venerdì 18 settembre 2009

COSE PICCOLE

WARNING: contiene riflessioni personali sull’Esistenza ed è un pò lungo.
“Mi mancano cose come perdermi in un mercatino dell’usato per cercare un disco introvabile…e quando lo trovavo mi sentivo al settimo cielo.”
Questo diceva Cobain pochi mesi prima di spararsi in faccia. Non giustifica quella fine né lo rende il guru di chissà chi, chissà cosa. Il problema è che, nolente e nolente (non è un errore), Kurt fu portato su un piedistallo quando stava meglio in un pozzo.

Ma non è di lui che voglio parlare. La foto è solo per attirare l’attenzione.

Quest’estate stavo vedendo l’ennesima commemorazione dell’ex-Nirvana (in realtà era uno speciale sul rock diviso in puntate cronologico/tematiche e quella sul grunge si è ineluttabilmente trasformata in una monografia di Kurt Cobain) quando fui colpito da quella frase. E dall’espressione rassegnata e tristissima del 27enne che la pronunciava durante una delle tante interviste di routine. Era un tossico molto vicino allo stadio terminale, d’accordo, ma era tremendamente sincero. Una frase piccola, insignificante di per sé, una frase del cazzo che va a sommarsi alle migliaia di altre che i media recuperano/estorcono da/a star ormai putrefatte per rimetterle insieme come mostri di frankenstein mediatici e darcele in pasto con puntualissima cadenza annuale. Abbiamo bisogno di icone, evidentemente.

Ma perché quella frase mi ha colpito? Perché è stato uno dei tanti segnali.
Perché è arrivata nel bel mezzo di una mia introversissima riflessione personale che va avanti da qualche mese, e ora si è conclusa, su: rock, rock anni ’70, musica attuale, film belli, film brutti, copiare, scaricare, comprare, leggere, scrivere, background, allievi della Scuola del Fumetto, esami di fine anno della Scuola del Fumetto.
Rappresentando le sopracitate voci più o meno il 90% di ciò che vivo e respiro (escluso l’Ammore, ovvio), di ciò che sono e sono diventato, posso concludere che questa è una riflessione personale sulla Mia Vita: Chi sono, Cosa faccio e Perché lo faccio.
(sicuramente anche la lettura di “Alta Fedeltà” di Hornby c’entra qualcosa)

- Sono un lettore di fumetti e narrativa in genere, un ascoltatore di rock a 360°, uno spettatore di film a 720°, un mediocre giocatore di videogames e un ciclista della domenica (sabato, per la precisione).
- Faccio lo sceneggiatore di fumetti per vivere, cioè invento storie e poi le scrivo seguendo una struttura tecnica grazie alla quale dei disegnatori le rappresenteranno infine in forma di fumetto.
- Lo faccio perché sono fortunato, ok, ma anche perché ho tanta fantasia E ho letto, visto, giocato, ascoltato un sacco di roba, e continuo a farlo.

A 14 anni ascoltavo gli Iron Maiden i cui testi erano citati in Dylan Dog che aveva appeso nello studio il poster del Rocky Horror Picture Show. Che bello, tutto tornava! Che bello, non ero solo!
Leggere, vedere, ascoltare tutta quella roba in quel fantastico cortocircuito di citazioni incrociate, parallele, analogiche, volontarie e involontarie, credo sia stato il succo della mia vita. Un succo che mi ha così tanto nutrito mentalmente da permettermi poi di nutrirmi materialmente.

La cosa che mi ha spaventato in questi mesi e condotto a questa riflessione è proprio quest’uso terribilmente disinvolto del passato quando mi riferisco al mio Succo. Oddio, e quindi adesso non mi ci nutro più?! Ho esaurito tutti i fumetti, libri, film, musica che mi ispirano e mi fanno scrivere e mi consolano e mi divertono e mi fanno riflettere e mi gasano e in pratica mi tengono in vita?! Che sta succedendo?!

Mi sta(va) succedendo quello che portò Cobain al suicidio: quando puoi avere tutto non ti godi più niente. Nel suo caso la colpa erano Soldi e Successo, nel mio (come per molti altri comuni mortali) Mulo Elettronico e Pigrizia, che vanno così d’accordo da scambiarsi continuamente i ruoli di Causa ed Effetto.
Fortunatamente sono un po’ meno sensibile e fuori di testa di Cobain, quindi sono ancora vivo.

Ci sono stati vari segnali, soprattutto quest’estate, che mi hanno fatto riflettere e poi capire cosa mi mancava. Non era l’Oriente né un’amante. Era molto più semplice. Mi mancava la conquista delle cose che mi piacciono. Entrare in quel maledetto mercatino dell’usato e trovare proprio quel disco che stavi cercando. Non necessariamente una rarità o un’edizione particolare. Semplicemente quello.

È il Mulo che mi ha reso sterile. Per quanto sia sempre stato contrario allo skarico selvaggio, per quanto abbia sempre optato per uno skarico “intelligente” (rubare ai ricchi, in pratica), per quanto la natura stessa del mio lavoro mi imponga una certa etica a riguardo, per quanto bla bla bla…non sono un santo.
Il problema è questo: perché avere d’un botto tutti gli album dei Muse non me li ha fatti apprezzare come invece avrei creduto? Forse perché andavano ascoltati con più calma, centellinati. Forse semplicemente non mi piacciono e basta.
No, la verità è che non me li sono conquistati (che poi fa rima con centellinati, apprezzati, goduti, ecc…). Tutto qui. Poi magari non mi sarebbero comunque piaciuti, ma non è questo il punto.

Un altro dei segnali di cui sopra, forse il più significativo, l’ho sentito a fine agosto in quel di Amboise, cittadina della Loira famosa per il suo castello e il parco di Leonardo da Vinci. La mia Sara, attratta da vestitini simil-etnici a pochi euro esposti in un negozietto della via turistica della cittadina in questione, si fiondò nel negozio medesimo e cominciò a guardarsi in giro. Io, come sempre, la seguii controvoglia. Un po’ perché sono un maschio e non mi interessano certo i vestiti da femmina, un po’ perché sono un maschio e devo fare la parte del marito scocciato per la moglie spendacciona (quando in realtà lei guadagna come me e forse spende meno in cazzate…adorate cazzate). Ebbene le casse del piccolo stereo diffondevano nel negozio un rock-blues bellissimo, ruvido e tecnico allo stesso tempo…si sente che è old ma ha un piglio così moderno che mi fa quasi dubitare dell’autenticità 70’s di quel sound…roba da farmi dimenticare le cose che passano ora su Virgin Radio e RockTv alle quali non dico vorrei affezionarmi ma almeno avvicinarmi anche solo per conoscenza, giusto per tenermi informato sul rock e metal degli anni ’00 senza dover sempre tornare ai miti del passato…ma questo rock-blues, caspita…no, no, mi spiace, niente a che vedere con la merda di oggi, non c’è paragone, questa è musica, questo è ciò che voglio ascoltare…ma chi sono? li conosco? eppure quella batteria, quella voce…cazzo, sì, io li conosco! Quello è Robert Plant! Chiedo giusto conferma alla tipa del negozio nel mio perfetto francese e lei, appunto, conferma mostrandomi il cd originale: Led Zeppelin I, “How Many More Times”, l’ultima traccia. 1969. Alla faccia dei 70’s. E perché non la conoscevo quella canzone? Io amo gli Zeppelin, sono cresciuto (anche) con loro, ho tutto dei Led Zeppelin…no, non è vero. Avevo un paio di cassette registrate che non ho quasi mai ascoltato causa avvento del compact disc e conseguente acquisto della doppia antologia “Remasters”. Non ho mai avuto la discografia completa di una delle migliori band dell’universo e così mi sono perso quell’ultima traccia semisconosciuta del loro primo disco. Ho ringraziato la tipa del negozio per avermi mostrato il cd e mia moglie per i suoi gusti in fatto di vestiti (continua così!).

E così questa settimana ero a Milano nella commissione d’esame della Scuola del Fumetto (davo voti e giudizi ai lavori, nella fattispecie fumetti, degli alunni di fine triennio) e ho potuto fare una puntatina nel mio negozio di dischi usati preferiti per cercare il primo album dei Led Zeppelin (che anche se sono famosi trovi soprattutto antologie, best of, inediti, ecc…e invece io volevo, pensa un po’, semplicemente il primo disco). Era un po’ che non entravo in quel negozio a CERCARE. E l’ho trovato, il primo album dei Led Zeppelin. E indovinate? Mi sono sentito al settimo cielo. Proprio come quando avevo 15 anni e per trovare “From enslavement to obliteration” dei Napalm Death dovevo farmi 2 ore di treno A/R Milano perché da me in provincia era tanto se trovavi un greatest degli Scorpions, ma poi una volta a casa, dopo un pomeriggio passato nella metropoli, dopo tutta quell’attesa sul treno per ritornare dal tuo stereo, quando finalmente mettevi su il disco (cassetta, nel mio caso)…bè, ti godevi davvero ogni traccia.

Insomma, meno male che non sono una rockstar di successo e posso andare nei mercatini dell’usato. Ora finalmente ho una nuova meta da raggiungere: trovare e compare tutti gli album dei Led Zeppelin in ordine cronologico. Ho sempre fatto così con le band che poi sono diventate imprescindibili per me. Perché non lo faccio più? E non solo nella musica: mi vanto di essere stato uno dei pochi (credo) ad aver visto “Le Iene” nel ’93 e poi aver aspettato con un’ansia soprannaturale l’arrivo di "Pulp Fiction" al cinema. Non è tardi per ricominciare a conquistarsi le cose, dai.

Altro segnale: “Point Break”, il mio film preferito della Bigelow. Ma perché preferito? Cosa mi piacque così tanto allora? L’azione? Il surf? Perché non l’ho più rivisto? Detto, fatto: lo davano su sky quel pomeriggio di inizio settembre che ancora lavoravo solo 6 ore al giorno, dovevo ri-carburare, già, e quindi potevo anche permettermi di piazzarmi davanti alla tv per l’ora stabilita e…dio, che film “Point Break”! Rapinatori di banche che hanno bisogno di soldi per continuare a fare surf spostandosi da una costa all’altra del mondo inseguendo un’estate perenne…ma può un film entrato negli annali dei blockbuster action basarsi su un concetto così romantico? Ecco perché mi era così piaciuto 15 anni fa. Invece di scaricarmi i GI-Joe mi sono riconquistato “Point Break”.

Altro segnale: un articolo di Tommaso La Branca su FilmTV che commemorava la morte di Fernanda Pivano, ma non voglio dilungarmi, che già lo sto facendo contro la mia volontà.

Io sono un conquistatore di fumetti, libri, film, cd. Sempre lo sono stato e sempre lo sarò.

È questo che purtroppo manca in alcuni neo-diplomati fumettisti che ho avuto modo di analizzare e giudicare, loro e le loro opere (ultimo e definitivo segnale della mia riflessione). Spesso non manca il talento, né la tecnica: manca il background. La passione, se volete, quella passione che costruisci pian piano, che ti entra sotto pelle, che ti conquisti fumetto dopo fumetto, libro dopo libro, film dopo film.
Cioè, cosa ti spinge a iscriverti in una scuola di fumetto se prima di tutto non sei TU stesso un divoratore di fumetti? La voglia di esprimersi, di disegnare, di scrivere…certo. Tutte cose nobili e valide. Ma chissà perché i lavori migliori che ho avuto il (sincero) piacere di leggere e giudicare erano scritti e disegnati da chi non riesce a vivere senza leggere, guardare, ascoltare tutto quello che è il suo pane quotidiano. Il Succo della sua vita.

Eppure siamo nell’era di Internet, tutto è a portata di mano, tutti possono leggere, guardare, ascoltare quello che vogliono in qualunque momento lo vogliano. E molti lo fanno. Ma il problema non è questo. Non è la possibilità di acquisire dati. Ben venga. Che fortuna. Il problema è il COME. Il problema è il Tutto e Subito. Il problema è accumulare giga di musica e film nel proprio pc e lasciarli marcire. Ne sono ormai totalmente convinto.

PS: e sì, sono anche un ciclista della domenica (sabato). Per l’esattezza sono uno scalatore. Amo ammazzarmi di fatica su salite assolate finché il sudore non mi offusca la vista e le cosce non mi fanno male. Amo sentire il cuore che pompa e il fiato che regge. Amo patire l’insopportabile calura dei 500 metri slm e poi il freddo bastardo dei 2.000. Amo soffrire sapendo che mancano ancora 6 km alla vetta con una pendenza media del 14%.
Perché?! Masochismo? Eroismo? Sport? Stupidità?
Sì, un po’ di tutto e un po’ di niente.
La verità è che lassù, in cima, non ho più metri da scalare né pedali su cui puntarmi. Ho solo una lunga discesa da fare col vento in faccia e le ali ai piedi. Solo lei e io.
E ogni singolo km orario che toccherò su quell’asfalto me lo sono conquistato con tutto me stesso.

27 commenti:

DIFFORME ha detto...

amen fratello

Bapho aka Davide Costa ha detto...

Gran post.

ti linko su feisbuk.

Anonimo ha detto...

Ti sto applaudendo, alzandomi in piedi, con gli occhi chiusi e annuendo con la testa...
Disamina che non fa una grinza.
Pensa che durante il trasloco mi son ritrovato con la musicassetta di Thriller, che mi ero fatto comprare a 5 anni...Tutto torna...

eMa

jac ha detto...

Grande CRIP.

Un post che mi fa capire quanto è piacevole passare le lezioni con te.
E quanto sono contento di sapere che sarai con noi al secondo anno serale. Olè!

Uno "Sharing" di informazioni rimanendo in tema pirataggio eheh...ma sono dal vivo...in classe.
Dove ognuno porta il suo backround.

Di certo l'influenza di internet da quel punto di vista si fa sentire.
Ognuno la subisce a modo suo e in diversa quantità e ne subisce le dirette conseguenze.

E' bene condividere quindi determinate conoscienze ma è altrettanto giusto che ognuno ritagli uno spazio personale dove inserire queste gioie da coltivare come il trovare un disco, un fumetto o un film che cercava da tempo.
Perchè scoprire da sè un proprio mondo e in parse crearselo è molto più soddisfacente e chiarificatore nel comprendere quale è la propria strada creativa.



Gran bel post davvero. :)

perissi ha detto...

(-:

Gianluca Maconi ha detto...

"E indovinate? Mi sono sentito al settimo cielo. Proprio come quando avevo 15 anni e per trovare “From enslavement to obliteration” dei Napalm Death"

dai napalm death ai led zeppelin... hai confermato che invecchiando si matura.

quasi un piccolo adulto reazionario finalmente ;)

DIFFORME ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
DIFFORME ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
DIFFORME ha detto...

i napalm death me li sparo il 1 ottobre!

il.Benci ha detto...

mi sono commosso leggendo, va beh che in sto periodo di rifacimento vita mi succede spesso... però veramente emozionante

KoTa ha detto...

Gran post sensei.
Speriamo di non deludere le aspettative al prossimo esame ;)

alex crippa ha detto...

difforme: halleluja.

bapho: grazie mille! vado a mettermi la cravatta.

eMa: vero, tutto torna...anche che non mi piacciano i Muse (taaac!)

jac: piacere mio. hai centrato il punto: comprendere quale è la propria strada creativa. trovare e identificare il proprio percorso è fondamentale. se no è solo un fagocitare tutto e non assimilare nulla. che forse è peggio del non assaggiare nemmeno.

perissi: ;) :) :o :P

gianluca: scusa, in quale punto ho rinnegato i Napalm?! diciamo che ora non li ascolto così spesso come 15 anni fa...

difforme: strizza le guanciotte a Shane "testa di pesca" Embury da parte mia!

benci: grazie. a me certi bilanci viene spontaneo farli all'inizio di un nuovo anno, che ovviamente combacia coi primi di settembre e non col 1° gennaio come le Alte Sfere ci fanno credere da sempre.

kota: ah, se solo provi a deludermi l'anno prossimo...non provarci nemmeno!

Paolo Motta ha detto...

Condivido molto di quello che hai scritto, ma non saprei esprimerlo così bene:-)bravo!

Alfio Buscaglia ha detto...

Bravo

Fede ha detto...

Tu guarda le "piccole" cose della vita dove ti (ci) portano a riflettere... benedetto sia quel "backgrond", quel "SUCCO della vita" di cui scrivi, io ancora me lo sto costruendo e centellinando e non smetterò mai di farlo nel mio piccolo.
Vado a farmi un goccio.
Gran bel post. ;-D

Mastro Pagliaro ha detto...

sei una bella persona.
ci vediamo a Lucca.
ciao

alex crippa ha detto...

paolo: è solo ispirazione, suvvia...

alfio: grazzzie.

fede: alla salute!

mastro: commosso, ringrazio. aaah, se tu fossi una bella donna...ci vediamo comunque a Lucca, carissssssimo!

Carlo ha detto...

c'è di che scompaginare le convinzioni più radicate degli economisti: ma l'"homo economicus" non era quello che non sceglierebbe MAI di pagare qualcosa che può avere gratis?

hai ragione su tutto.

hai espresso dei valori profondamente educativi. è bello sapere che fai (anche) il maestro.

ieri mi è successa una cosa simile a quella sperimentata da te con Led Zeppelin 1: ho scoperto le strisce di "the angriest dog in the world" di lynch.
una piccola cosa, eppure che genio. e che emozione. non ero più abituato ad associare un appagamento così al fumetto.

Greg ha detto...

la penso ESATTAMENTE come te

giustina ha detto...

è un po' che non ti leggevo, confesso.
pochi riescono a scrivere così tanto e a portare chi lotta contro il tempo - per perdere facile - fino all'ultima riga di un post.

chapeau.

alex crippa ha detto...

carlo: eh sì, sono un pessimo "homo economicus".
Wow, ho visto le strip di Lynch! e, come molte lynchate, mi piace ma non so perchè...

greg: oh yeah.

giustina: grazie, cara Giupps. mi sa che ci si becca a Treviso!
PS ehi, il tuo nuovo libro è imminente, da quel che ho capito!

Giangidoe ha detto...

Caro Alex, quante volte anche io ho riflettuto sulla perdita della "conquista" derivata dal Mulo: dozzine di serie, film e dischi introvabili finalmente trovati, accumulati e lasciati ad impolverarsi (virtualmente) li nei raccoglitori.
É proprio vero: sono la scoperta, l`attesa, la ricerca, il sacrificio (spt economico) che danno peso e valore alle cose che ci hanno formato fino a qualche anno fa. La fruizione sta cambiando sempre di piú e non tutto sta peggiorando, ma il piacere che dava il possesso fisico del manufatto mistico (anche ottenuto a prezzi irrisori, o semplicemente rubato ad amici o parenti) raramente puó essere restituito da un download o da uno streaming.
Per fortuna, scans a parte, per il fumetto il discorso tradizionale continua a funzionare bene.
E forse é anche per questo che proprio dai fumetti (e dalle serie, che gratis le guardavo prima e gratis le guardo ora, solo bruciando un pó di piú i tempi) continuano a derivare le mie emozioni e soddisfazioni maggiori.

Grande Alex, grande post. Mi associo agli altri.

alex crippa ha detto...

giangidoe: il fumetto è una delle rarissime forme d'arte moderna che non possono prescindere dal loro supporto cartaceo, e forse l'unica il cui formato condiziona pesantemente il contenuto (vedi manga vs. bandes déssinées). per questo sì, noi fumettisti viviamo in una riserva protetta dai muli mannari. e meno male, che già è un mercato povero...

Giorgio Salati ha detto...

Non conoscevi "How Many More Times"?! Caspita ti mancava una cosa fondamentale allora... uno dei riff più granitici della storia del rock!

è una delle mie preferite in assoluto degli Zeppelin, insieme a "Gallows Pole"!

Dark Diamond ha detto...

Penso che forse sia un semplice invecchiare, o più genealmente è come al solito l'abitudine (troia) ad uccidere l'emozione. Per quanto possiamo essere fighi siam sempre umani, ed un umano non può tenere sempre lo stesso livello di attenzione. Si aggiunge poi il tempo tiranno.
E' comunque vero, centellinare le cose le fa apprezzare maggiormente. Ricordo tuttavia quando scaricavo sul vecchio WinMX gli album dei Rhapsody, Domine e Iron Savior traccia per traccia e le divoravo letteralmente, tanto che ancora adesso me le ricordo a memoria, mentre con l'ultimo album degli Shadow Galley (Room V), girato mezzomondo per trovarlo in un negozietto inculato, non sono mai riuscito ad apprezzarlo come meriterebbe, non sempre il download è la morte del "godere".
Tuttavia qua si dovrebbe dividere il discorso in due tipi di godere: quello immediato che lo si vive solo nel momento in cui si prova l'esperienza e quello ricordato, che magari allora ci sembrava scontato ma ora ricordiamo come molto importante.
Purtroppo nel momento in cui ne parliamo è sempre tutto ricordato, possiamo ricordare un momento godendo e possiamo ricordare un momento come goduto.
Forse, in un discorso di godimento immediato, conta molto la disponibilità del media: mi chiedo se avere un qualcosa sempre disponibile da godere in qualsiasi momento non porti allo svalutare quest'ultimo, ma anche il difficile accesso ci dissuade dall'usufruirne spesso e approfonditamente.
Certo che come dici tu Alex, quello che non stufa mai è la natura: che sia un massacro in bicicletta o una passeggiata tra i boschi, è sempre unico, e mai ti capiterà quel fiore sbocciato o quella particolare conformazione del cielo.

Francesco ha detto...

Grazie Alex. Non ci conosciamo direttamente ma è stato un piacere leggerti. Grazie anche a Emanuele e Alfio che mi hanno permesso di arrivare a te. E ne approfitto x salutare Giustina e Alberto che non vedo da una vita. Altro che internet misembra di stare in tv. Un aiutino...

alex crippa ha detto...

francesco: benvenuto in questo reality comix. ne approfitto anch'io per salutare la mia mamma: ciao mà!