lunedì 28 settembre 2009

POST TV

COSE BELLE:

- Il quadro di Andrea Moz Mozzato (Officina Infernale per i blogger) che vedete qui sopra, che troneggiava gagliardissimo alla mostra allestita allo Spazio Paraggi di Treviso. Purtroppo la mia digitale non rende giustizia ai colori e all’impatto della tela. Se avevo con me il libretto degli assegni l’avrei comprato seduta stante. Sì, è ufficiale: sono un feticista delle opere di Moz.

- La festa delle medie al locale Eden, di cui posseggo solo foto scurissime praticamente illeggibili, ma, fidatevi, è stata divertente e spumeggiante come l’anno scorso. Gran buffé, grandi vini, grandi vip, grandi gag. E ho pure vinto la sfida con Ponticelli sul primato cronologico di crossover rock/rap, una volta rimediato un’i.phone tra i presenti e cliccato su wikipedia: vince il mio “Walk This Way” degli Aerosmith/Run DMC (’86) contro il suo “Bring the Noise” degli Anthrax/Public Enemy (’91)

- La conferenza stampa sulle “Città Future” tenutasi domenica mattina in una sala della camera di commercio con un Paolo Ongaro in formissima tra il pubblico, il vero mattatore del dibattito, tra brevetti di macchine del caffè e Beethoven neonati (troppo lungo e bello da spiegare tutto, chi c’era c’era)

- La vittoria del barbuto e muscolosissimo Matteo Scalera che ha tenuto alta la bandiera di Renoir come autore rivelazione dell’anno per “Hyperkinetic”, ex-equo col bravo Francesco Mortarino per “Dead Nation” (Edizioni BD)

- La vittoria di “A Skeleton Story” (GG Studio) del fichissimo duo Rak&Scop come miglior serie italiana!

- E, last but not least, “Blatta” come miglior fumetto italiano. Una vittoria tanto meritata da esser scontata, per quel che mi riguarda. Una vittoria che ha subito dopo costretto l’autore a una session di dediche da tre ore con interviste audio/video prima, durante, dopo, e infine costretto me e Giustina, in quanto auto-dipendenti dal medesimo, a strapparlo di peso alla folla di groupies urlanti e sudate (in verità alcune erano cos-player che avevano sbagliato strada). Ma d’altronde Ponticelli è ormai il nuovo, e unico, Albertone nazionale e tutti è giusto che ne abbiano un pezzo.

- In realtà è stato tutto bello, eventi, amici e colleghi. Parlare di film polar e anime con una discreta disinvoltura insieme a Perissi “the movie free enciclopedia” Massimo, di combattimenti di galli con Gianluca Maconi, di “cosa faresti se fossi multimiliardario” con gli amici della festa delle medie (io, personalmente, estinguere il Dodo mangiandone alla griglia gli ultimi esemplari e costruirmi uno skatepark nel giardino), ecc… So che si dice sempre così in questi casi ma è vero. Anche perché questo mi permette di sparare la seconda parte, a-ah!

COSE BRUTTE:

- Non ho vinto…proprio io che amo vincere!

Scherzi a parte (però davvero sono dispiaciuto per me, sarei falso a dire il contrario), il titolo di miglior sceneggiatore italiano è andato Marco Rizzo per “Peppino Impastato” (BeccoGiallo). Non l’ho letto ma, a prescindere, sono sinceramente contento che quella storia e quel personaggio abbia la visibilità che si merita (soprattutto dopo i recenti fattacci di Bergamo). Sarei falso a dire il contrario, credetemi. Quindi complimenti a Marco e a BeccoGiallo.

Un PERO’ me lo permetto, dopo due anni di nomination come migliore sceneggiatore al premio Carlo Boscarato. L’anno scorso vinse Luca Vanzanella con “Luigi Tenco” (BeccoGiallo) e nel 2007 Giovanni Di Gregorio con “Brancaccio” (BeccoGiallo). Il primo non l’ho (ancora) letto e il secondo non solo l’ho letto ma l’ho apprezzato molto: Di Gregorio e Claudio Stassi hanno fatto un ottimo lavoro, e non lo dico solo perché li stimo a prescindere, ma perché “Brancaccio” è un’opera che merita l’acquisto e la lettura.
Bravura, tecnica, autorialità e impegno non sono in discussione, dunque.

Mi chiedo solo questo: perché ogni tanto non premiare anche storie non esplicitamente realistiche? Storie “metaforiche”, per capirci, storie cioè che non fanno diretto riferimento a fatti/luoghi/persone noti,importanti,imprescindibili ma che veicolano comunque gli stessi o altri messaggi di pari impegno, pari valore, pari interesse, solo che lo fanno attraverso la fiction? Perché temere (un parolone che ha l’unico scopo di destare l’attenzione del lettore) l’intrattenimento che è proprio del fumetto (come del cinema, della letteratura…) anche quando sotto la sua dura scorza di genere cela, a volte impli- e a volte espli-citamente, valori, messaggi, ideali, chiamateli come volete, che tanto ci piacciono?

Io amo anche e molto il fumetto, la letteratura e il cinema impegnato, amo il “Gomorra” di Saviano (come lo splendido recente “La bellezza e l’inferno”) e il “Gomorra” di Garrone, tanto che l’anno scorso ho esultato per Cannes (mi è testimone un post). Ma perché non aver premiato con altrettanto fervore i precedenti capolavori di Garrone (tanto per restare sul pezzo) “L’imbalsamatore” (soprattutto) e “Primo Amore”? Anche “L’imbalsamatore” parlava di malavita, ma lo faceva in punta di piedi, teneva la tremenda faccenda dello spaccio-di-droga-attraverso-i-corpi-dei-cadaveri come sfondo di una storia d’amore straziante, grottesca e sbagliata (chi l’ha visto sa di cosa parlo), una vicenda anonima, inventata, DI GENERE, eccome, ma tanto potente da far esplodere tutta la tragicità e di sé stessa e dell’ambiente (malavitoso, appunto) in cui è nata e cresciuta.

Amo l’Impegno, dicevo, ma quando creo, quando mi metto davanti al pc e so che quello che scriverò verrà letto da qualcuno, penso contemporaneamente a due cose:
1- Come intrattenere il lettore
2- Come spiegargli quello che ho da dire

Perché se non riesco a portare il mio lettore fino all’ultima pagina mi posso anche scordare di spiegargli qualunque concetto profondo avessi in mente. E visto che per scelta personale non uso nomi/fatti/luoghi già noti, devo per forza INTRATTENERE con un giallo, un thriller, un horror, un action, un fantasy…c’è solo l’imbarazzo della scelta. È non è frustrante, mi piace un sacco.
Anche perché, parere personalissimo, son sempre più convinto che un messaggio veicolato attraverso una storia “neutra”, priva di sovrastrutture politic-social-religios-ecc, arrivi più facilmente a TUTTI i lettori, senza pregiudizi.

Insomma, si può trattare di tutto col nostro splendido mezzo sequenziale. Io non riesco a rinunciare alla cara vecchia scorza di Genere che tanto mi ha dato e tanto da, credo, al mio lettore. Sarebbe bello un giorno esser premiati per questo......(e sì, come se avessi partecipato a mille concorsi e facessi questo lavoro da decenni…è che volevo chiudere il post in maniera tragicomica. Un po’ di sano intrattenimento, sù)

16 commenti:

perissi ha detto...

Sono ultra mega d'accordissimo! Ho il sospetto (più che legittimo) che in certi casi la giuria esterna tenda a premiare più il "tema"(impegnato e/o di denuncia) che l'effettiva qualità.
"Peppino Impastato" è un bel libro, non ci piove, ma penso sia stato premiato principalmente per il tema... a 'sto punto tanto vale premiare sempre il Becco Giallo, vista la linea editoriale...
Non è polemica, ma pure io ho fatto la tua stessa riflessione al momento della lettura del premio.
La prossima volta prova a fare un libro, chessò, sulle morti bianche...ops, l'hanno appena fatto, indovina un po' chi?

alfredo goffredi ha detto...

il Martini il mio voto l'avrebbe avuto, cazzo.
il problema, come in tutto quello che ha a che fare con la critica, è che interviene sempre il gusto personale. vedrai che prima o poi si ammala un razionalista e lo sostituiscono con un metafisico, e allora la vittoria sarà tua ;)

Alfio Buscaglia ha detto...

Ma come, non hai vinto?
E adesso cosa me ne faccio di questi 18 Kg di paste?

Forza Alex!

Un abbraccio

Alfio

Giangidoe ha detto...

Sai, mi verrebbe automaticamente da dire che questo dipenda dal peso che ancora l'etichetta di fumetto assume a livello di accettabilità sociale.
Ad esempio nel cinema, per quanto siano molti i film non realistici che hanno vinto premi internazionali, rimane assai alta la percentuale di premi aggiudicati da pellicole dal tema realistico. Anche al di la di meriti effettivi, certo.
Nel caso del fumetto, questa statistica è ancor più accentuata: dei premi fumettistici si parla praticamente pochissimo nei media; e se quello che arriva dei loro vincitori non riecheggia temi o biografie importanti, sembra che non si riesca ancora a giustificare la risonanza di questi eventi - e meno che mai la dignità del mezzo "fumetto" in sè -.
La tua è una riflessione giusta, ma ovviamente con i lettori abituali di fumetti sfonda già una porta aperta.
Purtroppo...

V for Victor ha detto...

Mi permetto di aggiungere a già quanto si è detto sull'aspetto che su cui ponevi l'attenzione nel caso delle premiazioni: vince il sociale sul fantastico o metaforico. La mia pur trascurabile opinione è questa: alla fine quando non si sà dove andare, quando la cultura non è più capace di dare direzioni vere,nelle fasi di declino totale, si cerca sempre nel cosiddetto sociale, dove è difficile sbagliare del resto: spari sul mucchio e qualcosa prendi sempre visto il numero di situazioni che esistono proprio dentro le ingiustizie. il difficile è creare il sogno che ti permette di sperare nella possibilità che il reale cambi. questo sogno che non viene solo dall'essere cosciente dell'ingiustizia ma anche dal saper creare, ripeto: sapere creare(non vado oltre perchè bisognerebbe aprire una biblioteca)
io credo quindi che il futuro stia proprio nella metafora, nella creazione dell'ideale e quindi anche in tutto ciò che fantastico nel senso ampio e alto del termine. la metafora è il solo mezzo di fare arte senza segnarla di "temporalità", del già visto. raramente vedi direzioni (se non solo lo scandalo verso parti "cattive" della società o anche il "nemico oscuro e senza nome")nell'opera che racconta il sociale, o nelle opere attualmente malate di biografismi e vite quotidiane ridette e straritrite (che vivono pienamente il non sapere dove andare e si fermano a guardare il proprio fornello).il fantastico è l'unico che può dire che il cercatore è della stessa materia di COSA cerca (Borges). dare due calci in culo al viandante di notte e cominciare a dire: ok ci si ferma e si pianta il primo paletto (poesia pura, rito che crea, mitologia e favola insieme ecc ecc)è la cosa più difficile perchè esige CULTURA, leggere, studiare, indagare, comprendere e rischiare sul fondare valori, rischiare sull'avere un'opinione.
in fin dei conti è facile fare arte sociale e colpire. ciò non significa che l'arte sociale sia meno valida se fatta bene o che non possegga poesia. l'abuso del sociale però significa solo che siamo sempre più schiavi di un'epoca in declino e che bisogna continuare a produrre molto FANTASTICO per costruire, per ripensare il mondo, per dare libero spazio al futuro e al sogno: cose necessarie quanto la denuncia di un'ingiustizia, ma più fondanti aritisticamente.il fatto che ci sia più sociale va benone, il fatto che non sia dia spazio al fantastico e alla metafore m'inquieta e mi rattrista: ancora una volta segnale di mancanza di vera cultura, di vere prese di posizioni nel senso del pensiero (bussola della nave della bella tecnica) e di una vera rinascita e di conoscenza.
tuttavia la pluripremiazione di blatta mi consola e mi fa ben sperare. scusa la mia solita sintesi. continua alla grande Alex, sogna e facci rabbrividire ancora!
ossequi.

alex crippa ha detto...

perissi: ah, le polemicomics... ripeto, io son contento che esistano realtà come BeccoGiallo, mi piacerebbe semplicemente che siano presi in considerazione anche altri modi di fare fumetti.

alfredo: metafisica al potere! qualunque cosa significhi!

alfio: non me ne parlare, io mi ero rifatto il guardaroba per l'occasione e ora mi ritrovo con 18 frac tutti uguali...e adesso quando li uso?!

giangidoe: verissimo, d'accordissimo. d'altronde, a livello di massa, è più famoso Maus o Watchmen (prima del film)? più Persepolis o Il Cavaliere Oscuro (pre-films)? e ho nominato fumetti che adoro tutti alla follia in egual misura.

victor! concordo sulla mancanza di Idee che fa pendere la bilancia a favore del Realismo E ri-sottolineo l'importanza e del "sociale" e del "fantastico". difficile trovare la giusta via di mezzo. come difficile dev'essere per un critico, immagino, dare un voto che esprima contemporaneamente apprezzamento artistico, tecnico, contenutistico. "Blatta", per es. e in effetti, rappresenta proprio questo felice e stupendo compromesso.

Andrea Cavaletto ha detto...

Concordo in pieno...
Io ho smesso di partecipare ai concorsi perchè tanto faccio Horror e l'horror nn vince MAI! Poi può essere psicologico, raffinato, complesso, etc. etc. etc. ma l'horror (al di fuori dei premi di genere) nn vince.
PUNTO.
Una volta uno mi ha detto: scrivi bene, peccato che fai horror. Perchè nn provi con qualcosa di impegnato?
Non ho saputo cosa rispondere...

Alpo ha detto...

Alex! Mitico!
E' sempre un piacere averti a Treviso.
Curiosa invece l'analisi che hai fatto! Sìsì. Non ci avevo pensato subito che l'assegnazione dei premi agli sceneggiatori è andata sempre al Becco. Questo è molto interessante e fa sicuramente riflettere.
Soprattutto, è curioso notare come la scelta del tema impegnato ricada solo nel giudizio sugli sceneggiatori, perchè voglio dire, nelle altre categorie intrattenimento, fantascienza e fantastico sono ben rappresentate.
Beh... Alex, mettiti al lavoro :)
E sfatiamo il mito del non c'è due senza tre!!!!!
(in caso, comunque, c'è sempre il rhum col miele)

alex crippa ha detto...

andrea: già. probabilmente l'oscar a "Il silenzio degli innocenti" è stato il primo e unico sdoganamento del genere al di fuori del suo habitat naturale (festival, fans, shop). Ma magari mi sbaglio. e comunque son passati 20 anni...

alpo: tu MI.TO! eheheh...
certo, riguarda solo la sceneggiatura, non il disegno (Hyperkinetic e Volto Nascosto, per es.) o i fumetti in sè (Blatta). si ha la sensazione che quando si parla di Testo dev'esserci sempre e comunque un messaggio esplicito, quando è così bello ANCHE il Sotto-Testo.

nerosubianco ha detto...

Dico la mia:
io da tempo ho capito che le nomination e le vittorie sono abbastanza opinabili.
Quando Giovanni vinse con Brancaccio,era qualcosa di abbastanza insolito. Il fumetto di impegno sociale in quel momento non era così forte, forse forzammo una porta appena socchiusa, e beccoGiallo fu imprenditorialmente competente nel proseguire su quel filone.
Io credo che si debba valutare solo la capacità nel raccontare una storia. A quel punto se si tratta di una storia di impegno civile o di intrattenimento puro (fantasy, fantascienza, horror) se scritta bene, merita comunque il podio.
Poi, aggiungo, dipende anche dalla capacità imprenditoriale della casa editrice.
Io per esempio sono uscito con "Per questo mi chiamo Giovanni" per Rizzoli (casa ed. immensa), che a livello di vendite ha fatto 5 volte le vendite di Brancaccio, eppure non mi ritrovo neanche in nomination.
Dipende...dipende sempre da diversi fattori, da mille variabili.
Quando per esempio su XL mi sono ritrovato nelle nomination, sapevo che avrebbe vinto Rat-man, perchè da oltre 10 anni sta nelle edicole, da oltre 10 anni accompagna i lettori, non avrei MAI potuto competere con Ortolani. l'errore quindi ,forse sta nel non catalogare le nomination, oppure dipende dal gusto dei giurati, o magari dipende da noi... variabili.
e la variabile èuna brutta bestia.
; )

nerosubianco ha detto...

per Alfio: Picciotto manda pure i 18 kili di dolci al mio indirizzo di Barcellona, io e Giovanni sapremo cosa farne ; )

alex crippa ha detto...

Claudio, ti aspettavo! vero, sono così tante le variabili in un concorso che effettivamente è impossibile trarne una regola solida. come è impossibile stabilire l'importanza di un concorso: fa bene alle vendite o appaga solo l'ego di chi vince? forse l'una e l'altra. boh. l'unica certezza è che c'è sempre qualcosa su cui riflettere, piccola o grande che sia.

PS picciotto, giù le mani dalle mie paste!

Officina Infernale ha detto...

mr creep grazie per il post, cmq idee ne stanno arrivando eheheh it's time for the barbecue....

Joel ha detto...

Per me si premia il tema sociale perché é la scelta meno criticabile.
Ovvero, un fumetto di spunto realistico esce dai canoni soliti di critica del fumetto, per le scelte grafiche e per le limitazioni date dal tema realistico, non si può dire che é disegnato male, perché il disegno é spesso solo un mezzo per raccontare e non ha valore estetico, non si può dire che é scritto male perché non c'é completa libertà scelta delgi accadimenti. O almeno in parte e semplificando parecchio il discorso.
Io non ho letto nessuna delle opere citate le ho sfogliate e non le giudico assolutamente parlo di un impressione generica che può spiegare alcune scelte forse ma non conosco i giudici e i meriti degli autori quindi...
Mi piace comunque ricordare un concetto spiegatomi da Diego(cajelli) durante una lezione:
più limiti ci sono più devi essere abile nel produrre il meglio restando in quei limiti.
Sul momento non l'ho capita, ma é vero che destreggiarsi tra i generi e riuscire a trattare temi e concetti come se questi generi non esistessero potrebbe essere il vero motivo per cui vale la pena fare lo sceneggiatore.

alex crippa ha detto...

moz: mi ci ficco...

joel: assolutamente sì, il limite è la Musa della creatività. se pensi a quanti limiti ha il fumetto (niente audio, niente musica, niente movimento...) eppure resta probabilmente il mezzo più sperimentale...

Anonimo ha detto...

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