi di piazzarmi davanti alla tv per l’ora stabilita e…dio, che film “Point Break”! Rapinatori di banche che hanno bisogno di soldi per continuare a fare surf spostandosi da una costa all’altra del mondo inseguendo un’estate perenne…ma può un film entrato negli annali dei blockbuster action basarsi su un concetto così romantico? Ecco perché mi era così piaciuto 15 anni fa. Invece di scaricarmi i GI-Joe mi sono riconquistato “Point Break”.

Altro segnale: un articolo di Tommaso La Branca su FilmTV che commemorava la morte di Fernanda Pivano, ma non voglio dilungarmi, che già lo sto facendo contro la mia volontà.

Io sono un conquistatore di fumetti, libri, film, cd. Sempre lo sono stato e sempre lo sarò.

È questo che purtroppo manca in alcuni neo-diplomati fumettisti che ho avuto modo di analizzare e giudicare, loro e le loro opere (ultimo e definitivo segnale della mia riflessione). Spesso non manca il talento, né la tecnica: manca il background. La passione, se volete, quella passione che costruisci pian piano, che ti entra sotto pelle, che ti conquisti fumetto dopo fumetto, libro dopo libro, film dopo film.
Cioè, cosa ti spinge a iscriverti in una scuola di fumetto se prima di tutto non sei TU stesso un divoratore di fumetti? La voglia di esprimersi, di disegnare, di scrivere…certo. Tutte cose nobili e valide. Ma chissà perché i lavori migliori che ho avuto il (sincero) piacere di leggere e giudicare erano scritti e disegnati da chi non riesce a vivere senza leggere, guardare, ascoltare tutto quello che è il suo pane quotidiano. Il Succo della sua vita.

Eppure siamo nell’era di Internet, tutto è a portata di mano, tutti possono leggere, guardare, ascoltare quello che vogliono in qualunque momento lo vogliano. E molti lo fanno. Ma il problema non è questo. Non è la possibilità di acquisire dati. Ben venga. Che fortuna. Il problema è il COME. Il problema è il Tutto e Subito. Il problema è accumulare giga di musica e film nel proprio pc e lasciarli marcire. Ne sono ormai totalmente convinto.

PS: e sì, sono anche un ciclista della domenica (sabato). Per l’esattezza sono uno scalatore. Amo ammazzarmi di fatica su salite assolate finché il sudore non mi offusca la vista e le cosce non mi fanno male. Amo sentire il cuore che pompa e il fiato che regge. Amo patire l’insopportabile calura dei 500 metri slm e poi il freddo bastardo dei 2.000. Amo soffrire sapendo che mancano ancora 6 km alla vetta con una pendenza media del 14%.
Perché?! Masochismo? Eroismo? Sport? Stupidità?
Sì, un po’ di tutto e un po’ di niente.
La verità è che lassù, in cima, non ho più metri da scalare né pedali su cui puntarmi. Ho solo una lunga discesa da fare col vento in faccia e le ali ai piedi. Solo lei e io.
E ogni singolo km orario che toccherò su quell’asfalto me lo sono conquistato con tutto me stesso.

giovedì 11 giugno 2009

RECENSIONI MINIMAL-CHIC

Antichrist di Lars Von Trier. Un film brutto non interessa a nessuno, un film bello non crea dibattito. Di entrambi i tipi ci si dimentica presto. Accodandomi a tutta la critica nazionale e internazionale anch’io declamo: o lo ami o lo odi. Io lo amo, come (quasi) tutte le opere del danese ex-dogmatico (la serie tv “The Kingdom” su tutte). Lo amo per la sua provocazione, i ralenti estremi nel bosco, la volpe parlante, la violenza shockante, uno stile personalissimo che si rinnova di film in film.

Il Maestro di Nodi di Massimo Carlotto. Ogni tanto un Carlotto me lo devo leggere, per rinfrancar lo spirito tra un enigma e l’altro e ricordarmi il valore della sintesi vs. lo scriversi addosso. Ritmo impressionante e trama impeccabile per una tematica abusata (sadomaso/snuff) ma qui talmente approfondita nelle logiche così perverse e così umane di vittime e carnefici da farti impazzire. Uno dei migliori romanzi brevi della serie dell’Alligatore. Da sbranare in un colpo solo.

Manioka di Nkodem. Secondo lo schema narrativo cajelliano a pesca, dove la polpa rappresenta lo stile e il nocciolo la trama, questo graphic-novel alternativ-francese è un cocomero di 12 kili con un unico semino al centro.

30 Rock di Tina Fey. Divenuta celebre per l’imitazione di Sarah Palin al Saturday Night Live, Tina Fey crea e interpreta una sit-com al fulmicotone ambientata dietro le quinte di uno show alla Saturday Night. Mai avrei pensato di divorare con tanta ingordigia queste prime due stagioni. E mai avrei pensato di inchinarmi davanti al talento comico di Alec Baldwin, qui in veste d’archetipo dell'uomo-marketing.

Atomic Robo di Clevinger/Wegener. Un robot con coscienza propria creato da Tesla che combatte il Male nelle sue forme più fiche (scienziati pazzi nazisti, piramidi semoventi, mummie viventi, insettoni giganti…), con le armi più fiche (bombe, mitra, pugni…) e coi mezzi più fichi (aerei, jeep, carri armati…). Dialoghi spassosissimi, ritmo indiavolato, grafica godibilissima. Spero solo che alcuni nodi lasciati platealmente in sospeso in questo primo volume vengano assolutamente al pettine nel prossimo.

Come una bestia feroce di Ed Bunker. Questo è realismo. Questo è crimine. Questo è scrivere.

San Valentino di Sangue 3D di Qualcuno. Nel 1895 in una fiera di Parigi veniva proiettata l’immagine in movimento di un treno che arriva in stazione. Gli spettatori presenti scappavano terrorizzati all’idea di esser travolti da quella locomotiva. Ci vollero 7 anni per associare quelle magiche e innovative immagini in movimento a una storia di astronauti che sbarcano sulla luna. Quanto ci vorrà ora per associare queste desuete immagini 3D a una trama?

21st Century Breakdown dei Green Day. Li seguo da quando li vidi dal vivo al Bloom di Mezzago dalle mie parti nel ’94: 3 ore di concerto, 300 persone, un pogo costante e irrefrenabile, uno dei concerti più belli della mia vita. Tre mesi dopo erano al Forum di Assago (MI) causa singolo “Basket Case”: 1 ora di concerto, 15mila persone, altro non so perché non c’ero. Qualcosa era cambiato, ma non ho mai smesso di ascoltare i loro dischi, tra alti e bassi. E dopo lo splendido “American Idiot” arriva quest’ultimo concept-album che non esito a definire perfetto per produzione, sound, songwriting.

Seven Brothers di Ennis/Kang, soggetto di John Woo. Il primo vero blockbuster a fumetti! Manca solo l’audio delle esplosioni, degli spari e dei mostri che fanno a botte. Usa e getta ma, ragazzi, che bella mezz’ora che ho passato.

Vincere di Marco Bellocchio. Il 90% degli spettatori si aspettava la nota biografia del duce e invece è solo la semi-nota storia di Ida Dalser e Benito Albino, ossia sua moglie e figlio segreti e segregati fino alla follia e alla morte. Che è solo il miglior modo per dipingere arroganza, ferocia, menefreghismo e potere mediatico del pelatone che fu.

lunedì 29 dicembre 2008

STRENNE


TRAUMA CENTER – NEW BLOOD per Nintendo Wii.
Questo bell’aggeggio bianco e verticale continua a stupirmi e si ri-conferma la consolle alternativa per eccellenza. Contro l’irraggiungibile grafica di PS3 e Xbox 360, Nintendo ha risposto con la straordinaria (per quasi tutti i giochi) giocabilità dei suoi controller di movimento virtuale, rendendo così semplice e immediata l’esperienza videoludica anche in individui storicamente videoclasti come mia moglie.
Secondo capitolo dell’allegro chirurgo virtuale, “New Blood” ha una modalità equipe eccezionale: si gioca SEMPRE in perfetta ed equilibrata co-op (no split-screen ma schermo intero condiviso) e ognuno dispone dei medesimi strumenti e possibilità di interazione dell’altro. In termini un po’ meno tecnici: operi dei pazienti da solo o in due. In questo gioco infatti vesti i panni di un chirurgo che deve risolvere i più svariati problemi dei più svariati malati tagliando toraci, cucendo ferite, asportando schegge, aspirando emorragie, cauterizzando metastasi col laser, scoprendo tumori col sonar, disinfettando, defibrillando, massaggiando cuori in collasso cardiaco, ricomponendo frammenti di ossa, eccetera! E tutto ciò non sarebbe decisamente lo stesso col vecchio, statico, joypad. Qui quando tagli devi avere la mano davvero ferma…
La vera goduria di giocarci in due è che potendo compiere appunto le stesse azioni con gli stessi strumenti, ci si può coordinare in modo che uno esegua ciò che gli riesce meglio per preparare il terreno all’altro, e così via in una catena di montaggio sempre più veloce e precisa. Perché la vita di quelle persone è nelle tue mani, cribbio! Davvero, quando ti ritrovi a dire al tuo partner “disinfetta che io taglio, attento ai battiti, puntura, aspira…” il soggiorno di casa si trasforma in una vera sala operatoria. Che detta così non è un’immagine molto natalizia. Soprattutto quando ti muore tra le mani una bambina. Ma siamo chirurghi, abbiamo le spalle larghe.

I SEGRETI EROTICI DEI GRANDI CHEF di Irvine Welsh.
Non l’ho ancora finito, ma devo ammettere che l’ultimo romanzo dell’autore di Trainspotting, dopo una parziale delusione iniziale, è decollato e sta proseguendo alla grande. Merito di una svolta narrativa tanto surreale quanto efficace e, nello stile diretto e slangato di Welsh, credibile: (spoiler) nonostante i ripetuti eccessi il simpatico alcolista, donnaiolo, godereccio Danny Skinner scopre di essere sempre più in forma…perché a subirne le conseguenze fisiche è il suo sfigatissmo collega dell’ufficio igiene di Edimburgo Brian Kibby, vergine, astemio, timorato di dio e ben presto sull’orlo della morte. Tutto l’incantevole sadismo di Welsh che non ho trovato nelle prime 200 pagine esplode in particolare quando Danny, preoccupato che la morte di Brian ponga fine alla sua fortunata condizione o possa addirittura ritorcersigli contro, decide di prendersi delle salutari pause dai suoi mix di alcool-droga-sesso per tenere in vita lo sfigato (fine spoiler). Una trovata che viene appunto a galla quasi a metà storia ma in realtà sapientemente, e subliminalmente, preparata da tot capitoli precedenti. Non credo che troverò una spiegazione razionale nel finale, ma non importa. Come non importa se Danny scoprirà finalmente chi è suo padre, tra i vari chef di fama mondiale che ha preso in esame e ha preso di mira (plot o sub-plot, tra l’altro? chissene!).
Trattasi insomma di tomone da 400 e passa pagine (che negli States è uscito come “racconto” in un’antologia di scrittori vari…) dove i topos dello scrittore scozzese ci sono tutti, a cominciare dalla location edimburghese (stavolta però condivisa, brevemente, con la California), passando per i dialoghi squisitamente sgrammaticati e realistici e gli improvvisi e schizzati cambi di persona nella narrazione, fino alle dipendenze ossessive-(auto)distruttive (qui, su tutte, l’alcool) e alla cattiveria estremizzata, eppure così umana, del protagonista. Preferisco, comunque, il ritmo e la sinteticità dei (veri) racconti di “Ecstasy”.
UPLOAD: Finito. Bello. Da leggere, davvero, fino all'ultima pagina.

CHINESE DEMOCRACY di Axl Rose.
Il primo disco di Axl solista è, con mia somma sorpresa, semi-buono. Nel senso che trovo godibile la prima metà (ma proprio letteralmente, cioè fino “Catcher in the Rye” compresa) e piuttosto anonima la seconda. La title-track, ossia il singolo apripista che da un paio di mesi passa in radio, mi è sempre parsa un po’ piattina. La prima volta che lo speaker di virgin radio ne annunciò titolo e autore a fine brano, mi voltai incredulo verso la mia radio: ah, è il nuovo dei Guns? Ora che ho il disco, ammetto che apre abbastanza bene le danze. Ma rimane un pezzo non memorabile. Il secondo singolo radiofonico (terza track del disco) invece mi piacque assai e confermo: la sincopata “Better” dalla strofa malinconica e il ritornello energico, un bella via di mezzo tra la semi-ballad elettrica e l’hard-rock potente. “Street of Dreams” inizia come una ballad di Ozzy anni ’90, poi l’inconfondibile falsetto stridulo di Axl la ricolloca al giusto posto, per poi continuare come una ballad di Ozzy ’90…e quindi mi piace. “If the World” è una ballad, punto. È dura ammetterlo (chissà poi perché) ma certi tappeti d’archi synth un po’ stucchevoli (direttamente da “Use your Illusion”) e la melodia vocale trascinata e acuta di Axl qui sono piuttosto accattivanti. “There was a Time”, mid-tempo in crescendo: un po’ pomposo, di nuovo, il tappeto sinfonico ma, di nuovo, non mi dispiace. “Catcher in the Rye”, infine, risveglia il ricchione che è in te: una semi-ballad (ancora) energica, un po’ ingenua (soprattutto i cori) ma dalla melodia trascinante stile “dai, ce la faremo, sì, noi ce la faremo!” (NB: no, i testi non li ho ancora cagati, mi limito alle impressioni musicali). La seconda parte non mi piace. Forse devo ancora farci l’orecchio, ma non credo: il disco ha già subito un po’ di ascolti da parte mia e queste altre sette tracks non hanno l’immediatezza delle prime. Di nuovo, semi-ballad e ballad (terrificante l’ultima, “Prostitute”) più qualche pezzo di hard-rock moderno tirato e ben suonato ma troppo anonimo. Melodie, soprattutto vocali, interessanti in generale ma che sostanzialmente non lasciano il segno. Alcune davvero stomachevoli, tra l’altro. Della prima parte che mi piace ho dimenticato la track 2, “Shackler’s Revenge”, di cui apprezzo le stesse caratteristiche che invece mi rendono indigesti alcuni brani della seconda parte: hard-rock dall’arrangiamento complesso (troppe sovra-incisioni, troppi campionamenti), quasi progressive metal soprattutto nelle parti di chitarra. Lo apprezzo su un pezzo, non su cinque. Soli di chitarra virtuosissimi, ok, ma manca stile e compattezza, che è il problema generale di ‘sto disco: Axl si è preso tutto il tempo che voleva per stripparsi in arrangiamenti troppo costruiti, troppo ri-pensati, e in un songwriting che doveva a tutti i costi essere originale, e poi ha fatto eseguire il tutto da uno stuolo di ottimi tournisti, che però non si sono nemmeno incontrati in studio. Infatti strumentalmente è ineccepibile (e ci mancherebbe) ma manca di cuore.
Stesso problema, ma per motivi diversi, dell’ultimo Metallica: il copia&incolla dei loro gloriosi anni ’80 ha prodotto solo sterilità. L’unico Grande Ritorno Rock del 2008 che non mi ha deluso rimane “Black Ice” degli AC/DC, che continuano a rifare lo stesso album da 28 anni (il periodo Bon Scott non si tocca) ma, un po’ per simpatica coerenza, un po’ per autentico, sano e indiscusso groove blues-rock, continuano a farmi muovere testa e piede quando li metto nello stereo.
Degli storici Guns n’Roses, Axl a parte, su “Chinese Democracy” non c’è nessuno. Dei nuovi Guns c’è il tastierista Dizzy Reed. Per storici intendo il quintetto che nel ’87 partorì quella pietra miliare dell’hard-rock statunitense che risponde al titolo di “Appetite for Destruction” e nel ’88 (ri)pubblicò il semi-live/semi-acustico “Lies”, una raccolta di cover e non, imperdibile. Per nuovi intendo il sestetto che pubblicò nel ’91 il doppio così-così “Use your Illusion” e nel ’93 il più apprezzabile album di cover punk “The Spaghetti Incident?” (ma già il grande Izzy Stradlin li aveva mollati).

MADAGASCAR 2 della DreamWorks.
La sceneggiatura di Ethan Cohen, omonimo di uno dei fratelli più eccellenti della storia del cinema, conferma l’assioma vincente dei film d’animazione post-Toy Story: animazione digitale stra-figa + storia ben costruita = successo. Pixar docet. Che dire? Trascinato al cinema la sera del 25 dai fichissimi cugini di Sarah, entro carico di malumore perché nessuno ha accettato la mia proposta “The Spirit” (che non ho ancora visto me ne sto leggendo gran male). Per carità, il primo Madascar mi era piaciuto, però cacchio, dal trailer avevo dedotto che qui si canta e balla di brutto…ma il malumore passa subito con un sorprendente prologo sulle origini di Alex il leone. E poi via con la girandola di colori e gags sostenuta, appunto, da una trama non banale: (spoiler) gli animali dello zoo di N.Y. finiti in Madagascar ora tentano di ritornare a casa a bordo di un aeroplano sgangherato guidato da quattro pinguini (le vere star del film) ma finiscono nel cuore dell’Africa, in piena savana, a contatto con le loro radici, in particolare Alex che incontra i suoi genitori e viene accolto da tutti come il nuovo re leone (o leone alfa, che dir si voglia). Ma Alex è un perfetto ballerino, non un feroce guerriero come esige il folklore locale, e viene così bandito dal branco. Vi farà trionfale ritorno solo quando risolverà, insieme all’inseparabile zebra, il problema della siccità provocata da un gruppo di turisti newyorkesi persisi durante un safari (a causa dei geniali pinguinazzi) ma tosto riorganizzatisi per la sopravvivenza grazie alla guida della tostissima e indistruttibile vecchina scout, già conosciuta nel primo capitolo (fine spoiler). Gag davvero divertenti e quasi mai fini a sé stesse, ritmo narrativo che va di pari passo a quello musical-canoro (fortunatamente mai prevaricante) e, finalmente, un chiaro e inequivocabile messaggio pro-diversità ai bimbi mangia-popcorn di tutto il mondo: un ippopotamo può benissimo fidanzarsi con una giraffa, a differenza degli orchi che per farsi le umane devono prima aspettare che si tramutino in esseri verdi e deformi come loro (…)

NATHAN NEVER N°211 “Il mostro nell’ombra” di Rigamonti/De Angelis.
Esordio in casa Bonelli dell’amico e collega sceneggiatore Davide Rigamonti, per i blogger Dave R., per gli amici Violent Dave. E di violenza infatti si parla in questo giallo dalle tinte forti in cui l’agente alfa è, nientepopodimeno, sulle tracce di un serial-killer freak che rapisce e criògena arrapanti ragazze. Sì, avete letto bene: è la serie Nathan Never. È per questo che ho goduto. Una trama semplice, non per povertà di contenuti ma per fluidità di racconto, una detection nel senso più classico del termine, col suo bel prologone con vittima e modus-operandi del killer-che-non-vediamo-in-faccia, ma ben trapiantato nel futuro piovoso e tecnologico di Nathan con pochi, azzeccati, dettagli di sceneggiatura (il programmino di Sigmund che ricostruisce virtualmente gli ambienti e poi, bè, la criogenesi). Una storia che si lascia leggere d’un fiato. E con un buon colpo di scena finale, forse intuibile dai più smaliziati slasher-fan ma non altrettanto per tutti gli altri. Violent Dave corre dritto per la sua strada e non si ferma (un altro suo Nathan è previsto per il 2009) e De Angelis…è De Angelis, cazzo!

PORTAFOGLIO di pitone.
Come animalista sono indignato, come rockstar maledetta sono appagato. Ho subito traslocato (con indignazione) tutti i miei documenti e i 4 soldi che mi rimangono nell’accogliente ventre squamato di questo bel portafoglione panciuto. Ogni volta che tiro fuori gli spicci per pagare un caffè mi sento un po’ Mr. Crocodile Dundee.

RICORDANDO L’APOCALISSE di Kurt Vonnegut.
Raccolta postuma di dodici testi inediti dell’autore de “Le Sirene di Titano” e “Mattatoio n°5”, scelti dal figlio Mark. Non l’ho ancora iniziato ma il mio pre-giudizio è ottimo: capolavoro. Religione, Scienza, Tortura, Pena di Morte, Comunismo, Capitalismo, Guerra, Famiglia, Clima…Storico, Fantascienza, Dramma, Comico…insomma, il profondissimo caleidoscopio tematico e di generi dell’immortale Vonnegut, ancora una volta. Che ci ha lasciati l’aprile dell’anno scorso ma, come dicono i Tralfamadoriani, “in quel momento è in cattive condizioni, ma sta benissimo in un gran numero di altri momenti”. Passato, presente e futuro sono sempre esistiti e sempre esisteranno. Quindi io, nel futuro, ho già letto questo libro e l’ho trovato stupendo.
UPLOAD: Iniziato. Magnifico il testo del suo ultimo discorso in pubblico, che apre il libro. E poi guerra, Dresda, guerra e ancora guerra...

venerdì 19 settembre 2008

LA MORTE MAGNETICA


WARNING: No comix stuff inside. Only for nostalgic head-bangers. Very long text.

Non ho mai tifato milan,inter,juve,ecc... a differenza di tutti i miei compagni di classe delle elementari. Mentre loro collezionavano le figu dei calciatori, io avevo l’album dei dinosauri. Ma nessuno con cui scambiare il triceratopo con lo stegosauro. Ho avuto un’infanzia difficile.

Così ho dovuto cercare altrove:
1) i miei idoli
2) i fans dei miei idoli

I miei personali campioni divennero: Silver, Massimo Mattioli, Quino, Sclavi…Indiana Jones, Michael J. Fox, Sam Raimi…Eddie Van Halen, Iron Maiden, Lars Ulrich

Lars. Grazie a lui iniziai a suonare la batteria. Grazie alla sua band ho iniziato a suonare in un gruppo, e poi in un altro e poi in un altro, con l’unico obiettivo di stare su un palco, non importa davanti a quante persone, non importa a quale caché. L’importante era suonare, esibirsi, e poi rifarlo.

Lars. Batterista/manager della metal-band che cambiò il mondo.
I 4 cavalieri di Frisco, 4 pischelli brufolosi che appena maggiorenni partorirono un disco dal titolo “Kill ‘em all” che fondeva la rabbia del punk più incazzoso alla musicalità della New Wave Of British Heavy Metal (Iron Maiden, Saxon, Diamond Head…). Era il 1983.
L’anno dopo, i 4 giovani thrashers aggiunsero un elemento nuovo ai loro violentissimi riffs: la melodia. Grazie alle personalissime linee di basso dell’immenso (e compianto) Cliff Burton, brani come “For whom the bell tolls” e “Fade to black” si sono indelebilmente stampati nelle nostre orecchie. Il disco era “Ride the lightning”.
1986: “Master of Puppets”. Pietra miliare del thrash-metal, punto di riferimento per TUTTE le metal-band future, capolavoro indiscusso e indiscutibile. I 4 ragazzini erano cresciuti (ma passavano appena il quarto di secolo…) e, consci o no, conquistarono i metallari di tutte le generazioni.

Il resto è Storia, per alcuni (bè, per molti).

Con “…and justice for all” raggiungono l’apice tecnico-virtuoso-barocco (grazie a quegli spartiti di Lars imparai a leggere e scrivere le parti di batteria).

Col “Black Album” resettano tutto e si re-inventano letteralmente (grazie a Bob Rock, il produttore del “nemico” Bon Jovi!) diventando Icone, superando i loro stessi idoli, conquistando il Mondo con un disco metal-hard-rock ancor oggi studiato dai sound-engineers e divenuto immediatamente, e di nuovo, punto di riferimento di tutte le metal-band di allora (quanti gruppi “rallentarono” le loro ritmiche abbandonando le cavalcate speed per mid-tempos cadenzati e solenni alla “Sad but true”?).

Gli anni ’90 proseguono sulla scia del successo irreversibile con due discussi album (“Load” e “Re-Load”) per alcuni un bieco e pigro adagiarsi sugli allori, per altri (come il sottoscritto) due buoni album dal sound e song-writing unico e personale (“Ain’t my bitch” e “The memory remains” potevano scriverle SOLO loro). Sarebbero stati UN ottimo album se solo fossero stati sfoltiti di almeno una decina di “brani riempitivi” (e in teoria doveva essere così).

Poi “Garage Inc.” , disco di cover dei loro miti anni ’80: questo e il glorioso ep “Garage Day Re-revisited” dell’87 rappresentano per me due dischi-feticcio che mi fanno ancora venire voglia di tornare a suonare.


E a fine secolo “S&M”, live con orchestra, oggettivamente BELLO (operazione commerciale? vaffanculo, “The Call of Chtulu” e “Master” con archi e timpani sono stupende).

Poi, vabbè…l’affaire “Lars vs. Napster” che li fece odiare da tutti (una rockstar milionaria che non vuole rinunciare a un solo disco venduto, in effetti, suona impopolare…ma il principio io lo condivido), il licenziamento del bravo Jason Newsted, l’alcoolismo di Hetfield e la sua dolorosa riabilitazione che li portarono quasi alla rottura e poi a concepire, non a caso, quella schifezza (title-track a parte) di “St.Anger” nel 2003, un’accozzaglia di riffs e ritmiche a caso, secondo la bella tradizione del mixaggio copia&incolla. Un sound volutamente povero e grezzissimo, alcuni pezzi addirittura lasciati in versione demo nel master definitivo…apprezzabile la voglia di cambiare e stupire, ma ‘sticazzi: “Kill ‘em all” era un’altra cosa. Punto.

E ora “DEATH MAGNETIC” ...
Sono presuntuoso. Ho visto/ascoltato soltanto il singolo che gira a rotazione da qualche giorno su radio, internet e mtv varie, “The day that never comes”, ma voglio lo stesso giudicare l’album prima di possederlo (in un modo o nell’altro…tendenzialmente mi piace rubare ai ricchi ma nel loro caso sono, stupidamente e affettuosamente, combattuto).

Il singolo ha la stessa identica struttura di “Fade to black”, ossia la classica semi-ballad con strofe arpeggiate, ritornello elettrico, soli prima e dopo, e coda finale accelerata e cattiva che cambia tono al pezzo. Sulla carta una figata, un ritorno alle origini e alla melodia, ma cazzo…certi passaggi (strofa>ritornello soprattutto) sono davvero troppo uguali ad allora. Questo non è auto-citarsi…è copiarsi per mancanza di idee.

Sound: bene, hanno cambiato produttore (Bob Rock è stato un grande ma ora basta) affidandosi niente popò di meno che a Rick “reign in blood” Rubin. Le chitarre hanno un suono morbido e cattivo allo stesso tempo, davvero godibili, Kirk Hammett è finalmente tornato a furor di popolo a sfoderare assoli (i soliti veloci e melodici assoli, non troppo fantasiosi ma va bene, è il suo marchio di fabbrica e ci piace), James canta alla grande, come sempre, cattivo e melodico al tempo stesso, e la batteria di Lars è massiccia, con un’ottima punta di cassa, piatti sui medi (addio fastidiosissimi alti di st.anger!) ma un rullante un po’ troppo finto-retrò che non mi convince molto, forse troppa cordiera, troppo effetto, quasi un voler attualizzare il classico rullante metal anni ’80…boh. Ma queste son fisse mie da (ex)batterista. E a proposito, a livello squisitamente tecnico...bè, dopo il “Black Album” Lars non ha più studiato! E va anche bene, perché negli anni ha comunque affinato un suo stile personale e riconoscibilissimo. Però, insomma, un po’ povero, siamo sempre lì. Non mi dà più stimoli come un tempo, che cercavo i suoi spartiti e me li studiavo…

Il basso…ma porcaputtana, hanno preso quell’asso di Robert Trujillo, il funambolico bassista funky-metal dei grandiosi Suicidal Tendencies e Infectious Grooves e non lo usano?! Su st.anger ha “suonato” il basso Bob Rock (e ho detto tutto), Trujillo è entrato nella band dopo la registrazione, io mi aspettavo cose turche su questo disco, finalmente ascolto il singolo e…dove cazzo è il basso?! Ok, non è un volume zero come il triste esordio di Newsted su “...and justice” (disco comunque imprescindibile, e poi Jason avrà modo di rifarsi nei successivi), la sua parte la fa, il pezzo sta in piedi…ma non puoi tenere a 60 kmh una Mustang truccata sul circuito di LeMans! Non si può, è immorale.

Do il colpo di grazia aggiungendo che la coda di questo pezzo è davvero infinita e inutile (cos’è, non possono più scrivere pezzi da 5 minuti? Se non ne dura 10 non va bene?) e il videoclip è un po’ penoso (e diventa imbarazzante confrontato all’altro clip anti-guerra, quel capolavoro di “One”, il loro esordio video nell’89, B/N con inserti dal film “E Johnny prese il fucile”, la storia di un sodato tornato dal fronte senza gambe, braccia, cieco, sordo e muto, che vuole morire ma le alte sfere non glielo permettono perché è un “eroe di guerra” e gli eroi non si suicidano…cazzo, quello era una mazzata, quello era essere contro la guerra!).

Mi dicono comunque di ascoltare il disco. E lo farò. Anzi l’avrò, come ho detto. Mi dicono che non è male, che alcuni pezzi sono molto validi, che c’è “Unforgiven 3” (…). Ma al momento il mio giudizio è negativo. E temo lo resterà.

NONOSTANTE TUTTO, io continuo a tifare per loro.
Perché la mia squadra del cuore sono i METALLICA.
Non si cambia squadra. La si sostiene nelle vittorie e nelle sconfitte.

Non è solo nostalgia, non è solo affetto, non è solo “il metal è morto, lunga vita al metal”.
È TIFO. Irrazionale, inspiegabile, viscerale tifo.
Non mi viene altro termine.

Loro sono la mia personale “Favola Rock”, quando ancora non solo noi ultra-30enni sognavamo di diventare Rock-Hero, ma il mondo stesso (il Sistema, lo Show-Business…ha diversi nomi) li sfornava e coccolava come figli preziosi.

Erano i tempi in cui una garage-band rozza ma con tante idee (chiare) e la voglia di sfondare (palchi e orecchie) diventò una delle band più famose della storia, indipendentemente dal genere.
Erano i tempi in cui anche 4 ventenni brufolosi della Brianza chiudendosi in una cantina tutti i sabati pomeriggio a suonare fino allo sfinimento, invece di andare a cuccare le sfitinzie, si sentivano Fighi. E si sentivano SuperFighi quando suonavano alla festa di fine anno del liceo davanti agli altri Fighi, quelli che durante l’anno cuccavano…del tipo: avete limonato tutto l’anno? Bene, noi abbiamo suonato tutto l’anno e adesso siamo su questo palco, stronzi!!!
(più avanti capii che il benessere stava in una felice via di mezzo)

Erano i tempi in cui noi ventenni brufolosi eravamo molto simili a questi altri ventenni brufolosi:



Bentornati Lars, James e Kirk.
Benvenuto Robert.
Riposa (sempre) in pace Cliff.

martedì 24 giugno 2008

PULP-iTO in concerto

Offro volentieri il mio spazio per pubblicizzare un'originale e musicalmente scorretta band di amici, ma solo perché mi hanno pagato pesantemente.

Inutile inserire qui link e/o descrivere la band e/o sottolineare che shootteranno il tutto…ci hanno già pensato loro. Basta cliccare sull’immagine. O sul link al loro myspace nei miei link.
Cliccate ovunque, ma cliccate.
(ah, l'eclettico batterista Simone fu un mio allievo -di batteria- un fottìo d'anni or sono)

Io purtroppo non ci sarò perché lo stesso giorno, VENERDI’ 27 GIUGNO, c’ho una presentazione del Cane nazionale col Ponticelli nazionale alla Mantova nazionale.
Sarò più dettagliato nei prossimi giorni…

mercoledì 11 giugno 2008

UOMINI VERI la mia top 10

Dopo una lunga e colta riflessione sono arrivato a questa conclusione: UN VERO UOMO SA DIRE BASTA. E lo fa nel momento giusto.
Quando si è già detto e fatto tutto, quando il destino ci impone di scegliere fra la coerenza o la parodia di noi stessi, quando dire NO fa la differenza tra dignità e avidità…è in questi casi che si riconosce l’Uomo Vero.

Probabilmente io avrei detto BASTA a "100ANIME" solo al decimo volume…non al terzo. E di sicuro non avrei mai detto di no a un sequel di "COMEunCANE". Ma lasciamo perdere i miei best-seller.

Ci sono uomini che hanno detto BASTA al momento giusto e sono entrati nella Storia.
J.J. Abrams, Spielberg e Vasco Rossi non rientrano nella categoria.

Ecco la mia personale top 10 di BASTA-MAN:

1- LED ZEPPELIN


Se esiste un Olimpo del Rock, loro stanno in cima. Dopo 12 anni di dischi e concerti al top di critica e pubblico, nel 1980 muore il batterista John Bonham, soffocato nel proprio vomito dopo una sbronza sovraumana, e chiudono la carriera. Nessuno aveva litigato con nessuno, erano una band di stra-culto che vendeva stra-bene (al pari di Beatles, Queen e Pink Floyd, per intenderci), il loro pubblico era vasto e fedelissimo, sostituire un batterista non è grave come sostituire un cantante…ma lo era per loro. E per i loro fan. Gli Zeppelin erano 4 musicisti unici. Sostituire un solo elemento significava non essere più i Led Zeppelin. E infatti i tre reduci (più che altro Plant e Page) in seguito hanno avuto carriere soliste, dignitose, ma che scompaiono all’ombra del gigante Zeppelin che non si è mai scollato dalle loro schiene. E che rimane lì, al suo posto, statuario e inscalfibile nei secoli dei secoli.
PS: dopo quasi 30 anni, gli Zeppelin si sono riuniti col figlio di Bonham, Jason, alla batteria per una micro-turnée e un’ennesima antologia. Credo faccia parte del ciclo naturale delle rock-band e per quanto mi riguarda non aggiunge né toglie nulla al passato, a loro, alla musica.
PPS: gli AC/DC ci hanno messo tre mesi per rimpiazzare il cadavere del cantante Bon “live fast, die young” Scott con l’eterno Brian Johnson. Pure Bon morì nello stesso periodo e nello stesso modo di Bonham. Ah, incorreggibili rockstar…


2- BILL WATTERSON

Bisogna avere due palle cubiche per rifiutarsi di vendere i diritti di merchandising e cartoon di quel capolavoro grafico e letterale di “Calvin&Hobbes”. Può fare la differenza tra essere serenamente benestanti o schifosamente ricchi. Ma per Watterson la sua creatura nasce e muore (nel 31 dicembre ’95) come fumetto. Non l’ha mai concepita in nessun altro formato, pena: la svalutazione dei suoi personaggi. Non ha quasi mai concesso interviste né autografi. Gli piace creare, punto. Ora dipinge per i cacchi suoi. Watterson è la quintessenza dell’integrità artistica. E pensare che un peluche di Hobbes sarebbe stato il gadget più coerente della storia dei comics, perché nel fumetto lui è davvero un peluche!
PS: se vedete uno di quegli schifosi adesivi col Calvin tarocco che piscia, appiccicato di solito sul retro di una golf nera, staccatelo e bruciatelo.


3- LANCE ARMSTRONG

Il sette (7) volte maglia gialla texano è un caso unico nella storia del ciclismo. Dal ’98, con alle spalle la vittoria di un mondiale (’93) e la sconfitta della Morte, ha impostato la sua carriera su un solo, preciso, obiettivo: vincere il Tour de France più volte possibile. Doping o no, Lance era un fuori classe, iper-tecnico, ultra-calcolatore e tenacissimo a livelli soprannaturali…cioè, è uno che ha vinto la guerra contro il cancro alle palle e dopo, non pago, le ha piantate in sella per vincere 7 Tour di fila. Che è la competizione ciclistica più importante al mondo, ok, ma quanti ori avrebbe vinto alle Olimpiadi se solo si fosse iscritto tra un Tour e l’altro? Quanti Giri, Vuelte, altri Mondiali? Niente, solo il Tour. E dopo 7 (impresa irripetibile, probabilmente) all’età di 34 anni si è ritirato. Al culmine di una carriera impressionante, ma non a fine a carriera.


4- IZZY STRADLIN


Seconda, e per molti invisibile, chitarra dei Guns’n’Roses li molla nel ’91 all’apice del successo planetario del doppio-disco/semi-cagata “use your illusion” perché non sopportava più quel coglione di Axl Rose, le sue manie, la sua patetica aggressività, il suo divismo cafone. Axl si è affossato da solo e non ha più concluso una fava da allora. Izzy forma una sua band e nel ’93 pubblica “Izzy Stradlin and the Ju Ju Hounds”, davvero un buon disco street-rock con influenze piuttosto eterogenee. Da allora prosegue la sua carriera solista in sordina. Zero successo, Mille dignità.
PS: giusto qualche comparsata live negli ultimi anni nei “nuovi” Guns, a conferma del ciclo naturale delle rockband e dell’inevitabile regola artistica “devo pur magnà”...ma un nuovo disco ce lo scordiamo, state tranquilli.

5- AL GORE


Dopo aver subito la più kafkiana inculata nella storia della politica americana, poteva comunque continuare la sua carriera all’interno del Sistema, forte dell’appoggio di mezzo popolo americano. E invece ha mandato tutti al diavolo e si è dedicato anima e corpo alla causa ecologica, sbattendosi a destra e a manca per realizzare l’ottimo documentario “Una scomoda verità” e vincendo nell’ottobre 2007 il Nobel per la pace, pensa un po’.

6- JOHN CARPENTER

Maestro assoluto del cinema indipendente, dal ’74 al 2001 ci ha regalato perle che hanno spaziato e (re)inventato ogni genere. Una carriera legata alla sola ed esclusiva passione per il proprio, autonomo, incorruttibile modo di fare cinema, lontano da ogni logica di mercato e inaffondabile alla faccia dei non pochi flop al botteghino (l’esempio più eclatante fu “La Cosa”, assoluto capolavoro: budget tosto + regista già affermato + Kurt Russell = successo annunciato…e invece fu totalmente offuscato dall’uscita di E.T. quello stesso anno). Dopo “Fantasmi da Marte” (’01) ha giusto realizzato due (carini) episodi di “Masters of horror” per sport e per amicizia verso i colleghi (chi conosce la serie capirà). Poteva continuare tranquillamente a ripetere se stesso all’infinito, complice un’orda di fan sfegatati in tutto il mondo. E invece ha deciso di fare lui il fan per una volta, dedicandosi totalmente al tifo per la sua squadra di basket preferita (i Lakers? Boh). Ora pare che forse, ma forse, stia lavorando a un nuovo film, “L.A. Gothic”, che uscirà chissà quando…chi vivrà, vedrà. John non ha fretta.

7- RAGE AGAINST THE MACHINE

Dopo 3+1 album che hanno ribaltato il mondo della musica e definito (insieme ad altre band dei primi ’90) il concetto di crossover, la revolucionaria band si è sciolta nel 2000 perché non riusciva più a portare avanti coerentemente il proprio discorso, sia musicale che politico. In pratica, il cantante Zack de la Rocha e gli altri non andavano più d’accordo sulla linea da seguire e piuttosto che sputtanarsi hanno preferito smettere, in totale amicizia. Morello & C., orfani di Zack, si riciclarono nei buoni Audioslave col grande Criss Cornell alla voce. Ma (vedi Led Zeppelin) togliersi di dosso il marchio RageAgainstTheMachine ha fatto la differenza tra un buon esordio di una nuova band e un mostruoso e reiterato successo di un ipotetico quinto, sesto, settimo (noioso?) disco dei RATM. Ora Cornell ha già avviato una sua carriera solista e i RATM si sono riuniti per qualche concerto, a conferma che non si sono mai sciolti per dissidi personali o altre stronzate da star. Ma di nuovi album non se ne parla proprio. Probabilmente quello che dovevano fare e dire l’hanno già fatto e detto. Punto.

8- ALAN BALL

Six Feet Under è una delle mie serie TV preferite in assoluto. 5 stagioni di successo dal 2001 al 2005, elogi unanimi di critica e pubblico, il network HBO (n°1!) preme per una sesta stagione ma il suo creatore Alan Ball rifiuta. I personaggi, le situazioni, le tematiche di quella 60ina di episodi hanno già sviscerato tutto quello che c’era da sviscerare sul tema principale (la Morte) e oltre. D’altronde Alan Ball, che per l’idea di base si è ispirato alla morte di sua sorella, era stato chiaro fin dall’inizio: 5 stagioni e BASTA.
PS: J.J. Abrams invece con Lost ha ancora un sacco di cose da (non) dirci per altre 2 (o magari 3?) stagioni + film con finale alternativo per rilanciare ancora e ancora e ancora…

9- ROCCO SIFFREDI

A soli 40 anni ha smesso di fare l’attore per dedicarsi a moglie e figlie (mi auguro con un diverso tipo di attenzione).


E al n°10 chi mettereste?
Valgono anche i casi personali…e ovviamente le BASTA-WOMAN!

venerdì 30 maggio 2008

ROCK and ROLL



RECORD COMPANY BAND

sabato 31 maggio

live @

LE SCIMMIE

via Ascanio Sforza, 49 - Navigli - MILANO

da janis joplin agli skunk anansie, passando per creedence, queen e ac/dc...la mia Sarah ne ha fatta di Autostrada per l'Inferno!

UPDATE

e si conclude col classico "sbocco nel naviglio" il concerto della Record Company Band di sabato sera, concerto a base di fulmicotone (sul palco) e alcool (tra il pubblico).

il buon eMa, con fare esperto e collaudato, mi aiuta a liberare i postumi della sbronza. perchè io sono un vero rocker e i veri rocker muoiono giovani. live fast, die young. ci sto lavorando, mamma, ci sto lavorando...

lunedì 12 maggio 2008

SUPERPUFFS! a volte ritornano...


Una volta suonavo la batteria decisamente più di adesso, che non la suono quasi più.
L'ultima cover-band in cui ho militato sono stati i Superpuffs , funambolico tributo agli anni '80 in salsa rock/hard rock.
Quante avventure insieme su e giù per i palchi milanesi, brianzolesi e pavesini!

Cliccate sul nome e sparatevi il loro myspace, con le loro foto e le loro date.
Io suono la batteria in "Bette Davis Eyes" e "Maniac", quest'ultima praticamente speed-metal...

ORA: che c'entra tutto ciò in un blog di fumetti?
C'entra: la cover con noi in versione Lego è un Tenderini d'annata.

venerdì 25 aprile 2008

ROLLING STONES vs. MARTIN SCORSESE


- Cosa provi quando sali sul palco davanti a 100.000 persone?
- Mi sveglio.
Keith Richards

E con questo avrei anche concluso la mini-recensione dell'ultimo lavoro di Scorsese, il documentario sugli Stones "Shine a Light" che in realtà è un intero concerto del 2006 tenutosi al Beacon Theatre di N.Y. ripreso da una decina di camere e inframmezzato da qualche (ottimo) spezzone di repertorio del passato.

Perchè la vita è piatta e sonnolenta, non possiamo mai avere Soddisfazione. L'unico momento in cui ci sentiamo vivi è quando stiamo su un palco...............fantastico.

Tra Beatles e Rolling Stones preferisco i primi per un tot di motivi, ma certi pezzi dei secondi mi si sono stampati nell'anima come pochi...Time is on my side, Play with fire, As tears go by, Brown sugar, Sympathy for the devil, Jumpin' Jack Flash, Heart of stone e soprattutto Paint it black, un pezzo immortale, una delle migliori rock-song della storia della musica.

Musicalmente gli Stones non è che sono invecchiati...non sono mai stati Musicisti con la M maiuscola. Ma il groove, il tiro, l'energia che sprigionavano sul palco 40 anni fa da sbarbatelli è la STESSA IDENTICA di adesso che hanno superato i 60 (e sono ancora sbarbatissimi, tra l'altro...sono forse l'unica rock band che non ha mai cambiato look, e sono anche la più longeva in assoluto).

Patto col Diavolo? a sentire la sinergia tra Ronnie e Keith che, come dice testualmente Keith, "da soli siamo decisamente scarsi ma insieme valiamo più di dieci", il dubbio viene...
Davvero incredibili...Mick Jagger poi salta e si agita come un ragazzino dalle mille rughe, una cosa in bilico tra il grottesco e l'affascinante.

Scorsese, che ha un talento cinematografico monumentale, è riuscito a catturare in quelle due ore di live il senso vero e unico degli Stones, ciò che da sempre incarnano e li distingue: l'animalità da palco, il gusto puro e fine a se stesso di suonare ed esibirsi, il sudore, la fatica, l'adrenalina...e soprattutto l'"umile consapevolezza" di essere delle icone immortali e irraggiungibili. Icone colossali che trovano la loro giusta dimensione al cinema: veri giganti dello schermo, questo ha capito e colto alla grande Scorsese.

live a parte, che è il cuore pulsante dell'opera, sono memorabili l'incipit coi litigi tra Scorsese e Jagger (due EGO a confronto, ma comunque aveva ragione Martin) e l'epilogo stra-lunato.

insomma: bello!

venerdì 18 aprile 2008

JACOB in the WATER


ecco dove finiscono i miei fumetti: nel cesso!

questa è la prima tavola di Jacob ep.02 apparso su XL di Repubblica di novembre in occasione di halloween. me la sono trovata incollata al muro della toilette del Ritmia, locale live di Cremona dove si esibisce spesso la mia muliera Sarah.


per carità, è un onore. i fumetti si leggono al cesso, si sa.
ma è sopratuttto una scusa per mandarvi sul myspace della band della muliera. le foto più belle sono made in Alfio.

alla prossima cagata!

giovedì 13 marzo 2008

JOE STRUMMER dovrei restare o dovrei andarmene?


il leader/mente dei Clash è morto il 22 dicembre 2002. ricordo ancora l'annuncio mattutino su radiopopolare, quasi in diretta. la sua voce, i suoi testi, la sua musica sono stati, e sono ancora, una delle colonne sonore della mia vita.
ieri ho visto "The future is unwritten" documentario a lui dedicato, del veterano Julian Temple. un buon modo per ricordare e ribadire chi era, ricordare la forza e la determinatezza che ha portato i Clash alla fama mondiale, il loro impegno politico, il coraggio musicale di nascere punk e poi sapersi reinventare, la testarda coerenza con sè stessi, poi il sofferto/improvviso ritiro dalle scene e infine la rentré diginitosa, ma in punta di piedi, coi Mescaleros.
vedere Strummer post-40enne che distribuisce sorridente flyer del suo concerto (coi Mesc) a ragazze per strada che neanche lo riconoscono è un esempio di stile e di vita: una leggenda rimane una leggenda, sempre e comunque. alla fine Joe l'aveva capito: l'ego invecchia, la musica rimane.
quindi sì: dovresti restare. anzi, non te ne sei mai andato.