venerdì 9 settembre 2016

DIO CI ODIA TUTTI

Non avrei mai immaginato che un giorno avrei utilizzato questa immagine per parlare del libro tenuto nella foto da David Duchovny nei panni di Hank Moody, scrittore fallito con alle spalle un unico romanzo di successo (quello lì) nell'ormai conclusa serie tv Californication.

Mi manca il Bukowski 2.0 di Duchovny (non a caso Hank di nome) che si muove in un'eternamente assolata L.A. fra relazioni molto pericolose, amici sbandati, un matrimonio burrascosissimo, tanto alcool e autocommiserazione.
Mi manca la sua incredibile capacità di passare da padre dell'anno agli occhi della cinica figlia il giorno in cui le regala una Stratocaster per avviare la sua prima band, a peggior ex-marito del mondo il giorno in cui finisce a letto con la figlia del marito della sua ex-moglie, figlia che lui non sapeva essere minorenne.

Non ha mezze misure, Hank, vive alla giornata e si trascina da un fallimento professionale a uno sentimentale con la grazia di chi ha già vissuto tutto ma ha ancora voglia di toccare il fondo per vedere l'effetto che fa.

Lo tiene a galla, economicamente e moralmente (?) parlando, l'unico romanzo di successo che abbia mai scritto, dal titolo che non solo è tutto un programma ma è anche la citazione di un disco omonimo degli Slayer del 2001: "God Hates Us All".
(anche il suo romanzo d'esordio viene intitolato "South of Heaven" come un disco degli Slayer del 1988. Che Tom Kapinos, l'ideatore della serie, sia un fan del quartetto thrash-metal losangelino?)

"God Hates Us All" sta a Californication come la valigetta di Marsellus Wallace sta a Pulp Fiction: il mcguffin ideale per muovere e smuovere personaggi, situazioni, relazioni.
Il best seller di Hank Moody gli permette una serena e allo stesso tempo rocambolesca vita da fancazzista, ideale per dedicarsi anima e corpo alle sue due principali passioni, alcool e donne, e perfetta per crogiolarsi in un inesauribile mix di nostalgia per quello che era, e che non sarà più, e nichilismo totale (vedi il primo punto).

Entrambi gli aspetti (donne/alcool e nostalgia/nichilismo) sono il principale motore narrativo sia della trama orizzontale dell'intera serie (ex-marito fedifrago che vuole riconciliarsi con la moglie ma non sa resistere al fascino altrui) che delle trame orizzontali delle singole stagioni (tentativi impossibili di scrivere un nuovo romanzo, disastrosi adattamenti televisivi del medesimo, improbabili stesure di musical per rockstar instabili...).

Quindi, per un fruitore della serie come me, QUEL libro è leggendario tanto quanto l'anello che comanda tutti gli altri per un fan della saga de Il Signore degli Anelli o il Necronomicon di Evil Dead. E visto che da che io ricordi esiste il merchandising, non può mancare nella mia libreria una copia del Necronomicon con copertina in gomma riproducente la pelle umana dell'oggetto feticcio del film, come non può mancare una copia di "God Hates Us All" di Hank Moody.

Solo che, nel primo caso, si tratta di una lussuosa e barocca custodia per il dvd del film (custodia che è sì un libro, nel senso che le pagine all'interno riportano le scritte e i disegni intravisti nel manufatto del film, ma nessun demone è stato evocando leggendole), nel secondo caso si tratta di un vero e proprio romanzo che un vero scrittore ha scritto sotto lo pseudonimo di Hank Moody.

Guilty Pleasure li chiamano. Piacere proibito. Che più liberamente potremmo tradurre con: chi minchia si compra il finto libro di un finto scrittore di una fiction finita da due anni?
Io. O meglio un mio caro amico che, conoscendomi fin troppo bene, ha optato per quel guilty pleasure cartaceo come regalo per il mio ultimo compleanno (e ora ho quasi l'età che aveva Hank a inizio serie...).

Idea bellissima, mi bastava l'oggetto in sé per essere felice. Ma già che c'ero perché non leggerlo? D'estate si legge di tutto, buttiamo nel calderone anche quello. Avevo appena finito "Cuore di tenebra" di Conrad, che ho aspettato una vita a decidermi di leggere, mi potevo pure concedere una cazzatona...

Ebbene, letti i primi due capitoli mi sono detto: molto divertente, rispecchia in pieno lo stile della serie, tutto ritmo, situazioni paradossali, rapporti uomo/donna al limite dell'horror. Che spasso. Se tutti i capitoli sono così sarà una piacevole lettura da ombrellone (anche se sono andato in montagna).

Pensavo insomma che ogni capitolo fosse un raccontino a sé, slegato da tutti gli altri, il che era il minimo sindacale di scrittura d'intrattenimento (soprattutto se alla base c'è una serie tv di successo come mondo di riferimento) ma mi andava anche bene. E invece. Invece stavo leggendo un romanzo nel vero senso del termine, una storia con uno sviluppo narrativo e un protagonista con un suo percorso di crescita che da un lato, sì, rispecchia (deve rispecchiare) lo stile della serie tv, ma dall'altro vive di vita autonoma, segue un percorso indipendente.
In altre parole, può leggerlo anche chi associa il titolo "Californication" esclusivamente all'album dei Red Hot Chili Peppers del 1999.

E' un romanzo piccolo ma appassionante. Funziona. Funziona molto bene. Pare di sentire la voce di Hank mentre si scorrono le pagine da "lui" scritte (appunto), pare di vederlo vivere tutte quelle situazioni, che non abbiamo mai visto nella serie perché sostanzialmente questo romanzo è un prequel della medesima che racconta gli anni "universitari" del giovane Hank a New York (talmente memorabili da convincerlo infine a lasciare la Grande Mela per fuggire a L.A.), pare di vederlo reagire nel modo giusto, nel modo corretto, il suo modo, quello che abbiamo imparato a conoscere puntata dopo puntata.

Pare, insomma, non solo che l'abbia scritto davvero lui, ma che lui abbia passato davvero tutte quelle peripezie, dalla sua giovane fidanzatina che come regalo di commiato lo accoltella a una spalla all'apprendistato come corriere della marijuana nei bassifondi di N.Y.

Già è difficile credere a certi autobiografismi di scrittori noti (Hemingway a parte, a lui ci credo che ha domato un toro), è il loro lavoro romanzare, remixare fatti, rielaborare dati, quindi dovrebbe essere doppiamente difficile credere a un finto scrittore che racconta la sua finta vita ispirata a finti fatti.

Eppure ci credo. Ora per me Hank Moody è un po' più reale.
Magia della fiction. Mistero della fede.

Ci credo, anche se dio ci odia tutti.